Sanremo 2020 | Il lato oscuro del Festival: quando le polemiche diventano armi (mediatiche)

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Il Festival di Sanremo è anche una bolla mediatica che può avere conseguenze notevoli. Il sogno potrebbe diventare incubo se gli interpreti (non solo canori) si lasceranno sopraffare dalla pressione delle aspettative.

Amadeus si prepara al 70esimo Festival di Sanremo
Amadeus si prepara al 70esimo Festival di Sanremo (Instagram)

I riflettori puntati addosso, l’orgoglio dei cari che guardano la televisione, i ritornelli delle canzoni come un mantra nella testa a ricordarti che è tutto vero anche se senti la musica come nei sogni. Anche questo è il Festival di Sanremo, una Guantanamo perenne dove le torture peggiori le fanno i media, per via di uno scatto, una frase sbagliata, un sorriso di troppo.

Personaggi più o meno conosciuti che, durante quelle cinque serate all’anno, si trasformano: presi di mira da giornali, telegiornali, radio e televisioni. Si parla sempre e soltanto di loro, in tutta l’Europa – perchè Sanremo è Sanremo e va anche in Eurovisione – sbagliare qualcosa lì può significare molto. Così come fare una bella figura: le canzoni c’entrano in parte, soprattutto oggi che per farsi ascoltare ci sono vari modi che passano in particolare attraverso i talent show.

Festival di Sanremo: come cambia la kermesse nell’epoca dei talent show

junior cally e Amadeus
Junior Cally e Amadeus (Instagram)

Sanremo è più una “bolla”, utile per farsi notare. Se in positivo o in negativo spetta ai protagonisti deciderlo, dovranno essere bravi a non lasciarsi travolgere dal carrozzone di dicerie, polemiche e battibecchi in grado di animare la grande macchina dello show business. Il kitsch ha preso il posto del glamour e l’estetica, spesso, vince sull’etica.

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Così in mancanza del folle di turno in grado di arrampicarsi su una balconata dell’Ariston per chiedere considerazione e rispetto, quello ormai resta appannaggio di Baudo e pochi altri, ci sono i commenti scomodi o fraintendibili – per dirla alla Amadeus – che triturano tutto nel calderone del giudizio: non conta la musica, non contano le intenzioni, certe volte non conta nemmeno lo share dal momento che il palinsesto viene modificato per evitare possibili scelte concorrenziali alla manifestazione.

È rilevante – prima del definitivo oblio e arrivederci alla prossima edizione – invece la capacità di barcamenarsi in mezzo alla tempesta: basta un imprevisto, una frase infelice, qualche disappunto in più per far crollare l’intero castello. Chiedere a Baglioni che lo scorso anno, per una frase sui migranti detta in conferenza stampa e ribadita sommariamente durante la prima puntata del Festival, si è giocato un possibile tris alla conduzione della kermesse. Malgrado avesse proposto un’edizione soddisfacente: triturato nel calderone del tribunale mediatico per aver difeso, forse, chi non poteva.

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Amadeus, nell’edizione numero settanta, è chiamato ad uno sforzo in più: reggere l’urto del dissenso senza far rimpiangere i suoi predecessori. Infatti si gioca la carta Fiorello che, dopo la gaffe sulle donne nella conferenza stampa inaugurale, si porta sempre dietro come un talismano per bilanciare l’imbarazzo e forse un pizzico di timidezza. “Nessuna polemica rovinerà i miei sogni”, precisa il conduttore e direttore artistico della kermesse prima di iniziare.

Eppure bisogna stare attenti, poiché Sanremo è un sogno premonitore: appena si realizza determina anche il proprio futuro lavorativo. Solo Baudo e Mike Bongiorno sono usciti indenni da questa macchina di costume e intrattenimento, gli altri – a partire da Conti, finendo a Fazio e ricordando Chiambretti – hanno dovuto scontare qualche mese di ‘purgatorio’ televisivo poiché sopraffatti dalla pioggia di giudizi e critiche postume, assai più ingombranti di un vestito stretto. La diatriba sui cachet, per fare un esempio, è solo la punta di un iceberg ben più ampio che andrà ampliandosi serata dopo serata.

Amedeo Sebastiani ha ammesso che non prova troppo, forse perchè già provato, o eccessivamente sicuro delle sue possibilità. Ha rivelato che sarà un Festival imprevedibile: speriamo non troppo, almeno per lui e tutti quei colleghi coinvolti che dietro un sorriso celano l’ansia inaspettata al cospetto della Città dei Fiori che possiede – malgrado tutto – anche tante spine.

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