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Joel Schumacher | Da New York a Hollywood, un talento “cucito” ad arte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:26
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Joel Schumacher se n’è andato ad 81 anni lasciando al mondo del cinema capolavori unici e irripetibili come “Un giorno di ordinaria follia” e “Il cliente”. Ha portato alla ribalta attori del calibro di Matthew McConaughey ed è stato al fianco di icone della settima arte come Woody Allen.

Joel Schumacher ci ha lasciati a 81 anni (Getty Images)
Joel Schumacher ci ha lasciati a 81 anni (Getty Images)

Se pensiamo a Schumacher, per una questione mediatica e di tradizione popolare, viene in mente subito il celebre tedesco pilota di Formula Uno che attualmente lotta per ritrovare – con le dovute precauzioni e gli accorgimenti del caso – una vita normale dopo aver passato gran parte della sua esistenza con l’adrenalina a mille e la coscienza nel cassetto sfrecciando, il più delle volte, ad oltre 300 chilometri orari. Un incidente può cambiare tutto, ma non l’anagrafe. Nè tantomeno la fama ed un successo mai scalfito.

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Restando in tema di Schumacher, non è così strano ritrovare un cognome identico – che funge da garanzia per gli addetti ai lavori e gli appassionati – anche nel mondo del cinema. Lì non ci sono cavallini rampanti, ma solo cavalli di razza e Joel era (e resta) uno di questi. Il celebre regista newyorkese, infatti, scomparso ieri all’età di 81 anni, era arrivato a Hollywood nella prima metà degli anni Settanta e alle luci della ribalta cinematografica, inizialmente, ha preferito lustrini e paillettes. Joel Schumacher ha cominciato come costumista, prestando i propri servigi e mirabili competenze ad attori del calibro di Woody Allen ed Herbert Ross.

Joel Schumacher, il sarto che divenne regista per inseguire i propri sogni

Joel Schumacher, il mondo del cinema rende omaggio al regista newyorkese (Getty Images)
Joel Schumacher, il cinema rende omaggio al regista newyorkese (Getty Images)

Poi, a trent’anni, la svolta: Schumacher ha capito che, forse, sarebbe stato meglio accantonare ago e filo per mettersi dietro alla macchina da presa piuttosto che davanti alla macchina da cucire. Il ragazzo che ha l’America nel sangue e la Svezia nel cuore, mescolanza di culture dovuta alla diversa provenienza dei suoi genitori, fa il suo esordio in sala con “The Incredible Shrinking Woman”. L’arrivo degli anni Ottanta, poi, segna la sua consacrazione grazie ad altre pellicole diventate intramontabili.

“St.Elmos Fire” e “The lost boys” sono state le basi per un nuovo tipo di cinema, più moderno ed eccentrico, che puntasse ad abbandonare – con estro e un pizzico di follia – gli stilemi più classici della regia fino a quel momento. Oltre il classicismo per cedere il passo all’avanguardia: lo possiamo notare ancora meglio negli anni Novanta, quando Schumacher porta in sala capisaldi come “Un giorno di ordinaria follia” e “Il cliente” che rendono fruibile un genere cinematografico considerato di nicchia.

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Joel Schumacher spariglia le carte, così dopo alcuni gioielli che rimarranno impressi nella storia della celluloide – vere e proprie pennellate sulla tela della settima arte –, passa ad opere più pop ma in grado di conservare sempre quella raffinatezza e quel garbo capace di sorprendere ed emozionare. Più recentemente lo ricordiamo per “Batman Forever” e “Batman & Robin”. L’ultimo film diretto dall’americano fu “Trespass”, opera che risale al 2011, poi ha cambiato (ancora una volta) orizzonte di riferimento dandosi ai fumetti che gli hanno garantito ulteriore successo nella sua ultima parte di carriera e di vita.

Il cordoglio nel mondo del cinema e dello spettacolo è unanime – da Ben Stiller a Matthew McConaughey – tutti ad omaggiare l’indimenticato e indimenticabile Joel che ha fatto della propria duttilità un vanto e un vessillo da mostrare. Commovente, fra gli altri, proprio il messaggio dell’attore protagonista de “Il momento di uccidere”: “Non so cosa sarebbe potuto accadere alla mia carriera senza te, Joel. Se non mi avessi scelto per quel film e non avessi creduto in me”. Joel Schumacher, un regista che è arrivato ad Hollywood in punta di piedi e ha ‘tolto il disturbo’ con la solita umiltà e quel tocco di classe immutata che l’ha sempre contraddistinto.

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