“Ti manca ancora tua madre?” | Risposta di una figlia a 20 anni dall’addio

Si supera mai la perdita di una madre? Con il tempo il dolore e la mancanza si fanno sentire meno? Ecco come ha risposto una figlia oramai adulta

scritta mamma
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C’è chi è tanto fortunato da condividerci la crescita, il primo amore, il matrimonio, la maternità e anche qualche fallimento.

Altri non sono altrettanto favoriti dalla dea bendata e, lungo il percorso, la condivisione all’improvviso si interrompe.

Che arrivi prima o dopo la perdita di una madre è sempre una fitta al cuore, un dolore che porta via parte dell’anima e si insinua al suo posto, probabilmente senza andarsene mai più via.

Si può superare questo dolore? E’ possibile un giorno smettere di sentire quel vuoto, quella mancanza?

Gli esperti ci dicono che questo particolare lutto è unico nel suo genere, una sensazione di vero e proprio abbandono e, in quanto tale, difficilmente si può lasciare alle proprie spalle.

Del resto i genitori sono il nostro primo amore. Come in ogni amore, lungo il percorso si può essere andati incontro a diversi conflitti o divergenze di vedute ma ciò non toglie che per chiunque i genitori saranno sempre esseri unici ed insostituibili, e una madre in particolare. Anche da adulti, quando si è oramai autonomi ed indipendenti, e anche se la relazione con una madre è stata difficile, quando questa se ne va, la mancanza si sente forte e si palesa come la certezza di un “mai più”, della definitiva perdita di quella protezione e di quel sostegno che, in un modo o nell’altro, hanno sempre caratterizzato la presenza della madre nella vita di chi ora vive quella perdita.

Ciò che quindi dovremmo chiederci è se un giorno quel “mai più” diventerà più tollerabile e se la mancanza della costante vicinanza smetterà farsi sentire?

Molti esperti hanno cercato di dare risposta a tale quesito ma oggi vogliamo ascoltare chi questo dolore lo vive in prima persona.

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Mi mancava ancora mia madre

ti voglio bene mamma
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L’HuffPost Italia pubblica uno scritto che inizia proprio con il quesito che per eccellenza viene posto a chi ha perso una madre o che, spesso, chi ha subito il lutto si pone da solo:

“Ti manca ancora tua madre?”

Rispondere implica guardare nel profondo del proprio cuore, scandagliare ricordi piacevoli e dolorosi, ripercorrere la strada che ha condotto fino a quel fatidico quesito.

Il ricordo è lì, per sua stessa natura indelebile, da comprendere è il modo in cui, anni dopo illuso, ci si rapporta ad esso.

E’ un ricordo doloroso? Un ricordo di cui è rimasta solo la dolcezza? Quando si sente ancora quel vuoto nel profondo?

Sicuramente per ognuno la risposta potrebbe essere diversa poiché, come per ogni lutto, la perdita di una madre è legata a dinamiche di metabolizzazione in gran parte personali.

La riflessione che segue potrebbe dunque non rispecchiare forse il pensiero di tutti ma, senza dubbio, evidenzia qualcosa che potrebbe accomunare molti: il ricordo di una madre non svanisce veramente mai.

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“Ti manca ancora tua madre?”. La domanda mi colse di sorpresa. Ero al parco, passeggiavo con un’amica e i nostri bambini. Era uno di quei giorni apparentemente sereni, in cui ti senti già quasi in primavera, finché non capisci che il sole è ancora troppo lontano per scaldarti davvero. Eravamo raggomitolate l’una accanto all’altra e guardavamo i nostri bimbi correre per il parco. Strinsi più forte a me il mio piccolo di appena undici mesi, cercando di catturare un po’ del suo calore.

“Ti manca ancora tua madre?” Feci una lunga pausa, forse più lunga del dovuto.

Mia madre è morta di cancro al cervello quando ero al liceo, 20 anni fa. Per molti anni, mi è mancata intensamente. Mi mancava l’odore dei suoi capelli gelidi che cadevano sul lungo cappotto di lana, quando rientrava dal lavoro. Mi mancava il rumore che faceva il suo bourbon con ghiaccio quando lo versava nel bicchiere. Mi mancava guardare le parole crociate che riempiva con un pennarello, tutte disseminate delle macchie che lasciava quando si addormentava nel bel mezzo di una risposta. Mi mancava il suono della sua voce. Più avanti, mi è mancato ricordare che suono aveva quella voce. Mi mancava lei.

