Autoinganno | Chi nega l’evidenza va aiutato o evitato? Perché lo fa?

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Autoinganno
(Fonte: Pixabay)

L’autoinganno è una strategia psicologica messa in atto da persone con bassa autostima che arrivano a negare anche l’evidenza pur di non ammettere un errore. Come si sopravvive a chi mente per necessità?

Autoinganno
(Fonte: Pixabay)

Tutti abbiamo avuto prima o poi la sfortuna di avere a che fare con persone che sarebbero disposte a negare tutto, anche l’evidenza, pur di non ammettere i propri errori.

Nella maggior parte dei casi si tratta di persone amiche, familiari e fidanzati, ma quando si incontrano persone del genere sul posto di lavoro le cose possono diventare estremamente difficili da gestire.

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Per capire come comportarsi con le persone abituate a mentire su qualunque cosa, è necessario innanzitutto capire quali sono i meccanismi che scatenano la bugia e poi, in un secondo momento, capire quali sono i motivi personali per cui una persona si comporta in una certa maniera.

Intrattenere rapporti interpersonali sani con le persone che negano l’evidenza è praticamente impossibile. Chi si trova ad avere a che fare con loro ha essenzialmente tre scelte: ignorarle, evitarle, aiutarle.

Bisogna tener presente però che fornire un vero aiuto è quasi impossibile se non si dispone di una formazione adeguata e, in linea generale, è sempre meglio non tentare di farsi carico di problemi altrui perché si rischia di compromettere il nostro benessere psicologico.

Autoinganno: in cosa consiste e perché si manifesta?

Maschera
(Fonte: Pixabay)

Per capire cos’è l’autoinganno si può pensare a una maschera che un individuo decide inconsciamente di indossare per nascondere i propri difetti e i propri fallimenti.

Chi adotta la strategia dell’autoinganno non è in grado di gestire lo stress procurato dalla realtà e non è in grado di accettare la fatica necessaria a vivere e lavorare all’interno della società.

Chi utilizza l’autoinganno racconta a se stesso bugie a cui finisce per credere al fine di preservare la poca autostima che gli rimane.

In genere chi si autoinganna inventa moltissime scuse non si rende conto di farlo.

Se non ha pulito la sua camera dirà che è troppo impegnato e non ha tempo di farlo, se non è stato in grado di lavare una pentola affermerà che il detersivo non era abbastanza efficace, se in ambito lavorativo presenta un progetto, e quel progetto viene rifiutato, è colpa del suo capo che ce l’ha con lui, se a scuola tutti prendono un buon voto tranne lui è solo un caso, non è di certo colpa sua che ha studiato poco e male.

L’autoinganno può avere anche una segno positivo: se si ottiene un successo, che agli occhi degli altri appare poca cosa, quel successo verrà descritto come qualcosa di davvero importante, se si esegue un lavoro lo si vedrà come un ottimo lavoro anche se è mediocre o appena sufficiente.

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Il problema principale è che le persone che si autoingannano credono alle proprie bugie. Credono davvero di essere vittima degli eventi o di essere la migliore versione di se stessi e sono convinti che se qualcosa va storto, non è mai colpa loro.

In questo modo soggetti emotivamente deboli si “mettono al riparo” da critiche, fallimenti e delusioni perché semplicemente fanno di tutto per non vederli o non accettarli.

Anche quando si trovano di fronte all’evidenza arriveranno a negare la realtà dei fatti per fornire una propria versione che li assolve e che li mette in buona luce.

Il motivo per cui una persona preferisce raccontare bugie a se stesso o agli altri pur di non accettare la verità può essere molto profondo radicato nell’infanzia. Chi ha vissuto un attaccamento sicuro, cioè chi si è sentito amato e accettato fin da bambino dai suoi genitori, eviterà di sviluppare questa forma di strategia per sopravvivere alla vita da adulto. Al contrario, chi ha vissuto un attaccamento insicuro e non si è mai sentito abbastanza sostenuto dalla propria famiglia potrebbe costruirsi un mondo ideale in cui tutto è conforme ai suoi desideri, in cui non c’è spazio per il dolore e per il fallimento.

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Raccontare molte bugie positive in merito ai propri successi o alle proprie abilità (credendoci) è anche una strategia di seduzione in senso lato. Le persone che hanno bisogno di autoingannarsi si costruiscono un personaggio perfetto da “dare in pasto” a conoscenti, amici e amanti per ricevere la loro ammirazione. Si capisce facilmente che anche l’ammirazione non è altro che uno strumento per alimentare l’autostima e impedire che collassi su se stessa.

Come si gestiscono le persone che praticano l’autoinganno?

mascherina di pizzo
(Fonte: Pixabay)

Le persone che non vogliono vedere i propri difetti e i propri errori non accettano critiche e non accettano consigli. 

Anche quando è palese che abbiano bisogno di aiuto perché la loro idea di se stessi si sta allontanando troppo dalla realtà queste persone in genere continueranno a negare il problema.

In genere si impiega un po’ di tempo a “smascherare” le persone che si autoingannano perché con il tempo diventano molto brave a raccontare menzogne realistiche versioni dei fatti molto credibili in cui inevitabilmente rivestono il ruolo di buoni o di vittime.

La reazione normale quando si intuisce di avere a che fare con una persona che si auto inganna è di allontanamento. Non si tratta sempre di un allontanamento vero e proprio: più spesso si tratta di un allontanamento emotivo perché si rimane estremamente delusi per il fatto di essere stati ingannati.

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Inoltre, gli adulti che hanno imparato a prendersi le proprie responsabilità sono in genere molto duri con gli adulti che non hanno ancora imparato a farlo.

Ci sono dei casi però in cui si potrebbe scegliere di aiutare la persona che pratica l’autoinganno. L’unico modo che si ha per farlo è condurre lentamente la persona in questione a rendersi conto del problema e del fatto che ha attivato la stessa strategia in ogni ambito della propria vita.

La gradualità è fondamentale: parlare esplicitamente del problema o addirittura accusare la persona di essere bugiarda otterrà quasi sicuramente l’effetto contrario e chi accusa si ritroverà ad essere accusato di essere un pessimo amico, parente o compagno.

fallimento lavorativo
(Fonte: Pixabay)

L’approccio graduale richiederà moltissimo tempo, tempo che spesso non si ha o non si intende investire nella guarigione emotiva di qualcuno che non ha alcuna intenzione di guarire. Per questo motivo la ritirata strategica l’allontanamento sono soluzioni efficaci non tanto per la persona che pratica l’autoinganno ma per la salute mentale di chi ha avuto la sfortuna di incappare nelle sue bugie e nei loro fallimenti mascherati da successi.