Gli abitanti delle Mauritius si tagliano i capelli e salvano il mare

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Il disastro ambientale delle Mauritius ha portato gli abitanti delle isole africane a donare i propri capelli pur di salvare il mare e le coste dalla contaminazione del petrolio.

mauritius disastro capelli
Disastro ambientale nelle Mauritius (Instagram)

Il disastro ambientale delle Mauritius è cominciato il 6 Agosto scorso, quando una crepa si è aperta lungo lo scafo della petroliera Giapponese Wakashio.

La petroliera si era incagliata sulla barriera corallina alla fine di Luglio e non era stato possibile liberare lo scafo per far riprendere il mare alla gigantesca nave carica di petrolio.

A quel punto sono intervenuti vari mezzi di soccorso che hanno fatto in modo da estrarre il greggio ancora contenuto nelle cisterne della nave per evitare che si rovesciasse completamente in mare. Il petrolio estratto è stato immagazzinato in altre imbarcazioni di dimensioni minori o addirittura attraverso l’utilizzo di elicotteri.

Purtroppo però una grossa quantità di petrolio si era già rovesciato nelle acque cristalline delle Mauritius e sta già raggiungendo la riva, costringendo le autorità a dichiarare lo stato di disastro ambientale.

Nel tentativo di giocarsi il tutto e per tutto pur di impedire che i danni provocati dalla marea nera siano irreparabili, gli abitanti delle isole hanno deciso di donare letteralmente una parte di sé pur di salvare il delicatissimo e prezioso ecosistema marino della Mauritius.

Si donano capelli per combattere il disastro ambientale nelle Mauritius

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(Instagram)

Molte persone stanno già procedendo a raccogliere il greggio dalle spiaggie, utilizzando mezzi di fortuna e bidoni vuoti di petrolio per contenere il petrolio raccolto ma, purtroppo, il vero problema è in mare.

La chiazza di petrolio fuoriuscita dalla Wakashio si sta allargando sempre più in fretta e il suo contenimento è fondamentale per evitare che i danni agli ecosistemi marini siano troppo diffusi.

Purtroppo, i mezzi a disposizione dei mauritiani sono limitati, ma di certo non lo è l’ingegno e lo spirito di sacrificio di un popolo che vive letteralmente in simbiosi con il mare.

Molti hanno cominciato ad approntare barriere galleggianti di fortuna utilizzando bambù, foglie di palma, paglia e bottiglie di plastica vuote da usare come camere d’aria galleggianti.

Queste barriere artigianali svolgono l’importante funzione di contenere la diffusione del petrolio, che si concentra sulla superficie dell’acqua, senza andare a fondo, ma non sono in grado di raccoglierlo o di assorbirlo.

Fortunatamente è stata diffusa la notizia che i capelli e i peli sono in grado di assorbire gli idrocarburi e, nello specifico, un chilo di capelli è in grado di assorbire ben otto chili di petrolio.

Nel momento in cui i mauritiani si sono resi conto che potevano fare qualcosa di concreto per salvare il proprio mare dal disastro ambientale hanno letteralmente preso d’assalto le botteghe dei barbieri e hanno cominciato a donare i propri capelli.

 

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Per creare barriere assorbenti si utilizzano calze di naylon in cui i capelli vengono infilati e pressati fino a creare una massa compatta. A quel punto le calze vengono agganciate a vari galleggianti e messe in mare, creando una barriera assorbente intorno alle chiazze di petrolio. Nel frattempo piante e animali appartenenti a specie protetti sono stati messi in salvo in un’isola vicina, non toccata dalla marea nera.