Covid-19 e compleanno | Per mio figlio niente festa ma molto di più

Una mamma racconta il compleanno di suo figlio durante il lockdown causa Covid-19: poteva essere una festa mancata invece è stato il più bello di sempre

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Il lockdown toglie, il lockdown da.

Quello che abbiamo attraversato non è certo stato un periodo facile: l’incertezza, lo spaesamente legato a qualcosa di nuovo, mai visto e un po’ surreale, ci hanno messo alla prova.

Come in tutti i momenti difficili però ciò che si deve fare è cercare la luce e, prima o poi, la luce arriva sempre.

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E’ successo ad esempio a Sarah Garone e alla sua famiglia quando, proprio all’inizio della quarantena, il compleanno del figlio si è trasformato da rimpianto per un festeggiamento impossibile in vero e proprio momento di gioia.

La parata di compleanno per mio figlio durante la pandemia

festa compleanno
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Sarah Garone è una nutrizionista e scrittrice freelance che si occupa soprattutto di salute e benessere, vita da genitori e spiritualità.

Questa volta però Sarah ha voluto scrivere di qualcosa di veramente particolare, non una ricetta buona e salutare bensì di un’esperienza di vita, di come a volte il destino possa stupire e svelarci quanti meravigliosi segreti nasconde la vita.

Tutto è accaduto durante il lockdown, un periodo difficile per chiunque e particolare oltremodo per i più piccoli. Ecco perché Sarah era particolarmente in pensiero dopo aver capito che uno dei suoi tre figli non avrebbe potuto festeggiare il suo compleanno.

Lei aveva spiegato tutto nel migliore die modi ma il timore che il piccolo potesse esser inquietante ualche modo deluso la tormentava.

Sarah ignorava però che, di lì a poco, tutti i suoi timori sarebbero spariti, lasciando il posto a una gioia veramente grande, una gioia sorprendente come l’affetto dei loro amici.

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“Il 29 marzo mio figlio ha compiuto undici anni e, man mano che il suo compleanno si avvicinava – proprio nel pieno del lockdown imposto dal Covid-19 – ho cercato di rassicurarlo sul fatto che, sebbene non potesse dare una festa, avrebbe potuto comunque vivere una giornata divertente piena di attività da fare in famiglia, nei pressi di casa. Gli avevo promesso che avremmo fatto una battaglia di gavettoni in giardino. Avremmo ordinato le ciambelle nella sua pasticceria preferita. Gli avrei anche permesso di decorare casa con un barattolo di vernice lavabile in una mano e uno di stelle filanti spray nell’altra.

Sapevo che mio figlio era deluso, ma speravo capisse che si trattava di un sacrificio necessario. Abbiamo avuto un confronto sincero sui motivi per cui tutti stavano rispettando il distanziamento. Ho cercato di spiegargli la logica dell’auto-isolamento in termini per lui comprensibili; anche se stare a casa (e lontano dagli amici) è molto triste, in realtà è un modo per dimostrare che ci preoccupiamo per gli altri. Potremmo essere portatori di coronavirus anche senza mostrarne i sintomi, gli ho detto, e l’ultima cosa che vogliamo è contagiare i nostri amici.

Sembrava che la chiacchierata avesse attutito il colpo. Ma in realtà – anche se non sono il tipo di madre che dà una grande festa ogni anno – mi si stringeva il cuore all’idea che mio figlio non avrebbe festeggiato con i suoi amici.

Poi, alla vigilia del grande giorno, un’amica (anche lei tra le mamme della scuola) mi ha scritto: “Domani a mezzogiorno sarete a casa? C’è una sorpresa”

Be’, certo, ho risposto. Non abbiamo piani. Ora più che mai.”

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“Il giorno dopo, per il compleanno di mio figlio, ci siamo riuniti davanti la porta di casa in attesa della sorpresa promessa. Immaginavo che la mia amica e suo figlio – che va a scuola col mio sin dai tempi dell’asilo – sarebbero passati per lasciare un biglietto di auguri o un pensierino rimediato su Amazon. Ma la cosa importante non era il “contenuto” della sorpresa. Attendevo con impazienza una visita dagli amici, ogni piccolo gesto che potesse rischiarare la giornata di mio figlio – e, lo ammetto, anche a mia. (Di questi tempi, anche l’arrivo del postino è un’emozione).

Perciò sono rimasta di stucco quando, all’orario annunciato, ho visto fare capolino un corteo di macchine, tutte decorate con stelle filanti, cartelli di auguri e persino il gonfiabile di un calciatore sul pianale di un furgone.

Incredibilmente, i nostri amici e i loro figli – cinque famiglie in tutto – sono riusciti a organizzare una parata celebrativa, nel rispetto del distanziamento sociale! Accompagnati dal suono del clacson, hanno sfilato lentamente davanti casa nostra e poi hanno fatto il giro perché potessimo ammirare ancora i cartelli fatti a mano e gli addobbi. Da ogni veicolo, spuntavano bambini che urlavano “Buon compleanno!” a squarciagola. Uno di loro lanciava caramelle, un altro sparava coriandoli da un tubo. Ben presto, la nostra strada era tempestata di tracce di caramelle e carta luccicante.

