Confessioni di un’ex moglie | 4 errori imperdonabili commessi da sposata

Ex moglie confessa: “ho declinato ogni mia responsabilità per il fallimento del matrimonio ma uno psicologo mi ha messo di fronte alle mie mancanze”

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Quando una relazione finisce lo step successivo è sempre lo stesso: la gara nell’incolpare l’altro.

Il dolore, il senso di fallimento, di sconfitta sono motori potenti, veri e proprio propulsori che ci spingono lontano dall’autoanalisi, ci fanno sentire vittime e, dunque, legittimate nell’individuare un carnefice.

L’altro diventa il nemico, colui che ha rotto il patto, tradito le aspettative e, in poche parole, rovinato ogni cosa. Noi siamo automaticamente le buone, le irreprensibili, quelle che ce l’hanno messa tutta ma, sopraffatte, hanno in fine dovuto soccombere.

Ma le cose stanno veramente così?

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Le nostre amiche, inutile dirlo, ci supporteranno, vedranno la nostra sofferenza e si aggregheranno nell’additare lui come quello sbagliato, il colpevole.

Ci vuole allora qualcuno capace di farci fare un passo indietro, costringerci a guardare il quadro generale.

Per l’autrice di un post comparso su HuffPost questo qualcuno è stato lo psicologo, l’unico capace di farle vedere, come lei stessa scrive, “tutte quelle st*****te” fatte da moglie perfetta.

Un percorso difficile che vogliamo ripercorrere anche noi, riportandovi le riflessioni di questa ex moglie pronta a confessare i propri errori nella speranza che stimoli tante altre riflessioni.

Ex moglie confessa gli errori commessi da sposata

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Il punto di partenza è sempre lo stesso: io ero la moglie perfetta.

“All’inizio è stato facile per me accusare mio marito di aver distrutto il nostro matrimonio durato dieci anni. È stato lui a tradire, ad andarsene senza voltarsi indietro. E ancora prima, era lui a tagliarmi fuori: preferiva buttarsi sul lavoro per sfuggire a tutto quello che ci stava succedendo.

Scaricavo le colpe su di lui come meccanismo di difesa per affrontare i primi, difficili mesi della nostra separazione e l’espressione “come si permette!” (con sussulto) era il mio mantra. Ho chiamato a raccolta un intero esercito di sostenitori che, come me, erano completamente inorriditi di fronte all’impudenza e alla faccia tosta di quell’uomo.

Perché, ovviamente, essere un bugiardo, un traditore, uno che abbadona la sua famiglia, batte tutte le cose che io ho fatto al nostro matrimonio nell’ultimo decennio. Giusto?

Sbagliato.”

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Ci vuole tempo per accettare i propri errori, dire a se stessa “anch’io ho sbagliato” ma una volta fatto la consapevolezza avanza piano piano e lascia intravedere aspetti della situazione che prima non pensavo neanche potessero esistere:

“Per mesi, ho declinato ogni mia responsabilità per il fallimento del matrimonio, aggrappandomi all’immagine di me che avevo dipinto: una moglie dolce, altruista, che ha patito a lungo. Ma quando uno psicologo mi ha messo di fronte a tutte quelle stronzate, sono stata costretta ad esaminare attentamente le mie mancanze.

Non è stato bello.

Adesso riconosco gli errori che hanno davvero rovinato il mio matrimonio. Che possano servirvi da monito, prima che sia troppo tardi.”

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Ma quali erano questi errori? In realtà si tratta di mosse sbagliate comuni, piccoli gesti che non si realizzano mentre si compiono ma che poi possono risultare, alla lunga, fatali. Scopriamoli insieme:

“1. Ho messo i figli al primo posto.