Col tempo, il dolore per la sua perdita è un po’ scemato. Anche se sentivo la sua assenza, non ero più spaventata all’idea di essere inghiottita dalla voragine che la sua mancanza aveva creato. Riuscivo a vederne il limite. Ho imparato a non avvicinarmi troppo a quel vuoto.

Mi manca ancora mia madre? L’ho persa quando ero molto giovane, credo che non mi manchi tanto per le esperienze e le conversazioni che abbiamo condiviso, mi manca per le cose che non abbiamo fatto.

Quando ero incinta del primo figlio, la sua assenza si è fatta sentire più forte. C’erano così tante domande che avrei voluto farle. Aveva le nausee mattutine? Era preoccupata quanto me per la piccola vita che le cresceva dentro? Com’era andato il travaglio?

Dopo la nascita di mio figlio, immaginavo come doveva essersi sentita lei nelle vesti di neomamma, mentre provava sulla sua pelle l’euforia e la monotonia della maternità. Pensavo ai consigli che mi avrebbe dato. Mi chiedevo se avrei trovato in lei un po’ di conforto e rassicurazione, mentre il latte mi scorreva dal seno e le lacrime mi solcavano il viso. Mi domandavo come avrebbe reagito alla notizia che la prima parola di mio figlio – gatto – era la stessa che avevo pronunciato io.

Anche se, a volte, durante quel primo anno mi sentivo persa, non ero così tanto smarrita come avevo immaginato. Sono felice del fatto che mio padre abbia sposato una donna magnifica dopo la morte di mia madre e so che posso sempre contare su di lei quando ho bisogno dei consigli di una mamma esperta. Ma so anche che, sebbene mia madre non sia qui a guidarmi in questo percorso, mi ha donato tutte le conoscenze a cui, come genitore, ricorro ogni giorno.”

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Mi ha insegnato l’importanza dell’ironia e delle risate. Mi ha insegnato il perdono e l’accettazione. Mi ha insegnato come vivere con pazienza e coraggio, anche quando tutto va in mille pezzi. Mi ha insegnato che la vita è breve, fin troppo breve, e che non posso far passare un singolo giorno senza dire ai miei figli quanto li amo e perché.

Mi ha insegnato anche l’importanza dell’altruismo: penso a quanto sia stata dura per lei lasciarci così giovane, sapendo che non avrebbe mai visto i suoi nipoti o vissuto la mia maternità. Eppure lei nascondeva quella tristezza, proteggendo me e mio fratello, anche se il cancro l’aveva lasciata completamente indifesa.

Mi mancava ancora mia madre? Riflettendo su quella domanda, provai una rinnovata tristezza. Ero triste perché non aveva potuto conoscere i miei bambini e il figlio di mio fratello, così vivaci, affettuosi e pieni di personalità. Così straordinariamente umani. Ma mi sentii anche forte, sapendo che lei era ed è una parte di me e dei miei ragazzi.

Guardai mia figlia di appena due anni mentre cercava di arrampicarsi su un ramo. Sembrava dovesse cadere nello stagno da un momento all’altro. Alla fine cambiò idea e, gattoni, tornò indietro avvicinandosi alla battigia. Mi venne incontro correndo, goffamente, come fanno i bimbi ai primi passi. Strofinò il naso contro le mie gambe, rassicurata dalla mia presenza. Poi scappò via di nuovo, verso una nuova avventura.

Alla fine, risposi a quella domanda: “Sì”.

madre figlio
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Un dolore che forse non si supera mai, con il quale si impara a convivere ma che rimane nel profondo (come anche Francesco Monte aveva ad esempio ricordato sottolineando “la morte di mia madre un dolore che non passerà mai”).

La perdita di una madre è così a tutte le età, forse proprio perché, come si suol dire, “la mamma è sempre la mamma”, oppure perché a rimanere è l’amore, quello che ci legherà per sempre e che, come contrappasso, provoca quella fitta al cuore che, proprio come lei, non ci lascia più.

Fonte: HuffPost italia

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