Effetto Werther | Come i media possono indurre a suicidi di massa

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Effetto Werther | Ecco come i mass media possono indurre una catena di suicidi. Scopriamo come avviene questo strano e sinistro effetto e da dove ha origine

ansia e depressione
effetto werther (Foto: Pixabay)

L’effetto Werther è un fenomeno psicologico di massa, secondo cui la pubblicazione da parte dei mass media di una notizia di suicidio ne può provocare a catena una serie di altri. E’ noto come, spesso al telegiornale siamo subissati da notizie di cronaca agghiaccianti che avvengono – misteriosamente – una dopo l’altra. La notizia di suicidio di qualche persona può davvero portare al suicidio di altre persone non note tra loro, creando così, una vera e propria catena del suicidio? Ebbene sì, ed è quello che molti psicologi sostengono da decenni. Purtroppo, poco conosciuto, questo effetto ha origini antiche. Forse i più letterati e gli amanti della lettura hanno già individuato l’origine del nome dato all’effetto Werther ma, per chi non lo sapesse, questo ha origine proprio da un romanzo di Goethe: I dolori del giovane Werther.

Scopriamo di più sull’effetto Werther e come si innesca il “meccanismo psicologico” dei suicidi a catena.

Effetto Werther | I suicidi a catena prodotti dai mass media

depressione disordine
effetto werther (Foto: Pixabay)

Come appena specificato, a dare il nome a questo meccanismo psicologico è proprio il protagonista del romanzo di GoetheI dolori del giovane Werther. Werther, il protagonista del romanzo, appena ventenne e follemente innamorato di Charlotte, una donna che non può essere sua poiché promessa sposa ad un altro. Non sopportando l’idea e la società medio-borghese in cui esso stesso vive, si suicida, spinto dalla consapevolezza di non poter provare altro sentimento oltre all’infelicità. Il romanzo ha da subito successo in tutta Europa, dando origine ad una vera e propria tendenza,  rinominata, successivamente wertherismo: essa,  molto condivisa da tanti artisti dell’epoca, si esprime attraverso un atteggiamento infelice, quasi dannato e triste, di chi si lascia guidare dalle proprie emozioni e basta.

Il romanzo di Goethe è stato avvicinato a tale fenomeno poiché l’autore fa una dettagliata descrizione del personaggio tormentato riferita allo stato mentale di Werther. Una tale e intrinseca emotività che porta in sé una marcata nota suicida già molto prima che il giovane decida di compiere l’atto mortale. Sotto il punto di vista psicologico, uno stato emotivo di questa portata non può essere la conseguenza di una “moda”, ma dipende da numerosi fattori che possono essere diversi da persona a persona. Per questo motivo l’effetto Werther non va inteso come un istinto di simulazione: anche se molti studi a tal riguardo hanno evidenziato come la notizia di un suicidio, specie se questo è commesso da una persona nota come una celebrità,  rimbalza da media a media, e può avere un forte impatto su taluni gruppi della società.

Dopo l’uscita del romanzo di Goethe si assisté a un’ondata di suicidi per imitazione in molte zone d’Europa tale da impensierire i governi di alcuni paesi a vietarne la lettura nonché la pubblicazione. Questa stessa reazione si ebbe anche in Italia con il romanzo di Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis ad inizio ‘800. di dimensioni tali da persuadere i governi di alcuni paesi a vietarne la pubblicazione. 

Il fenomeno Werther è anche noto scientificamente con il nome di Copycat Effect la quale ha avuto una forte presa sul suolo americano. In modo particolare a Los Angeles dove ci fu un innalzamento di suicidi (ben il 40%) dopo la notizia divulgata della morte della star Marylin Monroe E’ stato anche dimostrato che appena dopo la notizia di alcuni suicidi il numero delle vittime di incidenti aeree e automobilistici è aumentato notevolmente, si stima intorno al 1.000 per cento. Altri esempi riguardano alcuni suicidi di massa avvenuti all’interno di alcune sette negli anni ’70 come per esempio, la congregazione del Tempio del Popolo con a capo il reverendo Jones.

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Effetto Werther | Gli studi sui suicidi a catena a Vienna e in Corea

tv
effetto werther (Istock)

La correlazione evidenziata tra i suicidi di alcune persone e il nesso con il suicidio di una persona nota, celebre ha origine nel lontano 1984-87, quando una serie di suicidi avvenne nella città di Vienna.

E’ proprio a Vienna che vi fu uno dei primi casi dell’effetto Werther. Diversi studi hanno mostrato, infatti che a Vienna, in quei 3 anni (1984-1987) si registrò un’impennata di suicidi con la stessa modalità: tutte le vittime si buttavano sotto la metropolitana. Dopo una serie di discussioni sulle modalità di intervento, si decise in accordo con la stampa di non pubblicare le notizie dei decessi. Grazie a questo accorgimento, il tasso di suicidi tornò a diminuire.