Amare i propri figli è semplice. Richiede uno sforzo minimo e loro ti amano in ogni caso. Il matrimonio è l’estremo opposto: è un lavoro. Ogni volta che il mio matrimonio iniziava a somigliare ad un lavoro, io mi chiamavo fuori e andavo a costruire un orso di peluche o al museo delle scienze con i bimbi al seguito. Spesso pianificavo queste avventure quando sapevo che mio marito non avrebbe potuto parteciparvi (e rovinare il mio divertimento). Mi dicevo che andava bene così perché lui preferiva lavorare e sembrava fosse sempre di cattivo umore durante le uscite di famiglia. Quasi tutte le notti preferivo accoccolarmi con i bimbi nel nostro letto, incolpando i suoi orari e il suo russare per questa organizzazione notturna. Di conseguenza, riuscivamo raramente a restare soli e uscire senza i bambini. Be’, forse solo una volta all’anno per il nostro anniversario.

2. Non ho stabilito (o rispettato) dei limiti con i miei genitori.

Erano spesso da noi, a volte arrivavano senza preavviso e si fiondavano dritti in casa. Ci “davano una mano”, facendo cose non richieste come piegare il bucato (nel modo sbagliato, ovviamente). Andavamo in vacanza con loro. Correggevano i nostri figli davanti a noi. La paura di turbare i miei genitori m’impediva di tracciare un confine e chiedere loro di non oltrepassarlo.

Più volte ho rivendicato l’autonomia della mia famiglia, ma poi non ho preteso che i miei facessero altrettanto. In pratica mio marito aveva sposato tutta la famiglia.

3. L’ho “evirato”.

Pensavo che l’amore avesse a che fare con l’onestà, ma sappiamo tutti che la verità fa male. Mentre diventavamo più sicuri (leggi: pigri) della nostra relazione, ho smesso di indorare la pillola. Parlavo male di lui con le mie amiche, con mia madre, con le colleghe. Continuamente. “Ci credi che non ha fatto così? e “Perché ha fatto cosà?”.

Anziché pompare il suo ego, l’ho schiacciato. Spesso lo sminuivo, dicendo che il suo lavoro non era importante o liquidando i suoi amici some degli “scrocconi”. Gli rimproveravo di fare le cose nel modo sbagliato, ma la verità è che non le stava facendo a modo mio. A volte gli parlavo come fosse un bambino. Controllavo le finanze di famiglia e lo mettevo sotto torchio per ogni centesimo che spendeva. Anche in camera da letto – sì, avete indovinato – stava sbagliando tutto ed io non avevo timore di farglielo notare. Mentre il matrimonio andava in pezzi, mi ritrovavo continuamente a cercare mancanze ed errori per giustificare la mia superiorità. Alla fine, non avevo più alcun rispetto per lui e mi assicuravo che lo sapesse, e lo sentisse, ogni giorno.

4. Non mi preoccupavo di capire quale fosse il giusto modo di litigare.

So che sembra strano suggerire che esista un modo giusto di litigare. Ma esiste. Tendevo a mantenere la pace in casa semplicemente restando in silenzio quando qualcosa mi infastidiva davvero. Come potete immaginare, tutte le piccole cose che mi facevano ammattire alla fine crescevano fino a diventare un gigantesco concentrato di rabbia repressa che, di tanto in tanto, esplodeva in un accesso d’ira “alla Hulk”, fortissima e sinceramente spaventosa. E per rabbia mi riferisco a quel tipo di rabbia clinico, da definizione medica. Dopo l’accaduto, giustificavo la mia collera dicendo che una donna può sopportare fino a un certo punto. Ripensandoci, ammetto di essere stata una vera stronza durante quegli episodi.”

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Chi può in totale onestà dire di non aver commesso uno di questi passi falsi? In buona fede, spontaneamente, convinte di fare il meglio ma siamo scivolate tutte.

Quei allora si deve leggere il messaggio più importante di questa onesta ex moglie:

“Non scrivo questo mea culpa nella speranza di riconquistare il mio ex o di chiedere il suo perdono. Scrivo queste cose perché non riesco a credere di aver nascosto la testa nella sabbia per tutto quel tempo. Spero che altre donne lì fuori tireranno fuori la loro testa e si guarderanno attentamente intorno. E anche se sto ancora male perché mio marito ha deciso di risolvere i nostri problemi nel letto di un’altra (quando dialogo e terapia avrebbero potuto aiutarci), so con certezza che il mio comportamento ha contribuito a spingerlo fino a quel punto.”

Allora, siamo pronte a tirare tutte la testa fuori dalla sabbia?

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