Liliana Segre testimonianza al Parlamento Europeo: la sua storia commuove

Deputati in lacrime al Parlamento Europeo per Liliana Segre e la sua testimonianza, una storia che tocca i cuori di tutti i presenti e non.

Liliana Segre
Liliana Segre – Fonte: Getty images

“Anche oggi fatico a ricordare ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito e avere questa occasione per ricordare il male altrui ma anche ricordare che si può, una gamba davanti all’altra, essere come quella bambina di Terezin che, chi andrà a Praga o c’è già stato, e ha visitato il museo dei bambini che a Terezin potevano fare le recite o colorare con i pastelli che poi, un giorno, furono tutti deportati e uccisi a Auschwitz per la colpa di esser nati, perché erano bambini quindi non potevano aver fatto del male a nessuno, c’è una bambina di cui non ricordo il nome che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che io vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali, che siano in grado di fare la scelta e con la loro responsabilità e la loro coscienza essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati”

E’ una standing ovation, un mix di lacrime e applausi quello che letteralmente investe Liliana Segre alla fine del suo intervento presso il Parlamento Europeo.

La senatrice a vita porta a Bruxelles la testimonianza vivente di orrori che possono erroneamente apparire sepolti nel passato ma che, al contrario, sembrano quanto mai attuali.

Ci dicono da tempo che coltivare la memoria è un dovere ma solitamente lo interpretiamo come un dovere morale, un dovere nei confronti dei sopravvissuti ma anche di chi non ce l’ha fatta. Tutto ciò corrisponde senza dubbio al vero ma in realtà c’è molto di più. Liliana Segre lo sa bene:

“Dobbiamo combattere questo razzismo Strutturale, la gente mi domanda perché c’è ancora l’antisemitismo e il razzismo. Io rispondo che c’è sempre stato, ci sono corsi e ricorsi storici. […] Il razzismo e l’antisemitismo ci sono sempre stati e ci sono tuttora, perché sono insiti dell’animo dei poveri di spirito. Arrivano i momenti più adatti in cui ci si volta dall’altra parte, in cui è più facile far finta di niente, che si guarda solo il proprio cortile e si dice ‘è una cosa che non mi riguarda”

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Ecco perché noi oggi vogliamo riproporvi i passaggi più importanti della testimonianza prestata al Parlamento Europeo dalla senatrice a vita: non solo perché lo dobbiamo a lei e a chi con lei ha condiviso quei drammatici momenti, non perché il suo discorso è vero, profondo e toccante ma perché le sue parole ci parlano dell’oggi, degli errori che la società continua a ripetere e di altre sofferenze, altro dolore, altri che rischiano di non essere tra i sopravvissuti che poi racconteranno.

La testimonianza di Liliana Segre al Parlamento Europeo

Liliana Segre
Liliana Segre – Fonte: Getty images

Parla a braccio Liliana Segre, racconta la sua storia tutta d’un fiato, con le giuste pause, come farebbe una nonna che parla con i suoi nipoti, che cerca di far capire, di insegnare, di trasmettere il suo dolore perché di dolore non ce ne sia più.

 “Che emozione! Io esisto e anche il Parlamento europeo. Non era questo il disegno di qualcuno…”

A 75 anni dalla liberazione di Auschwitz, Liliana Segre racconta la ragazzina che è stata, si trasforma nella nonna di se stessa per spiegare e far capire (per quanto possibile) quella bambina «magra, scheletrita, disperata, sola, che non piangeva più».

Per fare tutto ciò però occorre iniziare dal principio, raccontare come tutto è nato, come la senatrice a vita e molti altri sono giunti nei campi di sterminio.

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“Si prendevano le nostre case, i nostri uffici. Anche il cane. Se era di razza”

Era così che ti prendevano, ti mettevano su un carro bestiame e ti facevano arrivare in un campo di concentramento. Quell’orrore però era solo l’inizio.

Come i peggiori incubi dire di essere arrivati alla fine infatti non bastava. Dopo la liberazione arrivo la “marcia della morte”, quella che migliaia di prigionieri ebrei furono costretti a intraprendere per essere trasferiti dai campi in Polonia a quelli in Germania, nel ’44-45, quando i russi erano alle porte.

“Non potevi accasciarti sennò ti uccidevano. […] Senza sesso, senza mutande, senza mestruazioni, senza seno: così si toglie la dignità a una donna”

Già perché in fin dei conti Liliana era solo una ragazzina, una ragazzina che dopo il dolore e la sofferenza avrebbe dovuto affrontare nuovi ostacoli, quelli che il ritorno alla normalità prevede.

“Quando le compagne mi ritrovarono dopo anni, mi dissero: ‘Dove sei andata a finire? Non ti abbiamo più vista a scuola…’ Io allora ero una ragazza selvaggia, non sapevo mangiare con forchetta e coltello” perché nei lager “mangiavamo come bestie. Ero bulimica, disgustosa criticata anche da chi mi voleva bene e voleva di nuovo la ragazza borghese con una buona educazione familiare…”

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Tutti quei ricordi fluiscono senza sosta, con decisione e pacatezza al tempo stesso, con la fermezza di chi sa di doverlo fare e perché deve farlo. Ma quanto a lungo ancora occorrerà farlo? Liliana Segre sa anche questo:

“I ricordi di quella ragazzina non mi danno pace da quando sono diventata nonna. […] Non posso più sopportare quella ragazzina magra e sola. Sento che se non smetto di parlare, se non mi ritiro a godere della mia famiglia, non ce la farò più”.

Tre mesi, tanto donerà ancora Liliana Segre al mondo per poi ritirarsi, per cercare di mettere finalmente a tacere la bambina che fu e che ancora non l’abbandona.

Questo epico racconto fatto dinnanzi ai parlamentari europei potrebbe esser dunque uno degli ultimi a cui assisteremo. Quella donna che parla spedita ma salda, con le giuste pause, senza una scaletta davanti perché consapevole che non c’è bisogno di formalità quando ciò che si narra è la verità più cruda, ha ora bisogno del silenzio. Un silenzio meritato, ne siamo sicure, ma non per questo più facile da accettare: ci sembra impossibile non vedere più Liliane Segre nelle scuole, intenta a raccontare, intenta a tramandare la memoria più attuale che ci sia.

Dovremo accettarlo perché la senatrice merita quel silenzio ma forse, ancor di più, lo merita quella ragazzina che dopo 75 anni ancora continua a soffrire.

Liliana Segre
Liliana Segre – Fonte: Getty Images

 

 

 

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