Coronavirus | Raffaele Morelli a Mattino 5: “il silenzio fa paura”

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Perché questo isolamento obbligato per contrastare il Coronavirus ci crea tanto disagio? Lo spiega Raffaele Morelli ai microfoni di Mattino 5

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Foto da Twitter @RaffaeleMorelli   

“Ricordiamoci che ai nostri nonni fu ordinato di andare in guerra, a noi stanno chiedendo di stare sul divano”

Ecco una delle molte frasi tra il sarcastico e l’istruttivo che sembrano andare tanto di moda in questi giorni.

Il Coronavirus ci ha costretto a un isolamento forzato, un sacrificio da molti non capito o, comunque, che risulta a quanto pare difficilmente sostenibile.

Se nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di un fastidio che con l’abitudine e, soprattutto, la consapevolezza che si tratta di un sacrificio necessario  non potrà che esser superato, in altri casi la difficoltà può esser un po’ più pressante e concreta.

Stare da soli per molti non è facile, si tratta di un oggettivo limite, una condizione che, ponendo dinnanzi a nostri “mostri” personali, spaventa e disorienta.

Ci spiega meglio questo sottile meccanismo mentale Raffaele Morelli, psichiatra, psicoterapeuta, filosofo e saggista italiano.

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L’isolamento forza del Coronavirus ci fa paura: lo dice Raffaele Morelli

stare a casa
Foto da Pixabay 

La domanda è:

“Quali sono le oggettive difficoltà che gli italiani stanno incontrando in questo particolare momento?”

Raffaele Morelli, ospite a Mattino 5, fornisce la sua interpretazione psicologica della situazione di isolamento forzato portata in Italia dal Coronavirus.

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“Noi non conosciamo noi stessi. Quando diciamo quella frase ‘io mi conosco’ non è vero. Noi conosciamo al superficie di noi stessi. Con che cosa ci porta a contatto il virus? Con le radici del cervello. Il cervello è un organo antichissimo. E’ come un fiore: può fiorire o spegnersi. Allora, che cosa accade in questo momento? Io mi trovo da solo, a contatto con me stesso, non sono abituato. Il silenzio, ci fa paura non siamo abituati. Ci fa paura anche lo stare con noi stessi perché, in questo momento di fragilità, che cosa succede? Che noi cominciamo a criticarci, a dirci: ‘ eh la mia vita, chissà dove ho sbagliato. Forse sono stato con la persona sbagliata, non ho sposato quello là (naturalmente quando incontriamo quelli che sognavamo di sposare ci accorgiamo che abbiamo fatto molto bene a non posarli).’ Poi che cosa succede? Cominciamo a dire ‘mah, non ho avuto un buon rapporto con mio padre, con mia madre’. Cominciamo a far partire delle autocritiche che sono pericolosissime: la tua vita va bene così com’è, è quella lì, ci vivi dentro perché ti appartiene. Non è il momento di mettersi in discussione! L’altro errore che non si deve fare è dire ‘il mio carattere non va bene, sono troppo impulsivo’; l’altro dice ‘io sono sempre stato timido’. Ma il tuo carattere è la tua qualità, il tuo marchio di fabbrica: guai a criticarsi in questo momento!”

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Si tratta dunque ancora una volta di affrontare i nostri personali limiti. Una nuova sfida, portata dal nemico del momento: il Coronavirus.