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Effetto coronavirus: a Firenze riaprono le buche nelle finestre per il vino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:08
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Una tradizione vecchia 400 secoli. Utilizzate fin dal 1600 per la vendita al dettaglio in modalità “anti contagio” a causa della diffusione della peste nere. Sono state recuperate in tempo di Coronavirus. 

Buchette del vino di Firenze
La Buchetta del vino di Firenze (Foto di Internet)

Si tratta di una sorta di rivisitazione in chiave moderna di una tradizione medievale, recuperata per far fronte ai contagi e la diffusione del Coronavirus. La finestrella utilizzata in tempi remoti e che è stata rispolverata prende il nome di “Buchetta del vino”.

Il suo scopo? Vendere bottiglie, bevande e bicchieri di vino ai commensali evitando contatti diretti a causa della peste bubbonica o meglio conosciuta come peste nere o peste manzoniana.

Scopriamo qualcosa in più di questa tradizione

Fonte adobe stock

Già dal Cinquecento molti dei palazzi signorili di Firenze presentavano delle minuscole porticine ad un metro da terra. Queste porticine, chiamate anche finestrelle, tabernacoli o finestrini non erano altro che le Buchette del vino. 

Tali Buchette nella struttura architettonica dei palazzi dei nobili di Firenze servivano per vendere un singolo bicchiere o delle intere fiaschette di vino, in cambio di un bel gruzzolo di monete sonanti. Ad ogni piccola porticina corrispondeva non solo uno stile architettonico ma anche un gusto diverso, in quanto rappresentava una finestra sul mondo delle varie cantine signorili.

L’usanza di vendere vino per strada dilagò a partire dal XVII secolo. In seguito agli stravolgimenti dei mercati europei che portarono ad un declino delle attività che avevano reso Firenze una città ricca e potente tra medioevo e Rinascimento. Fu nel XVIII secolo che vennero ampiamente utilizzati per “limitare i contagi” dalla diffusione della peste bubbonica.

Tutte le famiglie abbastanza ricche da avere delle tenute fuori città potevano vendere il vino ai viandanti attraverso queste caratteristiche buche. Ma queste porticine sul mondo avevano un duplice scopo in quanto erano pensate per tutti, ricchi e poveri. Difatti, proprio i più poveri e bisognosi potevano ricevere da tali buchette le eccedenze alimentari dei nobili.

Inoltre, queste piccole porte permettevano di vendere il vino con discrezione, evitando di ricorrere all’intermediazione degli osti e nel giro di poco tempo attirarono una vasta clientela. Difatti, in giro per la città si contano ancora 170 buchette del vino, di cui 145 nel territorio del centro storico.

La tradizione catapultata nei giorni d’oggi

 

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9.30am is a bit early for a glass of wine but how pretty does the recently opened Wine Door @babaefirenze look bathed in the morning light! The Buchette del Vino as these Wine Windows are called in Italian, are centuries old and are where wine producing families would sell their wine directly to the public from their Florence residences. We are all very excited that Babae have reopened their wine window – just ring the bell and enjoy a glass of red or white vino served through the ‘hole-in-the-wall’ … Thanks to @girlinflorence for the video & photo of me & @sqfioravanti for the photo of @sarahfioroni from our very fun day last week filming for Sarah’s program Farm to Table Tuscany – watch the pilot on YouTube and experience the Fioroni family’s beautiful Tuscan life on their farm in San Gimignano.

Un post condiviso da Lisa Brancatisano (@this.tuscan.life) in data:

Da anni non vengono più utilizzate, sono sempre chiuse e a volte sono state addirittura murate o inghiottite dalle ristrutturazioni degli edifici. Ma le Buchette del Vino stanno tornando in auge, agli antichi splendori.

Recentemente, ne è stata riaperta una situata in via Santo Spirito e sembrerebbe proprio che si stia puntando alla rivalutazione storico-culturale di questa tradizione medievale, riaprendole.

Sicuramente in tutto ciò assume un ruolo significativo il Coronavirus che per certi versi ricorda le vicende e le situazioni dell’Italia del 1600. Quando la peste bubbonica, la famosa peste del 1930, colpì con forza il Settentrione, il Granducato di Toscana e la Repubblica di Lucca causando innumerevoli morti.

Foto di Adobe Stock

Certo, le conquiste scientifiche, le conoscenze di cui disponiamo oggi, le invenzioni mediche e tecnologiche ci conducono verso altri scenari di vita. Ma alla fine dei conti, la storia è sempre quella che si ripete in corsi e ricorsi storici, come direbbe Gianbattista Vigo e l’effetto peste nera non è mai stato tanto più simile all’effetto coronavirus.