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Coronavirus | Hai i sintomi della sindrome post traumatica da stress?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00
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La sindrome post traumatica da stress si presenta a seguito di eventi traumatici e il Coronavirus va considerato a tutti gli effetti come un evento che ha generato ferite psicologiche importanti. Come si riconosce questa sindrome?

donna con mascherina
(Fonte: Pixabay)

Durante la quarantena e soprattutto durante l’attuale periodo di ripartenza del Paese molte persone hanno manifestato dei segnali psicologici preoccupanti che, spesso, non hanno nemmeno saputo riconoscere come tali.

Per fare un esempio concreto, è plausibile che moltissime persone abbiano provato grande ansia nel corso degli ultimi mesi, o che per la prima volta abbiano avuto problemi di insonnia.

Altre manifestazioni di malessere psicologico sono l’avere un rapporto sbilanciato con il cibo (mangiare troppo o troppo poco), con sostanze che producono dipendenza (come alcool, tabacco e droghe) oppure con il sesso (totale mancanza o ricerca costante di stimoli sessuali).

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Nella maggior parte dei casi questi sintomi si manifestano in maniera leggera e controllata e tendono a svanire nel giro di qualche settimana.

Purtroppo però molte persone continuano a manifestare sintomi di questo tipo anche molto tempo dopo la loro prima comparsa e non sanno spiegarsi a cosa sia dovuto. Da questo consegue, naturalmente, che non sappiano come affrontare la situazione.

Per uscire da questo stato di sofferenza psicologica, innanzitutto, è necessario capire cos’è la sindrome post traumatica da stress e “concedersi” l’idea di manifestare i suoi sintomi. Non è necessario essere coinvolti in un incidente d’auto mortale, subire violenza fisica o perdere la casa in un terremoto per sperimentare questa sindrome: anche un’esperienza di deprivazione emotiva come quella causata dal lockdown può causare, nelle persone predisposte, ansia e malesseri di vario tipo.

Il Coronavirus causa la sindrome post traumatica da stress?

stress
(Fonte: Pixabay)

Una delle immagini più famose del mondo collegata alla sindrome post traumatica da stress è quella del soldato che combatté durante la prima guerra mondiale e che venne ritratto in trincea con un’espressione quasi inumana che da più parti venne definita come “il sorriso della follia”.

soldato sindrome post traumatica da stress
(Fonte: Vanilla Magazine)

Quell’espressione indica una profonda sofferenza psicologica derivata dalla prolungata esposizione ad eventi traumatici come quelli legati al combattimento in trincea.

I soldati sopravvissuti alla prima guerra mondiale manifestarono sintomi legati allo “shell shock”, cioè alla sindrome postraumatica da stress, per molti anni dopo essere tornati a casa.

Questi uomini rivivevano le scene più drammatiche che avevano vissuto in prima persona o di cui erano stati testimoni. Avevano continui flashback, manifestavano seri disturbi del sonno e sviluppavano spesso dipendenze da alcool e droghe che consentiva loro di “gestire” lo stato d’ansia e il dolore psicologico continuo.

Naturalmente, si tratta di casi limite. Anche se non abbiamo combattuto durante la Prima Guerra Mondiale, però, questo non significa che non abbiamo diritto di manifestare la sindrome post traumatica da stress.

Accettare la propria condizione, senza giudicarsi come inadatti e privi di dignità per il fatto di provare ansia e disturbi legati allo stress, è fondamentale per cominciare a guarire.

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Innanzitutto bisogna comprendere che il Coronavirus, o meglio tutte le conseguenze sociali della pandemia di Coronavirus, hanno provocato altissimi livelli di stress e soprattutto moltissimi tipi di stress differenti che le persone hanno cercato di gestire con i mezzi in loro possesso: alcuni hanno funzionato, altri naturalmente no.

Proprio questo livello di stress costantemente fuori controllo ha generato spesso una vera e propria sindrome post traumatica.

Come si può intuire facilmente, trattandosi di una sindrome che si manifesta “post” trauma, i suoi sintomi non scompaiono al cessare del pericolo.

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Molti potrebbero pensare che l’inizio della Fase 2 e il progressivo ritorno alla normalità possa consentire alle persone che hanno manifestato ansia e stress nelle settimane passate di liberarsi dei loro sintomi, ma si tratta di una convinzione completamente sbagliata.

I sintomi che indicano la “vittoria” dello stress

Stress mentale
(Fonte: Pixabay)

livello statistico è stato dimostrato che le donne sono più esposte degli uomini al rischio di sviluppare questa sindrome. Fanno la loro parte anche fattori genetici ed ereditari.

sintomi che più spesso vengono osservati sono:

  • Ricordi intrusivi o persistenti (flash back oppure pensieri che “rimuginano” sempre sugli stessi avvenimenti)
  • Sogni spaventosi o ricorrenti
  • Forte disagio psicologico
  • Reazioni psicologiche violente in presenza di elementi o simboli che ricordano il trauma
  • Mancanza di interesse in attività che hanno sempre generato piacere
  • Incapacità di provare amore, affetto o empatia nei confronti degli altri
  • Paura di non poter tornare alla vita normale

Con lo scorrere del tempo la tensione emotiva continua influisce moltissimo sulle facoltà intellettive, sulla capacità di concentrazione e sulla produttività lavorativa. A lungo andare, eseguire qualsiasi lavoro mentale risulta pesante quasi impossibile.

C’è da precisare che non c’è bisogno di manifestare tutti i sintomi per soffrire della sindrome: ogni individuo reagisce alla situazione secondo modalità più adatte alla sua personalità.

Se tutti questi sintomi si manifestano in maniera continuativa per più di un mese, allora ci si trova di fronte a una sindrome post traumatica da stress.

Come si cura la sindrome post traumatica da stress?

bicicletta
(Fonte: Pixabay)

Dopo aver compreso quali sono le cause e i sintomi dello stato d’ansia continuo che abbiamo affrontato negli ultimi mesi e settimane, in genere i sintomi spariscono da soli.

La comprensione dei meccanismi mentali che inducono un certo stato psicologico, infatti, spesso basta a far sparire gran parte del malessere.

Dalla sindrome post traumatica da stress però si guarisce lentamente. Sarà fondamentale riprendere a svolgere attività normali che possano “reintrodurci” alla vita prima del Coronavirus.

Sarà poi consigliabile praticare meditazione e sport per “bilanciare” le sensazioni negative prodotte dallo stress con sensazioni positive prodotte da altre attività.

Bisognerà tenere sotto controllo il rapporto con il cibo e con sostanze che causano dipendenza e abbandonare gradualmente le abitudini più stressanti come, per esempio, ascoltare le ultime notizie sulla diffusione del contagio.

Orto in casa? Sì perché combatte lo stress
Orto casalingo (Unsplash photo)

Sarà anche molto importante trascorrere almeno mezz’ora al giorno senza essere sollecitati da alcun tipo di stimolo: spegnere tutti i device, rimanere completamente da soli, in silenzio, senza essere bombardati da informazioni e richieste può fare miracoli per “l’auto guarigione” della psiche.

Se il tempo e le buone abitudini non dovessero bastare per far passare i sintomi, la cosa migliore da fare è chiedere sostegno psicologico a uno specialista, che aiuterà il paziente a “rielaborare” correttamente i motivi dell’ansia e ad adottare strategie efficaci per la sua gestione.