Coronavirus | Borrelli: “i contagiati potrebbero essere molti di più”

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Coronavirus, capo della Protezione Civile, Borrelli, a La Repubblica, spiega: “il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”.

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Borrelli, capo della Protezione Civile – Foto Instagram da https://www.instagram.com/p/B99vKOSluPS/

Angelo Borrelli, il capo della Protezione Civile, in un’intervista ai microfoni de La Repubblica, fa il punto sull’emergenza coronavirus in Italia. “Il 31 gennaio questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza e bloccato i voli da e per la Cina, mi sembra che abbiamo compreso subito che questa epidemia era una cosa seria“, ha spiegato Borrelli che, ogni giorno, alle 18, legge in conferenza stampa il bollettino.

Coronavirus, Borrelli: “i contagiati ufficiali fino a ieri sera erano 63 mila, ma il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”

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Ospedali da Covid-19 – Foto Instagram da https://www.instagram.com/protezionecivileit/

Quanti sono i contagiati da coronavirus attualmente in Italia? Secondo l’ultimo bollettino medico della Protezione civile, al momento, in Italia, ci sarebbero 63mila persone positive, ma il dato potrebbe non essere quello reale come spiega il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, a La Repubblica.

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“I contagiati ufficiali a ieri sera erano 63 mila – riferisce quindi -. Ma il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”, spiega Borrelli. Questo significa che, in Italia, il numero delle persone positive al Covid-19 potrebbe essere di circa 600mila.

L’emergenza coronavirus continua a far paura. In Italia, negli ultimi giorni, sono stati registrati anche i decessi di persone giovanissime come il 38enne Maurizio e il 34enne Emanuele che è morto pur essendo una persona sana e sportiva.

Borrelli, dunque, ribadisce quanto siano importanti i comportamenti sociali delle persone per contrastare la diffusione del virus.

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Coronavirus | Arriva un anticorpo contro il virus dall’Olanda (Unsplash photo)

“Il numero dei casi lombardi è stato subito soverchiante, i medici si sono buttati nella cura e non hanno avuto più tempo di fare indagini. Fin dall’inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale” – spiega Borrelli che, poi, porta come esempi – “la comitiva del Lodigiano che il 23 febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull’isola. E i primi positivi a Palermo, con i 29 bergamaschi in vacanza in Sicilia. Con un virus così rapido, gli atteggiamenti sociali sono stati decisivi”.