Coronavirus | Le mascherine chirurgiche servono davvero?

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Metterle sempre o metterle solo in alcuni casi? Proviamo a capire se e quando si dovrebbero utilizzare le mascherine per proteggersi dal Coronavirus.

Coronavirus | l'autocertificazione per viaggiare
Fonte foto: Pixabay

Nella maggior parte dei casi a noi cittadini comuni non servono.

Accettiamolo. La dura verità che nessuno vuole sentire è proprio questa: quelle mascherine che tanto ci fanno sentire protette nove volte su dieci sono inutili o, ancor peggio, potenzialmente dannose.

Eh già, è questa la dura verità da cui occorre partire per comprendere correttamente l’utilizzo di questo dispositivo un tempo di pertinenza quasi esclusivamente medica ma oggi, causa Coronavirus, presenti nel kit giornaliero della gran parte dei cittadini italiani.

Ci dicono che il COVID-19 si contrae principalmente per trasmissione di saliva, motivo per cui tenere la bocca coperta istintivamente ci regala un senso di protezione. Qualcosa però forse ci sta sfuggendo e oggi proveremo a metterla a fuoco e capirla insieme.

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Mascherine, servono o no contro il Coronavirus?

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Foto da Pixabay

A interessarsi della “questione mascherine” sono stati nelle ultime settimane un po’ tutti. Divulgatori, giornalisti, medici, protezione civile, autorità in generale e, naturalmente, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) e il Ministero della Salute.

Di questi tempi la difficoltà più grande risiede proprio qui: avere tante fonti è un po’ come non averne nessuna e scegliere quelle da prediligere non è cosa facile.

Nel vociare collettivo ci sentiamo però di consigliare una scelta netta e precisa: basta ascoltare improbabili ricerche, pareri personali e affini, le fonti ufficiali ci sono e sarebbe bene seguirle.

Bandiera di tale teoria si sono fatti alcuni divulgatori tra cui Roberta Villa, giornalista e divulgatrice scientifica, che avevamo già incontrato in Coronavirus | Fermare il contagio dipende da noi: lo dice Roberta Villa e che ha recentemente spiegato con grande chiarezza quanto segue:

“Noi dobbiamo stare attenti a non metterci le mani in faccia e dobbiamo lavarci spesso le mani. Questa è la ragione per cui è opportuno lasciare le mascherine e i guanti così come tutte le altre protezioni al personale sanitario che sta pagando un prezzo altissimo in questa crisi. Quindi non mettiamo noi le mascherine per poi toccarci la faccia e rischiare di infettarci di più, lasciamole ai medici, agli infermieri, a chi ne ha bisogno”

Si potrebbe ovviamente obbiettare che con una mascherina singola comprata (anche a caro prezzo) on line magari non si nuoce poi così tanto. Il problema è, ahimè, che rischiamo di fare del male proprio a noi stessi, i primi che intendevamo proteggere.

“Usando le mascherine in maniera inappropriata, come si vede fare in giro, – spiega ancora Roberta Villa – come le persone che non sono esperte inevitabilmente fanno, il pericolo è di aumentare il rischio di contagio invece di proteggersi.
Le mascherine vanno usate nel momento in cui avete dei sintomi e dovete proteggere le persone che sono intorno a voi, oppure dovete assistere una persona malata”

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Proprio nelle ultimissime ore l’Organizzazione mondiale della Sanità ha infatti ribadito con grande chiarezza la sua posizione sull’argomento mascherine. Durante un briefing con la stampa, la dottoressa Maria van Kerkhove ha spiegato:

“Le mascherine servono a chi lavora in prima linea, se non ne avete bisogno per favore non indossatele […] Non possiamo mettere a rischio i nostri medici e infermieri. Se non avete una persona malata a casa non avete bisogno della mascherina, per favore non mettetela.”

Fa eco sul suo sito ufficiale l’Istituto Superiore della Sanità:

“Lavati spesso le mani (dopo aver tossito/starnutito, dopo aver assistito un malato, prima durante e dopo la preparazione di cibo, prima di mangiare, dopo essere andati in bagno, dopo aver toccato animali o le loro deiezioni o più in generale quando le mani sono sporche in qualunque modo).

