Coloranti, conservanti e aromatizzanti | Effetti collaterali sulla salute

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Siamo sempre più circondati da prodotti pronti, confezionati, comodi ma pieni di coloranti, conservanti e aromatizzanti che potrebbero nuocere la nostra salute.

coloranti alimentari
Foto da Pixabay

Nonostante viviamo nel Paese più celebre al mondo per i suoi prodotti genuini e la cucina irresistibile anche noi italiani stiamo lentamente cedendo al confezionato.

Ogni tanto un manicaretto facile e veloce ci vuole e così anche noi sperimentiamo zuppe pronte e cibi in scatola, prodotti comodi, certo, ma anche contenitori zeppi di additivi alimentari come coloranti, conservanti, addensanti, dolcificanti, aromatizzanti.

La funzione di simili sostanze è quella di conservare gli alimenti o, in alternativa, renderli più appetibili per gusto o colore.

Peccato però che gli esperti dell’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) vedano in simili additivi più contro che pro.

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Oggi impareremo allora a individuare i potenziali rischi che potrebbero determinare, soprattutto se si dovesse superare la Dose massima giornaliera (Dga).

Coloranti, conservanti e aromatizzanti danneggiano la salute?

colorante
Foto da Pixabay

Diversi studi negli anni si sono occupati di queste sostanze e dei loro effetti sulla nostra salute: si tratta naturalmente di singole indagini, valide ma pur sempre passibili di approfondimenti e\o future rettifiche.

La prima che vogliamo oggi prendere in analisi è stata realizzata dalla Sorbona di Parigi e pubblicato sul British Medical Journal. Vi si afferma che, assumendo eccessivi quantitativi di coloranti, conservanti e affini, esiste il rischio di incorrere in neoplasie.

Occorre specificare che si tratta di uno studio osservazionale (i ricercatori osservano semplicemente ciò che si verifica, senza poter spiegare il meccanismo alla base del fenomeno) i cui risultati rivelano che un aumento del 10% del consumo di cibi molto lavorati registra un incremento del 12% del rischio di ammalarsi di tumore in generale, e dell’11% di cancro della mammella.

Simili alimenti vanno dunque demonizzati? Non esageriamo:

“Ma attenzione – specifica Marji McCullough, direttore di epidemia nutrizionale all’American Cancer Society – non bisogna esagerare e pensare che se mangiamo un cracker automaticamente saremo colpiti dal cancro, ma un messaggio lo studio ce lo invia. Quale? Di pensare al modello dietetico complessivo, più che a un singolo ingrediente, e allo stile di vita”

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Bisogna tenere dunque conto che oggigiorno mangiare fuori casa è un’abitudine più che diffusa e dunque il rischio di abusare nell’assunzione di additivi è certo più elevato.

Come individuare allora conservanti, coloranti e affini presenti in un prodotto? L’Efsa ce lo spiega:

“Nell’Unione europea tutti gli additivi alimentari sono identificati da un numero preceduto dalla lettera E. Gli additivi alimentari devono sempre essere indicati tra gli ingredienti degli alimenti dove sono presenti. Le etichette dei prodotti devono riportare sia la funzione dell’additivo nell’alimento finito (per esempio colorante, conservante) sia la sostanza specifica usata, utilizzando il riferimento al relativo numero E o alla sua denominazione (per esempio E 415 o gomma di xantano).

Gli additivi che figurano più comunemente sulle etichette alimentari sono gli antiossidanti (per prevenire il deterioramento da ossidazione), i coloranti, gli emulsionanti, gli stabilizzanti, gli agenti gelificanti, gli addensanti, i conservanti e i dolcificanti”.

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L’Esfa però ci dice anche di più, insegnandoci in base al numero che segue la E, a identificare le diverse tipologie di additivi:

Da E 100 a E 180 – Sono i coloranti, sostanze che spesso ci fanno incorrere nel rischio allergica. Già anche quando troviamo la dicitura “coloranti naturali”: si tratta di una vera e propria operazione di marketing, due magiche parole che ci illudono di approcciare prodotti più genuini quando invece si intende solo che  si trovano in natura.

Da E 200 a E 285 – Servono a tenere sotto controllo la proliferazione di batteri, muffe e lieviti che possono portare al deterioramento degli alimenti. Fortunatamente sono indispensabili in contesti veramente rari, tanto che il legislatore dovrebbe spingere il produttore a essere più attento all’igiene durante il ciclo di lavorazione degli alimenti ed evitare simili additivi.

Da E 300 a E 385 – Vengono usati per rallentare il deterioramento degli alimenti, in seguito al contatto con l’ossigeno. Pare abbiano effetti diuretici.

Da E 400 a E 495 -Servono a dare consistenza ai cibi, ma occorre sapere che spesso si usano per occultare l’assenza di ingredienti freschi nel prodotto. Ricordate anche che alcuni addensanti sono considerati come allergeni.

Da E 620 a E 640 – Qui entriamo veramente in un ambito di “abuso”. Si tratta di additivi totalmente inutili nonché dannosi. Servono a coprire carenze nel sapore e nel gusto e dunque tenderebbero a nascondere una scarsa qualità degli alimenti. I più conosciuti sono i glutammati che servono a intensificare o a modificare il gusto degli alimenti e si trovano in quantità veramente importanti e in svariati alimenti. E pensare che anche in quantità relativamente basse possono essere all’origine di intolleranze.

Da E 950 a E 968, E 420, E 421 – Sono utilizzati in sostituzione degli zuccheri in certi prodotti light come bibite, nettari, gomma da masticare, dolci, birra, yogurt, etc. Si tratta di additivi a cui sono esposti soprattutto i più piccoli che spesso rischiano così di superare la dose giornaliera consigliata.

Ricordiamo che gli additivi dovrebbero essere usati solo quando indispensabili e non dunque per render i prodotti più appetibili.

Gli unici additivi utilizzabili per legge sono quelli inseriti negli elenchi comunitari e nelle dosi massime fissate.

Se desiderate avere maggiori informazioni potete consultare le pagine web dell’Efsa.

Fonte: Il Fatto Quotidiano