Coronavirus Italia | Sanificazione strade: non solo inutile ma anche dannosa

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Sempre più città italiane si mostrano alle prese con la sanificazione delle strade volta, teoricamente, a combattere il Coronavirus. Ma è realmente utile?

sanificazione strade
Photo by Marco Di Lauro/Getty Images

In molte città italiane i sindaci e gli amministratori locali hanno iniziato una nuova affascinante pratica per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Lungo le ore della notte fanno spruzzare per le strade della città grandi quantitativi di candeggina, un potente igienizzante che dovrebbe debellare questo virus.

Peccato però che il Coronavirus non viaggia nell’aria e che, come abbiamo già abbondantemente visto, ha come mezzo di principale trasmissione il contagio da individuo a individuo e non certo da superficie a individuo.

Perché allora questa pratica? I motivi sono ben più sottili e complessi della “semplice” lotta al contagio. Esploriamoli insieme con l’aiuto di un divulgatore che già abbiamo imparato a conoscere: Dario Bressanini.

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Coronavirus e sanificazione strade: sì o no?

sanificazione coronavirus
Photo by Marco Di Lauro/Getty Images

“Vi dico subito che non c’è nessuna prova scientifica che questo possa servire e invece ci sono delle prove che dimostrano che questa non è proprio una buona cosa da fare. Ma perché allora lo fanno?”

Così Dario Bressanini, chimico e divulgatore scientifico, ha introdotto ieri sera nelle sue Instagram Stories una completa e dettagliata analisi di una delle pratiche più in voga del momento: la santificazione delle strade nella lotta al Coronavirus.

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Per fare ciò è partito da una interessante testimonianza fornitagli da Sonia Cambursano, sindaco di Strambino, piccola cittadina piemontese, che ha voluto inviare un video al divulgatore spiegando la sua personale esperienza con la richiesta di santificazione delle strade:

“Molte città, molti sindaci di grandi città hanno deciso di procedere con questa pratica che, a quanto mi consta, ad oggi, non ha alcun riscontro scientifico e contro la quale si era già espressa anche l’OMS. Molti sindaci, anche da me consultati, che hanno deciso di farla, a cui ho chiesto ‘ma perché, cioè se non vi sono prove che questa serva a qualche cosa, come mai lo fate?’ mi hanno risposto ‘perché fa presa sulla popolazione, perché comunque questa misura rassicura’.

Ora io ritengo che con i mezzi pubblici non si adottino misure placebo e che comunque si comunichi anche attraverso le azioni. Agire in senso contrario a una pratica che non ha riscontro scientifico secondo me è agire in scienza e coscienza per il bene pubblico.

Abbiamo resistito e alla fine abbiamo fatto bene perché anche la regione Piemonte e l’ARPA si sono espresse in senso contrario e ci hanno detto che non solo questa pratica è inutile per il Coronavirus ma è anche molto dannosa per l’ambiente.

Quindi quello che io penso è che i soldi pubblici non vadano buttati in misure che generano solo ulteriore confusione e che si debbano tenere da parte per i momenti duri che ci aspetteranno, perché avremo bisogno di tutte le misure di cui disponiamo”

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Ma perché questa pratica della santificazione delle strade non ha senso? Bressanini lo spiega parlando della differenza tra “probabilità” e “possibilità“.

“Avete comprato il biglietto della lotteria di Capodanno. E’ possibile che vinciate? Sì, è possibile altrimenti cosa cavolo comprare a fare il biglietto. E’ probabile? Poco, molto poco […]”

Compresa questa piccola ma importante distinzione capiamo come applicarla all’attuale emergenza Coronavirus:

