Coronavirus | Cambia anche la ristorazione: cosa ci aspetta

L’emergenza Coronavirus porterà cambiamenti in ogni settore economico e industriale. La ristorazione risentirà, inevitabilmente, della congiuntura. L’offerta culinaria è pronta ad adattarsi?

I ristoranti stellati, quale sarà il loro destino
I ristoranti stellati, quale sarà il loro destino (Getty Images)

Gli ultimi saranno i primi, forse. Con l’avvento della pandemia, le supposizioni sono divenute un costante leitmotiv che scandisce le giornate di ciascuno di noi: riapertura, sì, graduale d’accordo, ma quando? Potrebbe avvenire dal 4 maggio in maniera progressiva e scaglionata: il Coronavirus non risparmia nessuno, quindi tanto vale procedere gradualmente. Il tempo, tuttavia, non è un valore appannaggio di tutti. Per questo, contrariamente alle convinzioni e alle consuetudini, gli ultimi potrebbero rimanere ultimi. Senza alcun tipo di riscatto.

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Il riferimento, tutt’altro che casuale, è ai ristoratori. L’industria del food, infatti, sta vivendo una dicotomia non indifferente: il cibo, in piena pandemia, è l’unico settore che tira a livello di spese e consumi. Solo però se è sugli scaffali dei supermercati. Complice anche il fatto che, nel nostro Paese, oramai – vista la situazione particolarmente complessa – si può uscire soltanto per fare la spesa. I ristoranti, quindi, restano chiusi e riapriranno a data da destinarsi.

L’emergenza sanitaria al ristorante: cosa cambia nell’offerta culinaria

Metamorfosi dei ristoranti dopo l'emergenza
Metamorfosi dei ristoranti dopo l’emergenza (Getty Images)

Proprio questo, per alcuni, è il problema: se inizialmente, come successo per altre categorie di lavoratori, si pensava che ad essere danneggiati fossero solamente gli esercenti minori, il caos nella ristorazione potrebbe avere conseguenze per grandi e piccole realtà culinarie. Le serrande dovrebbero rialzarsi, per loro, a partire da fine maggio e inizi di giugno (statistiche permettendo poiché, se la pandemia dovesse registrare ancora un trend negativo, nel nostro Paese ciascun iter lavorativo slitterebbe).

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Questo potrebbe significare, per molti, una chiusura forzata: troppe spese a fronte di entrate ridotte al minimo o nulle. Senza contare che, coloro che invece riusciranno a riaprire, dovranno fare i conti con nuove regole per la messa in sicurezza degli ambienti: vietati gli assembramenti nelle cucine e in sala, ciò implica una riduzione di coperti e di personale, che porta – di fatto – a diminuire gli introiti.

La ristorazione, dunque, potrebbe avviarsi verso un declino. O meglio, un cambiamento di stile e necessità: i ristoranti stellati, ad esempio, che proponevano un certo tipo di cucina con un’offerta diversificata potrebbero sparire. Sia per il tipo di prezzi proposti – perchè la congiuntura economica inciderà – sia per le materie prime selezionate e soprattutto a causa dell’esigua quantità di personale disposta a sobbarcarsi determinanti oneri.

Ci sarà meno tempo per analisi e ricercatezze, in nome di un ritorno al pragmatismo e alla concretezza. Il Coronavirus ha portato – necessariamente – l’esigenza di tornare all’essenziale: né è convinto Igles Corelli, avanguardista della cucina, inoltre molti suoi colleghi gli fanno eco. Come lo Chef Davide Oldani: “La cucina cerebrale, nelle quali si raccontano storie, e se uno non le capisce non è pronto a consumarla, non esisterà più: quello che poteva essere un’idea futurista, la mia di cucina Pop, si è rivelata oggi la vera strada percorribile per affrontare il futuro”, ha commentato. Immediata la risposta di Caterina Ceraudo, altra celebre personalità fra gli stellati: Si cercherà più concretezza, più sapore, piuttosto che l’estetica. Non sarà più strano trovare gli spaghetti aglio olio e peperoncino in un ristorante gourmet”.

Prepariamoci, dunque, ad un ritorno all’antico: alcuni diranno era ora, altri preferiranno lo spirito avanguardista di un tempo non così lontano. Le esigenze del gusto si adattano – gioco forza – alla capienza del portafoglio. Oltre alla voglia di ritrovarsi per condividere in compagnia un piatto di pasta, il sapore – stavolta – lo farà anche, forse soprattutto, il contesto sociale: il commensale diventa (ancor di più) una risorsa da custodire e coccolare. Magari facendo meno, ma con più qualità. Less is more, anche in cucina, per tornare a riveder le stelle.

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