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Come rispondere agli infiniti “perché” dei bambini | Istruzioni per genitori

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Come rispondere agli infiniti “perché” dei bambini | Le istruzioni che i genitori devono seguire per rispondere correttamente al proprio bimbo 

bambino curioso
come rispondere agli infiniti perché dei bambini (Istock) (Istock Photos)

I bambini sono naturalmente curiosi, ma a un certo punto della loro vita, entrano in una fase in cui tutto fa sorgere la fatidica domanda: perché? Perché le nuvole sono in cielo, perché il cane fa bau, perché il nonno russa quando dorme… e potremmo continuare all’infinito. Domande a cui in realtà non esiste una risposta, o meglio noi genitori non sapremmo come rispondere in modo facilmente comprensibile per un bimbo così piccolo. Quindi, come uscire dall’impasse ed evitare di ricorrere a Google per rispondere a tutti i perché di nostro figlio?  Scopriamo come fare e cerchiamo di capire come si sviluppa la fase dei perché dei bambini.

Maternità | I due “perché” che i bambini pongono ai grandi

bimbo con dubbi
come rispondere agli infiniti perché dei bimbi (Istock)

Ma come si sviluppa e da cosa dipende la fase dei perché? Prima di iniziare a porci delle domande su come rispondere ai nostri pargoletti curiosi, dovremmo capire il motivo per il quale, ad un certo punto, nostro figlio inizia a domandare. Ecco che la fase dei perché dipende da due importanti fattori:

Lo sviluppo del linguaggio e delle capacità cognitive e il carattere del bambino. Entrambe variano molto da bambino a bambino, ma solitamente il primo fattore si verifica tra i 2 e i 3 anni: a quest’età i bambini con una buona proprietà di linguaggio ed elevate doti di comprensione possono cominciare a fare domande strambe. Per quanto riguarda il carattere, invece, è ovvio che un bambino estroverso sarà più portato a confrontarsi con un adulto rispetto a un bambino più chiuso e introverso.

La fase dei perché potrebbe durare quindi dai 2 ai 3 anni, fino ai 7-8 anni, dividendosi in due fasi: quella della scuola materna e poi quella dai sei anni in poi, quando il bambino comincia a frequentare la scuola. Con la scoperta della scrittura e della lettura, il bersaglio dei suoi perché possono diventare anche gli insegnanti, o il fratello maggiore, se c’è, ovvero le persone che più frequenta, oltre ai genitori. In entrambi i casi, comunque, il bambino pone all’adulto molto frequentemente sempre solo due categorie di “perché”. Queste categorie di perché sono:

  • I perché per conferma: appartengono a domande che il bimbo pone per avere la prova che è proprio esatto un concetto che conosce ma di cui non riesce a farsi ragione oppure che non condivide, per esempio “Perché devo andare a letto?; Perché vai al lavoro?; Perché bisogna spegnere la televisione?”. A fronte di questi interrogativi non conviene dilungarsi in spiegazioni tanto il bambino sa già perfettamente la risposta.
  • I perché per conoscenza: Sono quelle che nascono dallo sconcerto determinato da qualcosa che il bambino recepisce e trova in contrasto rispetto a quanto già conosce, grazie all’esperienza acquisita fino a quel momento. Queste domande richiedono una risposta soddisfacente (che non sempre si riesce a trovare) in quanto sono espressione di un reale turbamento. L’esempio classico è la domanda: “Perché si uccidono le mucche?”. L’altrettanto classica risposta è: “Per darci la carne da mangiare, la carne buona che ti fa diventare grande”. Ma il bambino, che sa che uccidere non si può, rincalza: “Perché allora tu mi hai detto che non bisogna fare male a nessuno?”. E qui la spiegazione diventa oggettivamente difficile. Che fare? La soluzione può essere quella di spiegargli che le mucche, purtroppo per loro, vengono allevate per essere mangiate (e che mangiare la carne aiuta a crescere), ma non provano alcun dolore quando vengono uccise. Diverso è invece causare danno a qualcuno senza che ve ne sia una precisa ragione.
    L’importante è, comunque, non rispondere mai in modo improprio, dando l’impressione al bambino di non aver ascoltato la sua domanda.