“Ricordiamoci due cose. La prima è che tutti gli studi ci dicono che la fonte principale e fondamentale di contagio è il contagio interpersonale cioè da persona a persona […]. La seconda cosa da ricordare è quel numero, R0, cioè il numero medio di persone che un contagiato riesce a contagiare a sua volta, ovviamente in una situazione normale in cui è in giro, ha contatti cona altre persone, non adesso che siamo tutti, più o meno, isolati in casa. E’ questo numero tra due e tre, non è 300, non è 30. Il singolo atto di contagio è di per sé poco probabile. […] Ci sono dei virus per cui questo numero è molto più elevato. Il morbillo, per esempio, ha questo numero che va dai 12 ai 18, molto di più, perché ha un modo di trasmissione diverso […] E’ molto molto piccolo e quindi rimane per aria in quello che si chiama l’aerosol. Avete presente la nebbia? La nebbia sono delle goccioline di acqua ma sono talmente talmente talmente piccole che riescono a rimanere sospese per aria per talmente tanto tempo. [….] Per il Covid-19 questo non capita o, meglio, non capita di solito e qui stiamo ancora alla questione della probabilità e della possibilità. Ma è possibile che il virus rimanga nell’aria per un po’? Si è possibile ma quanto è probabile che io mi possa prendere una malattia da questo? Pochissimo. […] Tenente presente che comunque all’esterno, con il sole, con il vento, con al pioggia il virus comunque non sopravvive, quindi disinfettare l’aria esterna è perfettamente inutile.”

E le superfici? Certo qualche gocciolina può cadere sull’asfalto e si teme che calpestando il virus possa così esser portato, attraverso la suola delle scarpe, in casa:

“Noi portiamo a casa normalmente tutti i giorni virus e batteri e io in casa non vado in giro con le scarpe […] Anche in questo caso ci sono degli studi fatti in laboratorio, in condizioni ottimali che dimostrano che, se io prendo delle particolari superfici e vi spruzzo sopra del virus poi vado a vedere e in alcuni casi me lo ritrovo dopo un paio di ore o, magari in altri tipi di superfici, anche un paio di giorni. Ma questo in un caso estremo di laboratorio. Questo vuol dire che ci dobbiamo preoccupare nella vita reale se io vado fuori e mi immagino che magari l’altro ieri è passata una persona malata e sta contagiando tutto? No. […] Posso immaginarmi dei casi in cui il contagio avviene attraverso le superfici? Certo […] ma non è un modo diffuso di contagio”

Triste a dirsi poi ma entra, in fine, in gioco anche una questione di budget. Le risorse economiche, in questo difficile momento, scarseggiano un po’ ovunque e sarebbe dunque bene orientarle là dove più servono:

“Si deve parlare di soldi, di risorse in un momento in cui sono scarse e scarseggeranno sempre di più […] Un’amministratore pubblico ha il dovere di razionalizzare e capire come poter utilizzare al meglio le poche risorse che ha. [..] La ricchezza per distribuirla bisogna prima produrla e adesso avremo un calo di produzione della ricchezza […] Quindi, buttare via dei soldi per una cosa che è palesemente inutile e impiega risorse anche umane è veramente scandaloso”

Riflettendo, nonostante tutte queste considerazione, sull’impiego della candeggina nelle strade, qualcuno potrebbe però chiedersi: “va bene ma che male può fare? Disinfetta!”

“Eh no ci sono delle contro indicazioni, basta ragionarci un po’. Prima di tutto l’ipoclorito di sodio, la candeggina, è un irritante per le mucose e quindi le persone che ci sono vicine possono avere delle conseguenze anche di tipo sanitario. […] Seconda cosa danni ambientali. Qui fino all’altro giorno erano tutti ecobio […] adesso si sparge candeggina in giro a metta. Non esiste, perché tutta quella roba lì che mandiamo in giro poi va a finire, per esempio, nella falda acquifera, oppure va a finire poi negli impianti di depurazione e ammazza tutti i batteri che possono essere lì e possono essere utili per il loro scopo[…] Pensate anche a tutti gli animali, gli insetti le piante, tutto quello che vive nel nostro ambiente urbano”

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Foto da Pixabay

Riassumendo dunque. La santificazione delle strade nella lotta al Coronavirus pare essere inutile e anche dannosa perché:

  • Fornisce un falso senso di protezione poiché nessuno studio la presenta come utile contro la diffusione di un virus che si trasmette principalmente nel contagio da persona a persona
  • Nuoce all’ambiente circostante e, potenzialmente, anche alle persone
  • Spreca risorse pubbliche in questo momento scarseggiano e, a breve, serviranno per ben altre urgenze

Ecco dunque il perfetto esempio della differenza tra un provvedimento medico e uno politico: il primo risponde a reali esigenze dei cittadini, il secondo solo alla pancia dei cittadini mirando più ad accontentarli che a tutelarli. Impariamo a informarci e impareremo anche a comprendere meglio.