Dal sedile anteriore di ogni macchina, i miei amici mi chiamavano a gran voce. Urlando, ci siamo scambiati qualche domanda del caso: “Come sta andando? State tutti bene? Avete abbastanza carta igienica?”. Anche se ci scambiamo messaggi sul gruppo, qualcosa in quei brevi stralci di conversazione sembrava rimarcare il nostro bisogno di una chiacchierata dal vivo. Mi sono ritrovata in lacrime solo alla vista dei loro volti, senza uno schermo a fare da barriera.
Nel frattempo, mio figlio, mostrava un sorriso a trentadue denti, un’immagine di stupore preadolescenziale. Di norma non è un ragazzino espansivo, ma quel giorno non ha fatto che ripetere “Ma è fantastico!” e “Il miglior compleanno di sempre!”. I suoi due fratelli si sono detti d’accordo, dichiarando palesemente che sperano di assistere a una parata per il loro prossimo compleanno.

Sebbene il corteo non sia durato molto, è riuscito a infonderci una piacevole sensazione di gioia per il resto della giornata. Per ore abbiamo parlato solo di quanto era stato bello vedere tutti i nostri amici riuniti, di quanto erano creative le decorazioni, di quanto siano stati bravi a organizzare tutto senza dirci niente. Senza ombra di dubbio, la sfilata è stata di gran lunga la cosa più entusiasmante di queste ultime settimane – e non posso fare a meno di riflettere sul fatto che il rallentamento radicale delle nostre vite sociali ha enfatizzato il senso di novità nel partecipare a qualcosa di simile a un evento. (Un evento dal vivo, nientemeno!)”

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“Mi sono resa conto di quanto questo periodo di rallentamento abbia reso i gesti di amicizia ancora più preziosi.

Dal giorno della sfilata di compleanno, mi sono resa conto di quanto questo periodo di rallentamento abbia reso le dimostrazioni di amicizia ancora più preziose. Non che parli di meno con gli amici: ovviamente, le telefonate, le e-mail e i messaggi facilitano la comunicazione perché basta premere un tasto. Ma con l’aumento dell’ansia causato dalla situazione virus, desidero sempre di più una connessione personale e ogni dimostrazione di solidarietà.

Se non posso uscire di casa, voglio ancora sentirmi parte di qualcosa di più grande, che sia la mia nazione, il mio gruppo di amici o persino un corteo di dieci minuti – e voglio che anche i miei figli provino le stesse cose. Vedere i miei amici farsi avanti per mio figlio con tanto entusiasmo ha soddisfatto questa mia esigenza nel migliore dei modi. Mi ha ricordato che abbiamo tutti bisogno di una comunità, ora più che mai.

Il loro festeggiamento affettuoso è servito anche a dimostrare che la necessità aguzza l’ingegno. In un momento in cui la pandemia ci impedisce di riunirci nelle solite modalità, gli amici veri pensano fuori dagli schemi (e non guasta il fatto che la noia stimoli la creatività. Basta pensare a tutte le cose ingegnosamente sciocche che la gente ha postato su TikTok durante la quarantena). A quanto pare, sono sempre di più le persone che trovano modi nuovi per salvaguardare questo senso di comunità anche da lontano – e ne abbiamo bisogno come mai prima d’ora.

Il giorno della parata di compleanno, una volta andati via i nostri amici, abbiamo ripulito la strada dai resti della festa. Ma c’è una stella filante rossa incastrata tra due pietre che, settimane dopo, ancora non ho raccolto. La sto conservando, immagino, perché faccia da promemoria: torneranno giorni più felici, più luminosi. Quando ricominceranno le feste di compleanno e gli altri eventi, sarò felice di sapere che mio figlio (e la sottoscritta) avrà degli amici speciali con cui condividerli.”

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Ecco dunque come la tristezza può trasformarsi in speranza, come i momenti bui possano riservare inattesi sprazzi di luce, come lo sconforto possa esser la via per trarre il meglio dalla vita.

Fare tesoro di tutto ciò è quello che ci aiuterà a dare un senso ai frangenti difficili che abbiamo attraversato, dandoci poi lo sprint necessario per assaporare al meglio il momento in cui ne usciremo.

fase due casa
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Prima o poi anche il Cornavirus passerà, ritroveremo la libertà e le nostre vite torneranno “normali” ma tutto lo stress, la paura, le difficoltà saranno serviti a qualcosa? Dipende solo da quanto sapremo apprezzare la luce che questi momenti oscuri avranno saputo regalarci.

Sarah Garone ha compreso il valore dell’amicizia, degli affetti sinceri, quelli capaci di superare qualsiasi difficoltà e, quando sarà il momento, saprà render loro giustizia di persona. E voi, che cosa avete imparato?