Processo Vannini, ex di Federico Ciontoli in aula: “è poco credibile”

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L’ex fidanzata di Federico Ciontoli, Viola Giorgini chiamata a testimoniare in aula per il processo sulla morte di Marco Vannini. Il giudice: “poco credibile”.

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Processo vannini

Chiamata a testimoniare in aula al processo Vannini, l’ex fidanzata di Federico Ciontoli, Viola Giorgini è risultata “poco credibile” al giudice.

La ragazza, che all’epoca dei fatti stava insieme al figlio di Antonio Ciontoli, la sera in cui avvenne la morte di Marco Vannini, era presente nella casa dove si consumò la vicenda.

Alla ricostruzione del racconto fatta dalla testimone in aula il giudice Garofalo risponde: “Signorina, le ricordo che lei è testimone e ha l’obbligo di dire la verità, altrimenti incorre nel reato di falsa testimonianza”.

Il giudice definisce “poco credibile” il racconto di Viola Giorgini nel processo Vannini

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La famiglia Ciontoli e Marco Vannini

È ripreso da ieri il processo di appello bis per la morte di Marco Vannini, il ragazzo di soli 20 anni ucciso con un proiettile la sera del 18 maggio del 2015 nella villetta della famiglia Ciontoli a Ladispoli.

In aula a testimoniare c’era Viola Giorgini, l’ex fidanzata di Federico Ciontoli, figlio di Antonio e fratello della fidanzata di Marco, Martina Ciontoli.

Antonio Ciontoli ci disse di stare tranquilli che era solo un grande spavento, si trattava di un colpo d’aria partito dalla pistola. Marco stava avendo solo una crisi d’ansia”. È così che la Giorgini ricostruisce quei drammatici momenti in cui Marco perse la vita.

Ricordo che eravamo in stanza di Federico e ho sentito un tonfo, un rumore come se fosse caduto qualcosa di pesante. Ci siamo avvicinati al bagno ma la porta era chiusa: dentro c’era il padre di Federico e Martina la fidanzata di Vannini. Antonio Ciontoli ci disse di non preoccuparci e ci siamo fidati di lui, abbiamo creduto ciecamente alla sua versione. Federico entrò in bagno e uscì portando via la pistola, per metterla in sicurezza. Io rimasi sbalordita”.

Ricostruendo le fasi della drammatica serata la Giorgini ha spiegato di “essersi resa conto della ferita solo dopo, quando Marco fu portato al piano di sotto, notai delle gocce di sangue. A quel punto abbiamo cercato di convincere Antonio a chiamare il 118, la situazione infatti non migliorava. Ricordo che dello sparo appurai solo quando Marco fu portato al posto di primo intervento di Ladispoli. Ricordo che già lì Ciontoli parlava del rischio di perdere il lavoro se questa storia fosse uscita fuori“.

La ragazza è stata convocata per un appello bis dopo che la Cassazione il 7 febbraio scorso aveva accolto la richiesta delle parti civili e del sostituto procuratore disponendo un nuovo processo per il riconoscimento dell’omicidio volontario con dolo eventuale.

La morte di Marco, in poche parole, si sarebbe potuta evitare se i soccorsi fossero intervenuti tempestivamente.

Una testimonianza, quella della Giorgini, che però ha lasciato molti dubbi alla difesa e allo stesso giudice Garofalo che avrebbe definito “questa versione non molto credibile”.

Anche Celestino Gnazzi, legale della famiglia di Marco Vannini ha sottolineato che la testimonianza di Viola Giorgini gli abbia lasciato “una impressione di totale non credibilità”.

Inoltre, sono stati molti i “non ricordo” espressi da Viola Giorgini in aula tanto da spingere il presidente della Corte ad incalzarla con: “Signorina, le ricordo che lei è testimone e ha l’obbligo di dirà la verità, altrimenti incorre nel reato di falsa testimonianza”.

Perentoria la risposta degli avvocati di Antonio Ciontoli: “La signora Giorgini, non è imputata ma testimone. Non è vero che non è credibile. Ha detto e confermato le cose già emerse nel corso del processo a suo carico. Cose che erano già note, le ha soltanto dette in un contesto diverso”.

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Processo Vannini (Foto da Instagram @elenagollini_artblog)ger

A commentare la seduta anche Domenico Ciruzzi, l’avvocato di Federico Ciontoli che ha affermato: “Il mio assistito ha sollecitato, ha imposto al padre e ha chiamato i soccorsi subito. Il fatto certo e acclarato è che dopo circa 10 minuti dall’evento drammatico Federico ha chiamato il 118. Questo dato testimonia l’interruzione di possibili concorsi nel reato di omicidio, ma anche qualsiasi ipotesi di omissione di soccorso”.

L’udienza è stata aggiornata e si tornerà in aula il 16 settembre. La sentenza, slittata in avanti di una settimana è attesa per il giorno 30.

(Fonte: Dire.it)