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Come rispondere agli infiniti “perché” dei bambini | Istruzioni per genitori

mamma e figlio
i mille perché dei bambini come rispondere alle domande (Istock)

Una buona risposta, al contrario di come si possa pensare, non deve essere esauriente ma, bensì, stimolare la curiosità (già fervida) dei piccoli in modo da stimolare un’ulteriore domanda nei bambini e favorire, così, l’osservazione sempre maggiore del mondo che lo circonda. Solo così il bimbo conserverà il gusto per la conoscenza e la ricerca della scoperta. Ma come rispondere per favorire il dialogo e la conoscenza nei bimbi? Esistono alcune piccole regole da seguire a tal proposito, per esempio:

Rispondete con domande aperte: di fronte alle domande del bambino, anziché una risposta, proponete una domanda, o cercate la risposta insieme a lui: “Cos’è?”, “Tu che ne pensi, a che cosa potrebbe servire?”.

Lasciategli la libertà di scelta e valutazione: dinanzi ad una domanda lasciate che sia il bimbo a valutare la risposta migliore. Dategli al massimo 2 o 3 alternative possibili da cui il bimbo può, in estrema libertà, ponderare, scegliere e valutare la sua decisione.L e occasioni sono infinite: dal colore della maglietta, al tipo di frutta della merenda, al posto a tavola.

Fatelo riflettere sulle proprie convinzioni: se il bimbo afferma convintissimo che la torta al cioccolato è la più buona del mondo. Voi rispondetegli con una domanda del tipo: Perché pensi che sia la più buona del mondo?Il semplice fatto di aggiungere un punto interrogativo alla fine della frase invita il bambino a riflettere e a cercare un motivo per la sua affermazione. Oppure, a una rimostranza come”Mamma, non mi piace la mia stanza! È brutta”, replicate: “Come pensi di poter renderla più bella?”.

Spiegate sempre le vostre azioni: se per esempio state cucinando, spiegate perché dovete mettere l’acqua nella pentola o perché vi dovete coprire se fuori fa freddo. In questo modo il vostro piccolo crea connessioni e colloca i vari fatti della vita in un sistema di rapporti coerenti.

Proponete il gioco del giornalista. I giornalisti di lingua inglese, per ricordarsi tutto quello che devono scrivere per raccontare compiutamente un evento, si riferiscono alla regola delle cinque W: Who, When, Where, What, Why (chi, quando, dove, che cosa, perché). Di fronte a una domanda o a un problema, fate con il bambino il gioco del giornalista, proponendo di risolvere come un piccolo mistero il suo: “Come mai è finito il latte?”, oppure invitatelo a raccontare una sua avventura tenendo presenti le cinque domande.

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Come rispondere ad un bimbo di 5 anni in poi

scrivere
come rispondere agli infiniti perché dei bambini (Istock) (Istock)

Prima dei cinque anni è meglio dare una risposta a mo’ di gioco che intrighi il bimbo. Intorno ai 5 anni i bambini non hanno ancora pensieri di base logica e  razionale, i loro pensieri si fondano solo sulla fantasia e sul mondo del gioco. Sarebbe inutile riempirli di informazioni troppo logiche, tecniche e razionali: non le capirebbero a pieno e non riuscirebbero a spiegarsele. Dopo i 5 anni, potrebbero iniziare ad arrivare anche le domande scomode, su grandi temi esistenziali. In questo momento date risposte semplici: ad esempio, spiegate che il nonno che è venuto a mancare è su una stella, potrebbe non essere sufficiente e i bambini potrebbero intuire che non gli state dicendo la verità. In questo caso è necessario rispondere nel modo più esatto possibile. Quando, invece, iniziano ad avere accesso alla tecnologia, ad andare a scuola, magari anche già a saper leggere e scrivere, la curiosità va soddisfatta in maniera diversa. Magari si potrebbero coinvolgere in piccole ricerche in modo che essi stessi diano una risposta ai loro dubbi. In ogni caso, anche dire al bimbo di chiedere al papà o alla nonna o a un altro adulto va bene: siamo umani e possiamo essere stanchi di rispondere. Ricordiamoci, infine,  che è una fase che passerà e che va assecondata, ma è anche giusto porre dei limiti. L’ideale è spiegare al piccolo che è molto bello essere curiosi, ma che il nonno incontrato al parco o la commessa al negozio di giocattoli sta lavorando o magari ha degli altri perché di altri bimbi a cui rispondere.

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madre figlia
come rispondere agli infiniti perché dei bimbi (Istock)

Mettere in pratica le”istruzioni per l’uso” non sarà sempre facile, così come rispondere alle domande più assurde (per voi) che il vostro bimbo vi porrà. Elemento fondamentale è dire sempre la verità, avendo rispetto nello scegliere le giuste parole!