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Spike Lee | Il regista condanna l’odio razziale con un cortometraggio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:25
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Spike Lee, emotivamente scosso dai recenti accadimenti di Minneapolis, pubblica un corto su Twitter per condannare l’odio razziale. Il contributo è virale.

Spike Lee pubblica un cortometraggio contro il razzismo (Getty Images)
Spike Lee pubblica un cortometraggio contro il razzismo (Getty Images)

“La storia smetterà mai di ripetersi?”, se lo domanda con una certa insistenza e quel pizzico di curiosità e attesa Spike Lee. Il regista statunitense è uno dei principali esponenti della comunità black a stelle e strisce: inutile sottolineare che quanto accaduto a George Floyd nei giorni scorsi a Minneapolis ha riportato alla mente scene che credevamo tutti di aver rimosso, in primis Lee che quegli abusi – dettati dalla differenza sociale ed etnica – li ha vissuti arrivando persino a raccontarli nei suoi film.

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Talvolta, infatti, alcuni frammenti di girato valgono più di mille parole o proclami. Allora il regista, tramite il proprio account Twitter, pubblica alcune scene del suo film più celebre “Fa’ la cosa giusta” mescolandole alle uccisioni – realmente accadute – di George Floyd ed Eric Garner da parte della polizia. “La storia smetterà mai di ripetersi?”, torna a chiedersi Lee. La domanda, che apre un’ulteriore questione, è il leitmotiv dell’intero corto e forse di questi giorni convulsi in cui la credibilità della giustizia americana e del volto più macabro della scelleratezza umana vengono messi alla gogna mediatica e sociale.

Spike Lee contro il razzismo: il cortometraggio social del regista

Spike Lee, l'iniziativa social del regista contro il razzismo (Getty Images)
Spike Lee, l’iniziativa social del regista contro il razzismo (Getty Images)

Fra iniziative, proteste e sommosse, in strada e sui social la ribellione è cominciata. Gli atti, spesso estremi, a cui stiamo assistendo ultimamente negli USA sono dovuti alla disperazione di una minoranza che forse non è nemmeno più opportuno intendere come tale: il grido viscerale e scomposto dello sdegno degli afroamericani, messi in un angolo dai poteri forti che tornano ad esercitare la propria coercizione in diverse forme ma con uguale – se non maggiore – intensità.

La storia si ripete: corsi e ricorsi storici. Allora le parole di Lee, rilasciate alla CNN, assumono un senso provvidenziale che magari può essere la chiave di questi recenti accadimenti che stravolgono una routine già minacciata dalla pandemia da COVID-19: Quello che stiamo vedendo oggi non è nuovo – spiega il regista – lo abbiamo già visto ampiamente in passato e la gente si pone ancora, sempre e comunque le stesse domande: perchè le persone si ribellano? Si sono stancate dell’uccisione e dello svilimento delle comunità afroamericane. Il Paese è costruito su questo, purtroppo”.

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Spike Lee, piuttosto che uno sfondo nero – com’è costume di questi giorni per combattere l’intolleranza sociale ed etnica in Rete – ha preferito metterci la faccia di coloro che quei soprusi li hanno subiti. Dentro e fuori dalle scene. Un atto di coraggio per chi come lui vuole mettere un punto a capo, magari potendo parlare di altro.

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