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Sposare un diciottenne: “ricevo sguardi pieni di giudizio ma sono felice”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:30
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Lettera aperta di una donna che ha lasciato il marito per sposare un ragazzo molto ma molto più giovane: un percorso difficile ma che ha condotto alla felicità.

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Foto da YourTango

In guerra e in amore tutto è concesso” o almeno così si è soliti dire. Ma le cose stanno veramente così?

Per noi donne la regola non è sempre rispettata. Se siamo troppo passionali ci viene imputato di esser un po’ “facili”, se rimaniamo un po’ sulle nostre siamo frigide, se scegliamo un uomo più maturo siamo delle approfittartici, se ne preferiamo uno più giovane siamo sconveniente. Difficile l’amore per noi donne, vi pare?

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I sentimenti andrebbero vissuti con spontaneità ma per il gentil sesso ciò non è poi così scontato, causa pregiudizi di vecchia data ma ancora oggi assai influenti sulla nostra mente.

Se dunque seguire il cuore è già complesso faro con tanto peso sulle spalle rischia di esserlo ancor di più per noi donne.

Fare scelte coraggiose è però l’unica via per la felicità. Lo sa bene l’autrice del testo che volgiamo condividere oggi con tutte voi, una giovane donna che ha saputo andare contro uno dei più grandi tabù in fatto di donne e amore: scegliere un uomo più giovane.

Lasciare un uomo adulto e sposare un diciottenne: vi racconto perché

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Foto da YourTango

L’autrice del brano ha 25 anni, una laurea in giurisprudenza e un fidanzato all’inizio perfetto ma poi sempre più deludente.

E’ proprio quando realizza che quella relazione è oramai più un peso che una risorsa che incontri lui: amico della sorella, fisico statuario, tanto in comune con lei e… appena 18 anni.

Che cosa fare? Il cuore prende il sopravvento, le farfalle nello stomaco spiccano il volo e arriva la domanda più difficile di tutti i tempi, quella a cui nessuna donna vorrebbe mai dover rispondere: seguire la mente o il cuore? Ecco che cosa si è risposta la protagonista della storia di oggi.

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“La frequentazione tra me e Mark ebbe inizio quando ero molto giovane. Quando ci siamo conosciuti, io ero una ragazza di vent’anni con il disperato bisogno di essere amata. Mark era un barista trentenne che amava scrivermi poesie e confessarmi il suo amore con messaggi nel cuore della notte. A quanto pare, quando ripeti continuamente ad una giovane ragazza dall’autostima fragile che è bellissima e favolosa, lei alla fine s’innamorerà di te e ti sposerà persino.

Mentre crescevo e diventavo più sicura di me, la nostra relazione si trasformò in una serie di furiosi litigi notturni ed io iniziai ad avere attacchi di panico al solo pensiero di stare con Mark per sempre.

A settembre ci trasferimmo dai miei genitori e, quando le prime foglie iniziarono a cadere dagli alberi, io mi sentii pronta per il mio rinnovamento personale. Mark era diventato un frignone, un martire, un esempio da manuale della sindrome di Peter Pan al suo massimo livello.

La nostra relazione era peggiorata al punto che evitavo perfino di restare sola con lui. Il solo pensiero della sua pelle a contatto con la mia mi ripugnava fisicamente. Arrivato ottobre, passavo la maggior parte delle mie notti sul divano e al mattino accampavo scuse sul perché non fossi riuscita a raggiungere il nostro letto.

Mentre io e Mark andavamo in pezzi, mia sorella tornò temporaneamente a casa per la pausa invernale dell’università. Con lei arrivarono anche truppe di amici sempre pronti a saccheggiare il frigo dei miei e spaparanzarsi sul divano vecchio di dieci anni.

Uno degli amici di mia sorella, Sean, sarebbe poi diventato mio marito. Lo conoscevo da quando aveva 15 anni. Avevo condiviso con lui molte cene di famiglia ed avevo sempre notato quanto fosse carino, ma senza dedicare alla cosa più di un pensiero fugace.

Prima di quelle vacanze, non avevo visto Sean per molti mesi: durante quel periodo di separazione Sean, che prima era solo un ragazzino, era diventato un bellissimo uomo di diciotto anni. Venne da noi pochi giorni dopo il ritorno di mia sorella. Non voglio dire che mi tolse il fiato perché non amo i cliché, ma quando lo vidi i miei polmoni decisero di non svolgere più la loro consueta attività.

Sean era alto, moro e stupendo, letteralmente. I suoi antenati siriani gli avevano regalato una carnagione dorata, due occhi scuri che danzavano e un sorriso che sarebbe riuscito ad illuminare una stanza buia.

Dal momento che Mark lavorava come barista, non era quasi mai in casa quando c’ero io. Vivere con i miei genitori aveva anche messo un po’ in sordina la mia vita sociale, quindi iniziai ad uscire spesso con mia sorella e i suoi amici e, fortuitamente, anche con Sean. Spesso mia sorella e gli altri si spostavano altrove, mentre io e Sean restavamo soli a guardare film, scambiarci battute e parlare a lungo, anche quando tutti gli altri erano già a letto da un pezzo.

Mi sentivo una maniaca! Avevo 25 anni e mi ero appena laureata in giurisprudenza. Lui aveva diciotto anni ed aveva da poco finito il liceo. Ma la chimica è una scienza non confutabile. La nostra connessione avrebbe potuto illuminare una città intera. Era pura elettricità e mi ricaricava di nuova vita.