Ma, arrivando in tempi più recenti, un altro importante studio condotto sull’effetto Werther, si ebbe in Corea nel 2013. Statisticamente, si sono analizzati alcuni dati relativi ai suicidi rispettivamente prima e dopo la notizia della morte di 2 personaggi noti, un’attrice ed un politico del Paese.

Ebbene, tali eventi hanno dato l’avvio ad un aumento del tasso di suicidi nella popolazione. Per esempio, l’effetto dato dalla notizia del suicidio dell’ex presidente Roh ha influenzato per molto più tempo la società rispetto al suicidio causato dalla morte dell’attrice Choi. Inoltre gli studiosi hanno sottolineato come ambedue le notizie siano state riportate dai media con molti particolari, incluse le foto scattate al momento del ritrovamento dei due cadaveri.

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Suicidi a catena | E’ davvero colpa dei Mass Media?

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effetto werther IStock

Alcuni autori come lo psichiatra J. A. Motto hanno dato un’interpretazione del fenomeno per identificazione, ossia propositi suicidi latenti in alcune persone possono essere amplificati e messi in atto identificandosi con qualcuno che abbia appena compiuto lo stesso atto.

L’uomo è un animale sociale che tende a usare le azioni degli altri per decidere cosa è appropriato fare, specie quando percepiamo gli altri come simili a noi, ad esempio per condizione sociale. Inoltre in alcune fasce di età, come l’adolescenza, la tendenza imitativa è mediamente più alta e può quindi esserci un rischio maggiore dell’innesco di una catena di eventi analoghi. Anche il ricercatore Giuseppe Cosco ebbe modo di parlare del fenomeno in una intervista.

Cosco infatti dichiarò: E’ stato dimostrato che suicidi, delitti e incidenti mortali di auto o aerei riportati in prima pagina e pubblicizzati fanno aumentare considerevolmente, dopo la loro pubblicazione, fatti analoghi.” Questa relazione emerge anche da uno studio del sociologo prof. Riaz Hassan, della università di Flienders (Australia).
Il ricercatore ha analizzato circa 20.000 casi di suicidio avvenuti tra il 1981 e 1990.

Il risultato è stato sorprendente: la media quotidiana dei suicidi sale di circa il 10% nei due giorni successivi alla comparsa della notizia di suicidi sui principali quotidiani.
E non c’è neppure da stupirsi troppo. Altri lavori confermano tutto ciò. E’ noto tra coloro che si occupano di media e psicologi, (pubblicitari, ricercatori sociali e psicologi sociali,.), che il linguaggio evocativo ha un immenso potere nello spingere a nuovi comportamenti.

I media possono non rendersi conto di quanto sia facile fornire tutti gli ingredienti necessari a un suicidio a coloro che in quel momento sono particolarmente vulnerabili al messaggio. Eppure la “ricetta” è sempre la stessa: situazioni fin troppo reali vengono divulgate e si inseriscono con una facilità estrema nel contesto socio-culturale della massa, divenendo modelli di soluzione. Un evento noto in letteratura riguarda un episodio di un serial televisivo britannico (Casualty), in cui una ragazza di 15 anni ingoiava 50 compresse di paracetamolo, da cui si desumeva che sarebbe poi morta. Vari autori hanno rilevato che a seguito di questo episodio molti suicidi e tentativi di suicidio sono stati effettuati ingerendo compresse di paracetamolo. Nei casi di tentativo di suicidio molte delle vittime hanno confessato la connessione con l’episodio citato.

Forse, molti di voi staranno pensando alle recenti morti di adolescenti che, dopo uno stupido “gioco” sul cellulare o pc si suicidavano. Mi riferisco al purtroppo noto gioco della Balena Blu (Blue Whale game). Ne hanno parlato tg, programmi televisivi, fatte inchieste ma tutta questa divulgazione ad opera dei media non ha tenuto conto di una cosa importante e vecchia: l’effetto werther. Rendere i suicidi un evento “sensazionalistico” è un sistema orrendo di fare giornalismo, il rischio di simulare lo stesso atto è molto alto, esistono, a tal proposito, delle linee guide che spiegano come affrontare in modo corretto questi eventi in tv, regole, ovviamente, non seguiti da molti, che così facendo rischiano di ingigantire un fenomeno che, invece, andrebbe soppresso.

Le notizie di suicidi divulgate dai Media | Non sempre sono vere, ecco perché

serie tv segreti
effetto werther (Istock Photos)

Che senso ha “informare” minuziosamente i telespettatori di ogni suicidio che abbia luogo in Italia (e a volte anche all’estero)? Suicidi per una moltitudine di problemi diversi quali: economici, suicidi adolescenziali a causa di bullismo o cyberbullismo, per problemi di salute, per gelosia, per razzismo o omofobia o per stalking. L’Italia radiotelevisiva è diventata il festival dei suicidi.