In ambito assistenziale (ad esempio negli ospedali) segui i consigli degli operatori sanitari che forniscono assistenza.

Non è raccomandato l’utilizzo generalizzato di mascherine chirurgiche in assenza di sintomi.”

All’OMS e all’Istituto Superiore della Sanità si uniscono tutti gli organismi mondiali, pronti a spiegare come le mascherine non siano utili contro il Coronavirus ma, ancor di più, siano in realtà supporti complessi da utilizzare e il cui uso scorretto potrebbe addirittura risultare controproducente.

Sergio Pistoi, una laurea in Scienze biologiche all’Università di Torino e un dottorato in Biologia molecolare all’Université Pierre et Marie Curie/Institut Pasteur di Parigi, è giornalista scientifico e consulente con esperienza da ricercatore biomedico e in un suo video recente su YouTube spiega che cosa fa una mascherina:

“Non disinfetta, non uccide nessun germe ma forma semplicemente un filtro, una barriera fisica tra le vie respiratorie di una persona e l’ambiente fisico. La barriera può funzionare da dentro a fuori, quindi proteggendo chi ci sta davanti, da fuori a dentro, quindi proteggendo chi respira, o più o meno nei due sensi a seconda del tipo di mascherina”

“Nel caso dei virus che si trasmetto per via aerea da una persona all’altra come il Coronavirus, lo scopo della barriera è soprattutto fare in modo che le goccioline di saliva, che sono quelle che trasmettono il contagio, non passino da una persona all’altra”

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Un’altra cosa che abbiamo ben compreso in queste settimane è che il termine mascherina nasconde un vero e proprio universo, una serie, per così dire, di “modelli” e varianti che ci sembra il caso di provare a comprendere un po’ meglio:

“Esistono fondamentalmente due tipi di mascherina – spiega Pistoi – la prima è la così detta mascherina chirurgica fatta con strati di fibra e di cotone. E’ relativamente leggera, ha una forma avvolgente ed è quella che vedente indossata dai chirurghi durante le operazioni. La mascherina chirurgica è progettata per proteggere chi sta davanti la mascherina non dietro la mascherina ed è per questo che, ad esempio, la usano i chirurghi o i medici per proteggere il campo operatorio […] Le altre sono maschere decisamente più spesse, formate da diversi strati di microfilma o materiali come carboni attivi e tecnicamente si chiamano mascherine respiratori oppure anche filtranti facciali, da qui la sigla FFP. […] I numeri della sigla FFP indicano il tipo di filtrazione, quindi il tipo di protezione offerto dalle mascherine [] Queste maschere sono progettate per offrire protezione a chi le indossa, quindi da fuori a dentro. Alcune di queste mascherine hanno anche delle valvole che servono a facilitare l’espirazione.”

Ottimo dunque, abbiamo qualcosa che ci protegge. In realtà le cose non stanno proprio così. Prosegue infatti Sergio Pistoi:

“Tutti gli esperti del mondo sconsigliano l’uso di qualunque tipo di mascherina per proteggersi dal virus nella vita di tutti i giorni”

Ma perché?

“Le ragioni principali sono due. La prima è che, se si rispettano le distanze fra una persona e l’altra e le precauzioni, che sono state ripetute mille volte (lavarsi le mani, non toccarsi il viso), non c’è nessun bisogno di usare le mascherine. Questo perché il veicolo di contagio del Coronavirus sono le goccioline di saliva che escono dalla bocca di una persona che può essere contagiata. […] Se non hai nessuno attorno e non ti metti le mani in faccia prima di lavartele non ci sono particelle virali che una mascherina abbia bisogno di filtrare. Secondo e ancora più importante: se le mascherine non si sanno usare correttamente diventano addirittura dannose ed è peggio che non averle. Sembrerà strano ma è così.”

