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Primo giorno di chemio: un testo che fa riflettere tutte noi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:18
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Un testo diffuso sul web per condividere pensieri, emozioni e paure del primo giorno di chemio, una vera e propria lezione per tutte coloro che ogni giorno si lamentano per le piccole cose.

cancro chemioterapia
Foto da iStock

Anche oggi hai litigato con il capo? La tua relazione sembra oramai destinata a naufragare? I tuoi figli ti fanno impazzire e il conto in banca è sempre colorato di un fulgido rosso? Diciamo che avere un sorriso stampato sul volto è un po’ difficile… o forse no.

Guardando il quadro generale si può infatti avere una prospettiva decisamente diversa sulla propria quotidianità, valutare i piccoli problemi di ogni giorno sotto una nuova luce.

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Ce lo insegna un testo che sta facendo il giro del web. In molti lo chiamano Il primo giorno di chemio, un titolo alquanto evocativo.

Spesso infatti per riacquisire una prospettiva obbiettiva sulla vita occorre un piccolo (o grande) shock, qualcosa che ci scuota e ci faccia aprire nuovamente gli occhi sulla realtà.

Scoprire quali sono i veri problemi è ahimè uno degli shock più efficaci da questo punto di vista: per la serie “si apprezza qualcosa solo quando la si perde”, affrontare una vero problema ci fa dimenticare quelli che prima consideravamo tali.

Il testo che vi riproponiamo qua sotto ci mette di fronte proprio a un vero problema. Non. un caso se il sito su cui lo abbiamo scovato sceglie di dedicarlo “a chi si lamenta sempre per cose futili”.

Una storia breve sul primo giorno di chemio: da leggere quando ti lamenti

descrizione chemioterapia
Foto da iStock

Il racconto di una donna che si accinge a intraprendere uno dei percorsi più complessi della sua vita: la chemioterapia.

Scoprire di essere malati è già difficile, iniziare la lottare lo è forse ancora di più.

La paura diventa parte del pacchetto e affrontarla non è sempre un successo scontato.

Oltre alla paura, certo, ci sono altre emozioni, quelle che, ad esempio, Nadia Toffa aveva provato a raccontare quando aveva iniziato la sua oramai famosa lotta: speranza, rabbia, amore per la vita… un turbinio di emozioni difficili da raccontare ma che questo testo prova a ripercorrere con commovente onestà.

Rileggiamolo allora insieme: chi ha vissuto quei momenti potrà ritrovarsi tra le righe che seguono, chi ha avuto la fortuna di non affrontarli potrà ricevere il grande dono di una luce nuova su quei piccoli problemi che tanto ci fanno (ingiustamente) penare.

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Sono le 7 del mattino di un lunedì di un febbraio assolato e freddo. Salutate le mie figlie con un bacio, io e mio marito ci dirigiamo con l’auto verso l’Istituto dei tumori. Mi aspetta il primo giorno di chemio.

Non riesco a concentrarmi su nulla. Nessun pensiero mi attraversa la mente, osservo il paesaggio e ho paura. Sono qui sul letto dell’ospedale ad attendere la nuova linfa di vita. Accettarla è difficile, ma faccio di tutto per accoglierla poiché mi salverà la vita, forse.

E’ quel forse che mi preoccupa e lo devo trasformare in “sicuramente”.Le infermiere intanto lavorano alacremente intorno a me, come api laboriose e trafiggono le vene delle mie compagne di viaggio. Io ascolto “i maschi” di Gianna Nannini e ho gli occhi lucidi.

Ripenso, chissà perché alla mia gioventù, e sento una lacrima che fa capolino. È febbraio, c’è il sole, ma è freddo! Dentro e fuori.

Una signora accanto a me tracheotomizzata e con un bellissimo foulard di Hermes come copricapo, si prepara il letto, è chic, truccata perfettamente e mi sorride. Nel frattempo mi hanno bucato la vena ed il viaggio per la vita è cominciato.

Mi hanno scritto tanti amici, messaggi simpatici, affettuosi e di conforto, da chi ci è già passato, da chi ne ha paura e da chi pensa, come me, che la vita è bellae che questa sofferenza mi aiuterà ad apprezzarla. Il sole continua a passare attraverso la finestra con la veneziana abbassata.

Cerco di rilassarmi e mi impongo di lasciarmi andare e di accogliere tutto quello che mi entra nelle vena, per forza o no, voglio farlo. Questa mattina la mia figlia maggiore ha accompagnato le sorelle a scuola, che amore di ragazza, che meraviglia di figlie, mi hanno salutata.

Dio come vorrei viverle ancora tanto. Vedere i loro figli. E piango, ma non devo, anzi non voglio farlo. Il treno è partito e dal finestrino il sole illumina il mio passato, lo vedo è li che passa velocemente tempo. Ci vuole tempo, datemi ancora tempo, ho bisogno di tempo.

Ne ho consumato troppo poco. Un marito è entrato a dare un po’ di conforto alla moglie o a sé stesso? Intanto ascolto un coro che canta il magnificat. Nel frattempo nelle mie vene scorre il mio amore per la vita, per la mia famiglia.

Per la primavera che ancora arriverà a colorare la vita, ecco insieme a tutto questo entra un liquido rosso che mi irrita un po’ e se devo essere sincera, mi fa paura. Mi toglierà molto di quella donna che sono, toglie la femminilità e tanto altro. lo guardo e goccia dopo goccia si impone al mio corpo.”

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“Piango e scrivo, scrivo e piango, ma sono felice, che paradosso! Oddio una signora cerca di parlarmi, è negativa! Vuole che qualcuno le dia coraggio, il mio coraggio? No, mi spiace e mi scuso devo scrivere, le dico che devo lavorare.

E dopo qualche parola desiste perché mi sono messa gli auricolari e non l’ho ascoltata, ho paura! Ho bisogno di energia tutta per me non posso darla a persone che la chiedono in continuazione. Lontana, lontana mi ripeto, chiudi e vivi.

Intanto l’adriamicina scende scende, entra e un po’ la detesto, mi fa paura. Calma è linfa vitale, mi darà la vita, mi infonde guarigione; le cellule impazzite saranno sgominate, distrutte dai guerrieri che entrano a migliaia dentro le mie vene.

Nel frattempo è arrivata la mia dirimpettaia, una bella donna, sui 45 sorridente, è bella, con una fierezza indescrivibile nello sguardo, io alzo il volume dell’IPOD sono in un’altra dimensione. Hanno alzato le veneziane guardo attraverso i vetri e mi accorgo che le forsizie sono fiorite quindi la primavera è alle porte!

Quei fiori gialli mi danno gioia e il loro colore si spalma ovunque, sull’asfalto e sui palazzi, tutto ha un altro aspetto. Il desiderio di farcela è tanto. Io ce la farò!”

Fonte: www.cettinella.com

come è la chemioterapia
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