I miei pensieri erano tutti per lui, soltanto per lui. La mia pelle risplendeva della luce che solo un nuovo amore può dare. Un diciottene mi aveva fatto comprendere cosa significa capire davvero qualcuno ed essere capita.”

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“La cosa andò avanti per due settimane e la mia relazione, già inconsistente, con Mark iniziò a precipitare rovinosamente verso il baratro. A Capodanno, io e Mark litigammo furiosamente. Uno scontro di quelli che fanno tremare le mura di casa, che costrinse mio padre ad intervenire e mi ridusse in lacrime.

Quella notte, quando Mark rientrò da lavoro, gli dissi che doveva andarsene. Per sempre. Piangeva facendo le valigie. Lo osservavo impaziente mentre rovistava tra le sue cose e nel frattempo mi chiedevo cosa stesse facendo Sean in quel momento.

Due notti più tardi, io Sean ci scambiammo il nostro primo bacio. Per le due settimane successive diventammo praticamente inseparabili. Avevo messo fine alla mia relazione adulta con un trentenne per portare avanti quella che avrebbe dovuto essere un’avventura di passione con un diciottenne. Un’avventura a cui avrei ripensato con affetto e che avrei raccontato ai miei figli per dimostrare loro che anche la mamma era stata una ribelle.

Amici e familiari espressero la loro preoccupazione per la mia vita e le mie scelte. Mark, che era geloso di Sean, mi mandava messaggi pieni di rancore a notte fonda, passando dagli insulti alle richieste di vedere un consulente. A me non importava minimamente. Avevo passato tutta la vita a fare la cosa giusta, a rispettare le regole. Niente era riuscito a farmi sentire leggera e viva come Sean.

Dopo le nostre due settimane d’idillio, Sean partì per unirsi alla Marina. Era il dettaglio che avevo cercato di dimenticare per tutta la durata del nostro romantico interludio. Mentre lo accompagnavo all’ufficio di reclutamento, decidemmo di provare con una relazione a distanza.

“Immagino tu sia la mia ragazza, allora?” mi sussurrò in auto.

“Sì, immagino di sì”, risposi felice, stringendogli la mano.

La mia mente era nel panico. Dentro di me non facevo che urlare “Hai 25 anni!”. Per la prima volta dopo tanto tempo, ignorai completamente la testa e seguire semplicemente quello che mi faceva stare bene.

Arrivati all’ufficio di reclutamento, lui si sporse verso di me per darmi un lunghissimo bacio. I suoi occhi mi fissavano mentre, ritraendosi, diceva: “Ci vediamo alla laurea?”, feci un cenno col capo e sorrisi. Non sapevo quando si sarebbe laureato, né in quale centro di addestramento avrebbe avuto luogo la cerimonia, ed ero totalmente al verde, ma ci sarei stata.

Per la prima volta nella mia vita da adulta, mi stavo lanciando in una cosa ad occhi chiusi senza piani, senza una visione del nostro avvenire. La venticinquenne laureata in legge ed il futuro marinaio diciottenne erano una coppia. Al diavolo le convenzioni sociali!

Non vi dirò che il nostro rapporto è stato semplice. Ci sono state bugie, tradimenti e dolore. Ci sono state telefonate notturne fatte di singhiozzi e urla. Io e Sean abbiamo passato i due anni e mezzo successivi a spezzarci il cuore a vicenda, ripetutamente. Ma dopo la devastazione, siamo sempre tornati l’uno dall’altra e, ricostruendoci, abbiamo imparato a conoscere da vicino i “pezzi” dell’altro.

Siamo cresciuti insieme e la nostra relazione è stata un susseguirsi di progressi e distruzione. I singoli pezzi diventavano un tutt’uno perfetto ogni volta che ci impegnavamo a ricostruirlo.

Dopo tre anni di relazione, ho lasciato il mio lavoro, mi sono trasferita a San Diego e ho sposato Sean. Me lo ha chiesto lui, ovviamente. Le opinioni sulle mie scelte sono state numerose ed ancora adesso ricevo sguardi pieni di giudizio quando le persone scoprono la nostra differenza di età. Ma sono felice.

Non posso descrivere il modo in cui Sean mi fa sentire se non dicendo che lui è il mio migliore amico, il compagno di film notturni, il mio fan più accanito, il mio critico più onesto, il mio confidente e il grande amore della mia vita.

È solo nato, per caso, in un decennio diverso dal mio.”

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Ecco dunque come, qualche volta, il rapporto perfetto finisce per naufragare e quello più improbabile diventa l’amore di una vita, un amore fatto di puro istinto, tanti problemi ma la certezza di fare, almeno secondo il cuore, la scelta giusta.

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Foto da Pixabay

Nel caso dell’autrice della lettera che abbiamo condiviso la scelta di cuore è stata rivolta a un uomo più giovane ma non è detto sia così per tutte: può esser la scelta di un uomo che credevamo solo un amico, uno che non rispecchia minimamente i gusti che da sempre si crede di aver avuto o anche la scelta di rimanere sole, di prendersi del tempo per sé.

Insomma, una scelta di cuore che può portare alla felicità ma solo se presa con tanto coraggio.

Fonte: HuffPost