Come può una mascherina divenire dannosa? Di modi ne esistono a quanto pare svariati:

“La mascherina funziona filtrando l’aria che passa attraverso diversi strati di fibre che alla fine intrappolano le particelle. […] Quindi prima cosa la mascherina è perfettamente inutile se non aderisce perfettamente al volto perché l’aria, eventualmente contaminata, passa tranquillamente dai lati. Questa è già una prima difficoltà importante: infatti, nell’indossare questo tipo di mascherine, il personale sanitario sa che deve usare una precisa procedura e anche verificare che l’aria non passi ai lati della maschera […] Secondo: vi siete mai chiesti dove rimangono le particelle che la mascherina filtra tutto il santo giorno? Non è che spariscono, rimangono intrappolate nella parte esterna della maschera […] Quindi se io mi metto la mascherina, poi me la tocco e me la sposto tutto il giorno, magari mi tocco anche la faccia, come fanno tutti quelli che vedo in giro, e magari me la abbasso anche sul mento rischio di farmi un bel maquillage di particelle virali che alla fine mi entrano nelle vie aeree. Se prendi una mascherina usata e la metti in tasca, rischi di contaminare la tasca. Se la metti in una busta, per usarla il giorno dopo, rischi che le particelle virali dall’esterno vadano all’interno e quindi te le respiri. Se la lavi non funziona più. Se l’abbassi sulla bocca per rispondere al telefono, stai praticamente leccando l’esterno della maschera. Se hai la barba in un certo modo non vanno bene. Se vai a casa e la poggi sul tavolo metti a rischio il tavolo e chi lo usa. […] Non ho visto una sola persona che indossa una mascherina in modo corretto. Infatti è molto difficile nella vita di tutti i giorni usare queste mascherine senza fare cavolate perché consono fatte per essere usate nella vita di tutti i giorni ma in ambienti particolari, come l’ambiente ospedaliero”

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Foto da Pixabay

E se uno volesse emulare le procedure ospedaliere? Be’ la celebre mission impossible è qualcosa di forse più abbordabile. Basterà a tal proposito ricordare che una mascherina non andrebbe mai toccata con le mani e che, di qualsiasi genere essa sia, è rigorosamente monouso.

Avete buttato ad ogni singolo uso la vostra mascherina? Siete certi di non averla toccata mai in alcun modo? E di non averla posata mai? Di non aver mai provato a disinfettarla?

Altra cosa. E’ scientificamente dimostrato che la mascherina aumenta notevolmente la frequenza con cui ci tocchiamo il viso: si sposta, ci da fastidio, si appannano gli occhiali ed ecco che le nostre mani si muovono là dove mai dovrebbero.

A ciò aggiungiamo poi l’oramai celeberrimo falso senso di sicurezza. Ho la mascherina, sono tranquilla, ed ecco che abbasso la guarda: farò meno attenzione a toccarmi il viso, trascurerò la distanza di sicurezza e il pericolo si farà così sempre più vicino.

E respirare? Già, anche quello con una mascherina non è semplice e si sottopone così a uno stress inutile il sistema respiratorio

Ma chi ha allora bisogno di queste mascherine? Ce lo dice l’OMS e le autorità sanitarie di tutti i Paesi: operatori sanitari, chi ha i sintomi del virus o è comunque in isolamento perché positivo ma asintomatico  (in questo caso mascherina chirurgica), chi si prende cura di persone affette dal virus o chi è considerato un soggetto fragile (immunodepressi, malati in senso lato).

Infine ricordate una cosa: soprattutto le mascherine FFP scarseggiano e abusarne significa toglierle a chi ne ha veramente bisogno. Ma come, facciamo applausi dalle finestre, donazioni, post strappalacrime per medici e infermieri e poi li mettiamo in pericolo? Tenete presente che in questo momento il fabbisogno di mascherine stimato negli ospedali è quantificato intorno ai 40milioni al mese e reperirle è una vera fatica.

Aiutiamoli ad aiutarci e, ancor di più, aiutiamo noi stessi e chi amiamo.