Coronavirus Italia | Come cambia la vita dei disabili con le nuove norme

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Il decreto legge emanato nella nottata di ieri dal Premier Conte allarga l’allerta Coronavirus a tutta Italia. Misure più stringenti anche per le persone con disabilità. Cosa cambia.

Disabilità e Coronavirus, le implicazioni
Disabilità e Coronavirus, le implicazioni (Getty Images)

L’emergenza Coronavirus, non solo in Italia, ha praticamente modificato le abitudini giornaliere dei cittadini. Tutte le categorie sociali sono chiamate ad un cambiamento per far sì che il contagio venga limitato il più possibile: l’obiettivo è arginare il COVID-19, serve la collaborazione di tutti. Di chi lavora nella sanità – in moltissimi si stanno adoperando per trovare una soluzione plausibile a stretto giro – e chi (nel proprio piccolo) fornisce un contributo minimo ma fondamentale.

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Restare a casa, questo è stato ripetuto a gran voce, per permettere a chi di dovere di lavorare con calma e curare coloro che, purtroppo, stanno combattendo con il Coronavirus. Rimanere nelle proprie abitazioni il più possibile per non essere untori – consapevoli o inconsapevoli – del batterio. Il nostro Paese è stato costretto ad usare il “pugno di ferro”: tutta l’Italia è zona rossa, sono vietati categoricamente (si rischia il carcere fino a tre mesi più un’ammenda salata per chi trasgredisce la norma) gli spostamenti tranne per motivi di necessità: entro cui rientrano gli ambiti e le situazioni di lavoro e salute.

Coronavirus, il nuovo decreto legge nella vita delle persone con disabilità

Disabilità e Coronavirus, cosa cambia con il decreto
Disabilità e Coronavirus, cosa cambia con il decreto (Getty Images)

Si può, dunque, anche andare a fare la spesa (malgrado moltissime persone abbiano assaltato senza criterio i supermercati credendo che non fosse più possibile reperire beni di prima necessità). Fino al 3 aprile 2020, almeno, si deve tirare la cinghia e attenersi alle disposizioni. C’è, però, qualcuno in attesa di risposte convincenti perché – in un certo qual modo – in emergenza c’è sempre stato. Anche prima del Coronavirus.

Si tratta delle persone con disabilità che devono fronteggiare diversi problemi e paradossi in questo periodo complicato: il primo – che non riguarda i disabili gravi poiché i trattamenti in ospedale e nei reparti proseguono, così come analisi del sangue e quant’altro – ha a che fare con la riabilitazione di mantenimento.

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Il decreto legge, varato ieri notte da Conte e in vigore da stamattina, impone la chiusura di palestre ma permette l’esercizio ad ambulatori medici: i centri riabilitativi sono una via di mezzo. Come regolarsi ai tempi del Coronavirus. Proseguire o bloccare i progetti fisioterapici in corso? A questo punto entra in gioco la discrezionalità delle singole aziende: vale a dire che il Governo consente ai fisioterapisti e alle strutture di riabilitazione l’esercizio della professione, però, ciascun centro riabilitativo può decidere se rimanere aperto oppure no. In parole povere: i trattamenti sono permessi, ma non garantiti. Si consiglia, dunque, di consultare la propria struttura di riferimento e congelare – qualora ce ne fosse bisogno – il proprio percorso riabilitativo a data da destinarsi per evitare che la sospensione delle attività vada ad inficiare su un iter burocratico, oltre che officinale, in corso.

Il secondo problema riguarda la possibile decisione di sospendere temporaneamente la circolare che accoglieva la proposta del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: il rischio è quello di non avere operatori educativo culturali a domicilio per gli studenti con disabilità. L’ipotesi si è fatta largo in più di qualche contesto, in primis dalle parti del Campidoglio.

Duro attacco da parte dei sindacati: “La misura va contro la ratio del decreto governativo”. Infatti Conte, all’interno del decreto legge, ha lasciato uno spiraglio e qualche concessione proprio all’assistenza domiciliare. Che differisce, appunto, dal trovarsi in altri luoghi come possono essere i centri di riabilitazione.

La frizione principale avviene con l’arresto anticipato delle lezioni scolastiche: i giovani con disabilità potrebbero trovarsi senza Aec e lavoratori di cooperative. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di convertire le ore di queste persone qualificate, che normalmente sono spese fra i banchi, in ore di ausilio domiciliare per garantire anche a determinate categorie il diritto allo studio e alla socialità nelle abitazioni: “Garantiremo la continuità al rapporto con gli operatori, tutelando i lavoratori e sostenendo i nuclei familiari”, rassicurano dalle politiche sociali. Nel frattempo, una parte del Terzo Settore resta sugli scudi.

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