Vestiti che uccidono | Gonne, abiti, tessuti e accessori letali

Non si ha idea di quanti capi d’abbigliamento si siano trasformati negli anni in veri e propri strumenti di morte per fashion victim.

fashion victim
Foto da Instagram @partyman_valencia

“Ucciderei per quel vestito“. Tutte noi amanti della moda lo abbiamo detto o pensato almeno una volta nella vita, passando davanti a una vetrina o sfogliano una rivista, ma mai abbiamo provato a fare il ragionamento opposto.

E se quel vestito mi uccidesse?

Può sembrare una domanda paradossale eppure ci sono stati momenti nella storia della moda in cui questo quesito sarebbe risultato più che legittimo.

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Oggi esploreremo insieme i meandri di questo universo fashion un po’ torbido e misterioso, sporco di sangue e carico di insidie quasi paradossali agli occhi di una donna del XXI secolo ma più che reali in un passato oramai lontano.

Vestiti letali che hanno fatto storia

vestiti d'epoca
Foto: Toronto Public Library

Fashion Victims: The Dangers of Dress Past and Present è un volume scritto da Alison Matthews David e nato per ripercorrere dettagli della moda durante i secoli passati, concentrandosi in particolar modo sul periodo che va dal 1700 al 1930, un’epoca in cui l’abbigliamento ha ucciso, in modo casuale o attraverso le fasi della sua produzione, le persone che lo hanno indossato o quelle che lo hanno prodotto.

Si parla di abiti da sera colorati con l’arsenico, cappelli fatti con il mercurio, crinoline altamente infiammabili e altre vere e proprie “armi del delitto” griffate.

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Quando noi parliamo di crinolina ci vengono in mente le pompose gonne del passato. Le immaginiamo ingombranti certo, probabilmente scomode ma certo non mortali. Questo perché ignoriamo il terribile pericolo che correvano coloro che le indossavano. Come mai? La crinolina, di cui del resto vi avevamo parlato già in Storie di intimo: come è cambiata la lingerie femminile nei secoli?,è terribilmente infiammabile.

Per non parlare poi del gran numero di germi che è in grado di catturare una gonna che striscia per terra e nelle epoche passate molti germi non erano facilmente debellatili.

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Un capitolo a parte del libro lo merita poi l’arsenico, utilizzato come pigmento per la colorazione degli abiti e capace di avvelenare lentamente sia chi lo fabbricava che chi poi lo avrebbe indossato.

Altro veleno del mondo della moda era poi il mercurio, spesso usato nella produzione di cappelli: non era ritenuto pericoloso per le persone che li avrebbero poi indossati, nonostante i danni che causava ai lavoratori che li confezionavano.

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Foto da Pixabay

Molteplici sembrano esser state dunque le vie attraverso cui un capo d’abbigliamento poteva attentare alla vita di un’amante del fashion che, mai come in questo caso, possiamo definire fashion victim.

Passione pericolosa la moda, non vi pare?