Coronavirus: quando è più contagioso? Un nuovo studio da Oxford

Quando è più contagioso il Coronavirus? Ecco perché è importante conoscere la risposta a questa domanda.

Coronavirus contagio
(Pixabay)

Nel corso degli ultimi mesi la pandemia di Coronavirus ha messo il mondo a durissima prova. C’è però chi continua a studiare i dati che vengono dagli studi sui contagi per definire quando il Coronavirus è più contagioso e, soprattutto, quali sono i comportamenti più efficaci da seguire nel momento in cui si sviluppano i primi sintomi.

Primi sintomi? È il momento in cui il Coronavirus è più contagioso

coronavirus 6 ottobre 11 dicembre
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Stando agli studi del Dipartimento di Medicina dell’Università di Oxford, per determinare il momento in cui il Coronavirus è più contagioso non serve determinare quando è avvenuto il contagio. 

È molto più utile stabilire con precisione quando sono comparsi i primi sintomi. A partire dalla comparsa dei primi sintomi, infatti, si dovrà effettuare il contact tracing, cioè si dovranno determinare i contatti avuti dagli individui positivi nei giorni appena precedenti e nei giorni appena successivi.

Il periodo di maggiore contagiosità del virus è quindi di circa sei giorni: due o tre giorni prima della manifestazione dei primi sintomi e due o tre giorni dopo la manifestazione dei primi sintomi.

Per questo motivo, una persona positiva al Coronavirus dovrà segnalare alle autorità tutti i contatti avuti nei due o tre giorni precedenti alla comparsa dei primi sintomi, questo per far sì che le persone entrate in contatto con il soggetto infetto in fase pre – sintomatica possano venire sottoposte a tampone.

Bisogna infatti tener presente che circa il 42% dei contagi avviene in fase pre sintomatica, cioè in quella finestra temporale in cui un soggetto è già stato infettato ma non ha ancora manifestato i sintomi.

Il contact tracing di 14 giorni è invece necessario per individuare il focolaio di infezione che ha infettato il paziente. I sintomi del Coronavirus impiegano infatti circa 14 giorni per manifestarsi a partire dal contagio. Capire con quali persone è stato in contatto un soggetto infetto in quel periodo è utile per capire da dove e sopratutto attraverso chi sia arrivato il contagio.

Il 35% dei contagi avviene invece nel giorno della comparsa dei primi sintomi e nel giorno appena successivo. Per questo motivo è essenziale che le persone che si rendono conto di manifestare i sintomi del virus lo comunichino immediatamente al proprio medico, riducano al minimo i contatti con altre persone e facciano test rapidi a cui sottoporsi a casa.

Il tracing dei contagi in questo momento dell’evoluzione della Pandemia è quindi fondamentale per evitare un secondo lockdown, come quello che si è reso necessario in Israele in concomitanza con le festività del Capodanno Ebraico.

Esistono attualmente due strategie per realizzare il tracing: quella “tradizionale”, che consiste semplicemente nel contattare una a una tutte le persone con cui si è stati in contatto, l’altra è l’utilizzo dell’applicazione Immuni, che velocizza in maniera consistente la gestione e la trasmissione delle informazioni relative agli spostamenti e ai contatti delle persone positive al Coronavirus.

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Infine, per una corretta diagnosi dei propri sintomi è necessario conoscere le differenze tra i sintomi di una comune influenza e i sintomi che caratterizzano il Covid-19.

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