Sanremo 2020 | La terribile verità degli orchestrali: stipendi da fame

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Sanremo 2020 paga agli orchestrali stipendi vergognosi, tanto che molti musicisti si rifiutano di suonare all’Ariston. La differenza tra orchestra e compartimento ritmico, inoltre, è enorme.

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(Foto: Pixabay)

Sanremo è entrato nel mirino di personaggi di grandissimo peso mediatico a causa dei cachet esorbitanti che il Festival sarebbe stato disposto a pagare ad alcuni ospiti speciali.

Dopo la polemica sul cachet di Benigni e di Georgina Rodriguez, è la volta della polemica su un cachet ben più misero, tanto misero da essere quasi vergognoso.

Com’è emerso dalle rivelazioni di alcuni orchestrali, il Festival di Sanremo paga pochissimo i maestri musicisti che suonano durante la kermesse.

Addirittura, ci sarebbe un’enorme disparità tra coloro che suonano strumenti “classici” come il violino o il flauto, e coloro che invece suonano strumenti più “moderni” come la batteria, il basso e la chitarra elettrica. 

La denuncia degli orchestrali di Sanremo strappa per un attimo il velo trionfale che ieri notte è stato sollevato per celebrare la prima puntata del Festival di Amadeus. Le cose miglioreranno?

Gli stipendi degli orchestrali di Sanremo 2020 sono indegni

Le dichiarazioni degli orchestrali della RAI sono state raccolte da SenzaFiltro, una testata che si è messa in contatto direttamente con alcuni di quei musicisti che, nonostante tutto, al Festival continuano a partecipare.

I dati raccolti da Senza Filtro e “confessati” dai diretti interessati, sono quasi agghiaccianti. A fronte di 10 ore di prove al giorno per le settimane che precedono immediatamente il Festival, gli orchestrali RAI percepiscono uno stipendio di 50 Euro al giorno, con un rimborso spese ridicolo, equivalente a poche centinaia di Euro.

Con quel rimborso spese gli orchestrali devono riuscire a far quadrare i conti delle trasferte (frequentissime, obbligatorie e a volte immotivate) a cui sono costretti a sottostare.

Gran parte delle prove dell’Orchestra di Sanremo, infatti, si svolgono in genere negli studi della RAI di Roma, o almeno all’apparenza: è emerso che molto spesso le sale prova in cui i musicisti sono costretti a lavorare hanno strumentazioni tecniche molto inferiori a quelle di cui l’orchestra disporrebbe a Sanremo.

Voci insistenti sostengono che queste “trasferte forzate” servano a riversare nelle “tasche giuste” una piccola parte dei moltissimi soldi che la RAI investe ogni anno per la produzione dello show.

Inoltre, coloro che fanno parte dell’orchestra ritmica possono chiedere un cachet ad personam che si discosta moltissimo da quello pagato agli orchestrali “classici”: a volte questi musicisti riescono a puntare un compenso che è anche dieci volte superiore a quello dei colleghi.

Perché professionisti della musica accettano stipendi da fame? Perché in un certo senso non c’è scelta e perché, purtroppo, Sanremo è un evento che “fa curriculum” e che in qualche modo può “pagare in visibilità”. Pur di affermare di aver “suonato a Sanremo“, molti professionisti si umiliano.

Il Segretario Generale Slc Cgil, informato della questione, ha affermato che si tratta di condizioni di lavoro inaccettabili, che umiliano l’enorme lavoro e l’enorme professionalità degli orchestrali di Sanremo.

A rendere le cose ancora più gravi, sottolinea il segretario, è che a pagare stipendi da fame non è una qualsiasi azienda privata ma, al contrario, un’azienda pubblica che offre un servizio pubblico e che è in grado di pagare cifre spaventose per i grandi ospiti che forniscono visibilità alla manifestazione.

 

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Un post condiviso da Maria Cristina Noris (@maria_cristina_noris) in data:

Eppure, almeno fino a prova contraria, il Festival di Sanremo è ancora il Festival della Musica Italiana. Perché proprio i musicisti sono umiliati più di chiunque altro? Le cose cambieranno nelle prossime edizioni oppure, passata la febbre della settantesima edizione, le cose rimarranno così?

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