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Coronavirus | Un nastro blu per uscire con i bambini autistici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39
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Un nastro blu per dire “sono mamme di bambini con autismo che sono usciti per cercare di calmare la loro ansia, per loro questo è molto difficile”

coronavirus autismo
Foto da Facebook @Silvia Vannozzi

🙏
“Se vedete una mamma e un bambino con qualche indumento blu o nastro blu che cammina nel tuo quartiere, non urlare, non insultarli!
O se vedi una macchina con un nastro blu, lo stesso. Sono mamme di bambini con #autismo che sono usciti per cercare di calmare la loro ansia, per loro questo è molto difficile.”💙💙

Questo il messaggio che sui social va sempre più diffondendosi e che invita i cittadini italiani a una nuova presa di coscienza.

Già perché tra farine difficili da trovare, mascherine sì mascherine no, bufale da cui difendersi costantemente e quotidiani rapporti più o meno sconfortanti della protezione civile, forse di qualcuno ci eravamo dimenticati.

Se il “restate a casa” è infatti per i più un messaggio a scopo di sicurezza per altri può divenire una vera e propria bomba a orologeria.

Avevamo già parlato delle vittime di abusi domestici, prima categoria che forse avevamo un po’ dimenticato e che trova nella reclusione in casa il proprio carcere personale. Non ci sono però solo loro: molte “minoranze” stanno vivendo con disagio questo isolamento forzato, tra loro ci sono le persone con autismo.

Proprio pensando a loro è partita l’iniziativa del nastro blu, quella promossa dal post che vi abbiamo citato sopra e che è nata da un altro post, quello di una mamma che ha condiviso con il web tutta la difficoltà di avere oggi (più che mai) un figlio autistico.

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Coronavirus: un nastro blu per aiutare i bambini autistici

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Foto da Instagram @franci.per.sempre

L’attuale difficile situazione in cui il Coronavirus ci ha trascinato ha fatto senza dubbio emergere molti lati positivi di noi italiani ma anche qualche difetto difficile da sradicare.

L’allegria dei canti dal balcone e la generosità di chi si è prodigato per aiutare i soggetti più deboli hanno illuminato il Paese ma c’è anche chi ha tentato di spegnerlo.

Tra questi ultimi annoveriamo quelli che Patrizia Cristiani, la mamma di Torino autrice del post che ha mobilitato l’attenzione generale nei confronti delle attuali necessità dei bambini con autismo, definisce come “eroe giustiziere di quarantena”. Chi sono? Sono coloro che si mettono di vedetta sul balcone per segnalare alla polizia i vicini che osano uscire (senza sapere ovviamente dove stiano andando), chi insulta con urla dalla finestra coloro che si allenano in solitaria nel parcheggio sotto casa, chi fustiga a suon di male parole coloro che si azzardano a fare la spesa senza mascherina. Giustizieri, per l’appunto.

Se il Coronavirus ci ha trasformato in esseri umani più empitici ci ha anche reso le spie più ignobili del momento.

Così come ai tempi dei rastrellamenti degli ebrei c’era chi per paura (spesso anche per tornaconto) segnalava il vicino di casa da prelevare e deportare, oggi il virus ci spaventa tanto da portarci a bollare e denunciare chiunque ipotizziamo possa minacciare la nostra salute.

Stai uscendo? Sei un assassino. L’equivalenza è presto fatta e in molti cedono ora a questo errato sillogismo.

Tra costoro c’è il signore incontrato da Patrizia Cristiani.

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“Nonostante tutti i permessi per fare una piccola passeggiata che per noi è un ‘salva vita’
Nonostante non esci tutti i giorni eppure potremmo avere gli stessi diritti di un cane che va fare i propri bisogni … Nonostante tutto questo, siamo stati offesi da uno che è passato con la macchina è ha pensato che era da EROE offendere una mamma con il proprio bimbo.
Specifico BIMBO e non la parola AUTISTICO
perché dubito che in macchina l’eroe mi ha diagnosticato il figlio ed ha avuto un barlume di pietà oppure comprensione
Quel che mi spaventa che prima di tutto ha offeso una mamma e suo figlio
Io non so come ne usciremo e bisogna anche comprendere che non tutte le ‘quarantena’ sono uguali.
Ma forse chiedo troppo di mettersi nei panni del prossimo
Forse chiedo troppo di usare le energie per aiutarsi e no giudicare
Ma devo complimentarmi per questa nuova categoria da EROE giustiziere di quarantena.
Non so voi ma io da domani esco con un cartello
‘siamo una famiglia autistica abbiamo bisogno di prendere aria mezzora … Ogni tanto'”

Con questo post la mamma torinese denuncia la disavventura vissuta durante una passeggiata che sarebbe stata suo pieno diritto fare. A poco è servito il successivo imbarazzo del giustiziere: l’offesa era oramai arrivata forte e chiara.

Già perché ciò che manca a questi paladini della giustizia è proprio il dubbio. Il dubbio di ferire il prossimo, il dubbio non conoscere le esigenze altrui, il dubbio di superare il segno.

Forti delle loro certezze vanno avanti disseminato vittime sul loro cammino.

Un modo per difendersi andava allora trovato e da qui l’idea del nastro blu, un segno che faccia capire al prossimo cheun motivo per prendersi una libertà dalla quarantena c’è e come.

Anche rispetto a tale strategia però i problemi non sono mancati. C’è stato infatti chi ha visto questo nastro come un marchio, una segno distintivo, una scomoda etichetta non particolarmente gradita.

Anche a questi dubbi la mamma di Torino risponde via Facebook:

“Per associazioni che si scandalizzano per il nastro blu oppure mamme che ci ACCUSANO che è meglio spiegare a chi ci aggredisce
Vi ricordo che la passeggiata è in sicurezza e non posso certo intavolare un discorso di consapevolezza mentre qualcuno ci prende a parolacce…
Non mettete il focus su un nastro blu anche se il BLU è il simbolo il colore dell’autismo che tanto si mette in mostra il 2 APRILE
Siate compassionevoli siate comprensivi perché grazie a un MISERO nastro blu finalmente si stanno accorgendo di NOI
E di come nell’emergenza siamo ancora più soli
Questo è il vero senso di BLU”

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Fonte foto: AdobeStock 

La speranza è dunque che un nastro blu abbia il potere di illuminare le nostre menti e non solo verso le persone con autismo: il momento è difficile per tutti proviamo ad affrontarlo armati, tra l’altro, di un pizzico di comprensione.