Musica e Memoria: le canzoni dell’adolescenza sono (sempre) più belle

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Le canzoni dell’adolescenza di ognuno di noi sono sempre “meglio” della musica che ascoltano “questi ragazzi di oggi”. Per quale motivo le vecchie generazioni non capiscono la trap? Perché i giovani non ascoltano Albano e Romina? C’è una ragione scientifica, e la tutina di Achille Lauro non c’entra niente.

musica e memoria

Il Settantesimo Festival di Sanremo è riuscito a mettere insieme, in un unico calderone vecchissime e nuovissime glorie della musica italiana.

Sul palcoscenico del teatro Ariston si sono susseguiti a brevissima distanza l’uno dall’altro Achille Lauro e Rita Pavone e tutti, proprio tutti, hanno avuto qualcosa da dire e soprattutto da ridire.

Mentre le persone di una certa età trovavano molto da criticare sul twerking di Elettra Lamborghini ma erano pronte ad alzarsi in piedi per cantare Felicità di Albano e Romina, qualcun altro, più o meno quarantenne, ha pensato che Le Vibrazioni non fanno più le canzoni di una volta.

Tutte queste considerazioni provengono da uno stesso meccanismo mentale che ha molto a che fare con la musica e con il nostro sviluppo neurologico, mentre poco o niente c’entrano il genere musicale e la bravura di un artista.

Il motivo? E’ che la musica che abbiamo ascoltato nella nostra adolescenza ci ha plasmato come individui e come animali sociali, rendendoci quello che siamo oggi.

Ecco com’è possibile e soprattutto perché la Trap non è meglio o peggio del pop melodico italiano.

La musica della nostra adolescenza è parte di noi

ok boomer
(Foto: Pixabay)

Tra i 12 e i 22 anni, ovvero nell’arco temporale che va dalla preadolescenza e tocca l’inizio dell’età adulta di un individuo, il cervello completa la sua crescita e raggiunge quella che potremmo chiamare la sua forma definitiva. 

In questo arco di tempo gli sviluppi neurologici del cervello, cioè i collegamenti tra i neuroni che lo costituiscono, sono più numerosi che in qualsiasi altro momento della nostra vita e l’esperienza musicale è in grado di moltiplicarli.

La musica, infatti, è in grado di attivare contemporaneamente molte aree del nostro cervello: la corteccia uditiva che percepisce e decodifica gli stimoli acustici, la corteggia premotoria che si attiva quando articoliamo le parole del testo, la corteccia motoria che si attiva quando il ritmo della canzone ci trascina e cominciamo a ballare. I più ferrati in materia musicale riusciranno anche a riconoscere i vari strumenti attivando la corteccia parietale, che ci sostiene nel mantenere viva e attiva l’attenzione mentale.

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Inoltre, come se non bastasse, la scarica ormonale che il nostro corpo produce nell’adolescenza amplifica in maniera esponenziale la  nostra percezione delle emozioni, che costituiscono una parte fondamentale della nostra memoria, perché rendono più vividi più duraturi tutti i nostri ricordi.

Considerando che la musica suscita reazioni emotive si lega a ricordi emotivi, che vengono percepiti in maniera ingigantita nel periodo dell’adolescenza, si capisce per quale motivo non siamo oggettivi sulla musica che ascoltavamo da giovani.

Per fare un esempio concreto: chi è nato nel 1945 a vent’anni ascoltava i Beatles, chi è nato nel 1970 a vent’anni ascoltava i Nirvana, chi è nato nel 2000, alla stessa età, oggi ascolta Achille Lauro.

Com’è facile intuire ognuna di queste generazioni farà molta fatica a capire la musica che è venuta molto prima o molto dopo la propria adolescenza, per il semplice motivo che la sentirà molto distante dalla propria sensibilità musicale.

Questo non avviene (solo) per una questione di gusti. Il meccanismo si attiva soprattutto perché le canzoni della nostra adolescenza sono legati a ricordi fondamentali nella costruzione della nostra personalità.

Il primo bacio, il primo amore, la prima sigaretta, la prima notte fuori sono ricordi eccitanti che hanno un peso gigantesco nella nostra emotività, anche se, a ben guardare, nel corso della nostra vita abbiamo vissuto esperienze più importanti e più significative.

Come si dice, “il primo amore non si scorda mai”, e nemmeno la canzone che ascoltavamo in continuazione in quel periodo.

Inoltre la condivisione di musica è uno dei meccanismi più efficaci per la creazione di una tribù, ovvero per la creazione di un gruppo che genera negli adolescenti una sensazione di appartenenza e di riconoscimento.

Se tutti oggi ascoltano la trap, un ragazzo di 20 anni che ascoltasse Albano e Romina non farebbe “parte del gruppo” e, questo, implicherebbe alcune conseguenze negative sulla sua vita sociale.

Boss Doms Marilyn Manson
Boss Doms (Foto: Instagram)

Ne deriva che, se non capiamo perché i giovani d’oggi sono pazzi per la trap e ci siamo ritrovati a pensare che la musica di una volta era meglio di quella di oggi, non siamo pazzi e non siamo boomer, siamo soltanto preda di un meccanismo sentimentale che la musica ha innescato quando eravamo giovani e indifesi.

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