Tra l’altro, perché instillare nelle menti dell’opinione pubblica l’idea che i suicidi in Italia siano in aumento e anche di molto, quando in realtà le statistiche dicono tutt’altro? Dal 2012, almeno fino ad oggi i suicidi non sono aumentati rispetto agli anni precedenti e sono ben lontani dal picco raggiunto nei primi anni 90′. Ebbene, se i suicidi per problematiche economiche sono aumentati, è altresì vero che se si considera il dato totale a quanto pare il numero di suicidi in questi anni è decisamente minore rispetto ai picchi degli anni passati.
Una risposta accettabile a tali interrogativi potrebbe essere data mettendo in relazione l’utilitarismo delle per la paura demografica di alcuni potenti gruppi d’élite con il fenomeno dell’effetto Werther. Sembrerebbe, dunque, che i media siano in grado d’influenzare talmente tanto il numero di suicidi in una società, per il semplice fatto di darne notizia.

Considerato l’impatto che i media hanno sulla nostra vita di tutti i giorni e alla luce di ricerche su fenomeni psicologici come questo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che è indispensabile che vengano elaborate delle regole rispetto alla pubblicazione di contenuti ritenuti di forte impatto sociale, come appunto i suicidi.

Linee guida per identificare gli elementi mediatici che favoriscono o prevengono il suicidio

Il rischio di contagio è più alto se:

  • è presente un riferimento sensazionale;
  • Il servizio è in prima pagina e in modo particolare se risiede nella metà superiore;
  • La parola “suicidio” appare in prima pagina;
  • Vi sono foto dei cadaveri o della vittima nonché figure della scena dove è avvenuto il suicidio;
  • La vittima è “elogiata” e passa come un eroe.
  • L’effetto di emulazione sarà più forte su persone  maggiormente impressionabili se:
  • Si forniscono dettagli su come è avvenuto il fatto o dove il suicidio è avvenuto ;
  • Il suicidio è descritto come inspiegabile (es: era così bravo, aveva tutto dalla vita)
  • I motivi del suicidio sono resi “eroici” o romantici
  • I motivi sono semplici (ad es.: la giovane ha commesso il suicidio a causa di un brutto voto a scuola)
  • Il rischio di emulazione è ridotto quando:
  • Sono presentate alternative al suicidio (dove l’individuo poteva trovare aiuto?);
  • Vengono dati esempi di esiti favorevoli; (il tale si è fatto aiutare, ce l’ha fatta)
  • Sono date informazioni sulle risorse a disposizione di individui con particolari tendenze suicide;
  • E’ presente una guida su ipotetici comportamenti suicidari.

I Segnali d’allarme cui prestare attenzione:

  • Minacce di suicidio, anche se queste sono dirette o indirette;
  • Precedenti tentativi falliti di farla finita;
  • Cambiamenti nel comportamento (debolezza, svogliatezza, apatia);
  • Depressione (insonnia, perdita dell’appetito, preoccupazioni, perdita di iniziativa ed interessi, mancanza di interesse per ogni cosa);
  • Un possibile piano finale da parte della persona (come disfarsi di oggetti personali).

La vulnerabilità degli individui ai messaggi dei media è evidente nella quotidianità. La pubblicità di ogni genere ha effetti sicuri su alcuni gruppi di popolazione. I media non riescono a dividere la loro azione informativa che invece è tendente a massimizzare le visualizzazioni e accrescere il potere informativo tra i molti generi di notizie trattati così come i temi. La statistica letteraria ha confermato a largo spettro l’azione stereotipata dei media nell’indurre comportamenti emulativi in soggetti ritenuti facilmente suscettibili. Le notizie che parlano di suicidio sono spesso trattate in modo sensazionalistico. Nei giornali queste notizie ricevono molto frequentemente dei titoloni in prima pagina e la presentazione come se fosse uno “scoop”. Dettagli macabri che, molte volte, sfiorano la tollerabilità del senso comune sono facilmente trovabili negli articoli di giornali e nei telegiornali quotidiani. Serie televisive e film, poi,  sono generalmente i primi nel presentare il suicidio come un comportamento tipicamente connesso a specifiche situazioni della vita quotidiana, considerando che molte serie televisive sono parte integrante della quotidianità di molte persone di vario status sociale ed età.

paura del parto
tocofobia paura del parto (Istock Photos)

 

Un crescente numero di iniziative ha portato all’elaborazione di regole idonee atte a migliorare il modo con il quale il tema del suicidio è trattato dai vari media. Allo stato attuale, pare vi siano dei primi movimenti da parte dei rappresentanti dei media per migliorare la presentazione del fenomeno del suicidio al pubblico.

 

(Fonte. disinformazione.it – thedifferentgroup.com)