Facebook e Instagram sotto mirino dal Fisco | Chi è a rischio nel 2020?

Facebook e Instagram sotto mirino dal Fisco e dalle Agenzie per le Entrate | Chi è a rischio nel nuovo anno? Controlli a tappeto per i possibili evasori spiati sui Social

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controlli social per il fisco (facebook)

Sempre più sotto il mirino dal Fisco e dalle Agenzie delle Entrate che hanno trovato un altro escamotage per stanare i “furbetti” che non pagano le tasse. I controlli, sempre più mirati, già dal 2016, si effettuano sulle piattaforme social come Facebook, Instagram e Twitter. Ogni mese che passa il Fisco si addentra sempre di più in questi canali social per scoprire chi, tra i profili e i post pubblicati, è un possibile evasore fiscale. Ma cosa succede a riguardo? Chi, nel 2020 è più a rischio? Scopriamo di più sul mondo della finanza e sul mondo social, due universi che dovrebbero essere separati ma che, sempre più, invece, camminano a braccetto. E in tutto questo, che possa essere più o meno giusto, che fine fa la privacy dell’utente? 

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Social Network | Sempre più “spiati” dal Fisco?

social e fisco
Controlli social dal fisco (Istock)

Siamo sempre più un popolo social e come tale, il Fisco e, dunque, le Agenzie delle Entrate, sono approdate nei social per indagare più approfonditamente chi, tra gli utenti registrati su Facebook, Instagram e Twitter, siano dei veri evasori fiscali. La manovra, già attiva dal 2016 e sempre più incisiva è spiegata dalla circolare n.16/E del 28 aprile 2016, la quale stabilisce che l’Agenzia delle Entrate in Italia, al fine di contrastare l’evasione, può attingere a dati provenienti dai social network, articoli di giornale e siti per acquisire informazioni relative ai contribuenti ed eventuali incongruenze. In Italia, dunque, si ricorre ai social come strumento di supporto a indagini già avviate.

Dunque il Fisco ha “depositato” le mani anche sui social. Come sappiamo, con la nuova Manovra economica 2020 l’Agenzia delle entrate e la Guardia di Finanza lavoreranno sempre più a stretto contatto, con poteri più ampi, anche se manterranno di base la propria autonomia. E fin qui tutto bene. Quello, invece, che ha fatto sobbalzare gli italiani dalle proprie sedie, anzi dai propri PC, è stato proprio il non rispetto della privacy da parte del Fisco e della Guardia di Finanza. Spiare i profili Facebook piuttosto che post su Instagram o tweet su Twitter è un po’ come violare il nostro personale mondo. Sarà giusto ai fini della lotta contro l’evasione fiscale? Pareri contrastanti esistono, tra coloro che sono accaniti sostenitori della privacy e coloro che, invece, rispettano il duro lavoro della Finanza per fermare gli evasori fiscali. Ma, c’è sempre un ma, è anche vero che se non si ha nulla da nascondere, allora, che male c’è ad essere controllati dal Fisco?

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La lotta all’evasione fiscale | La Francia è avanti

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controlli del fisco sui social (Istock)

Se in Italia vi è un allarmismo generale per quanto concerne essere o meno spiati dal Fisco, tutt’altra storia avviene in Francia dove i controlli sono altresì efferati e non c’è alcuna via di scampo per gli evasori sui Social. Ma come è iniziato tutto?

Per colpire quei furbetti, evasori fiscali, ormai la caccia ai conti correnti e bancari è diventata obsoleta, non basta più a contrastare la criminalità verso il fisco. Dunque, si è aperta una nuova frontiera: quella dei controlli incrociati tra profili Social e Fisco e la Francia in questo è molto più avanti rispetto ad altri paesi come l’Italia. Scopriamo cosa accade ai nostri cugini Oltralpe.

In Francia il Consiglio costituzionale ha dato il via libera al Fisco per usare i dati online pubblicati spontaneamente dai contribuenti per individuare eventuali situazioni da approfondire: una norma della Finanziaria 2020 dà la possibilità all’agenzia delle entrate di Parigi di utilizzare gli algoritmi dei social per trovare i furbetti che potrebbero aver eluso il fisco. Esempio molto semplice: se si mostrano sui social acquisti sproporzionati rispetto a quanto dichiarato, i sospetti potrebbero sorgere. La foto da sola non basta, il resto lo faranno sempre e comunque i controlli incrociati sui database.

Dunque, la norma n° 154 inserita nella Legge di Bilancio 2020 ha permesso, così, all’Agenzia delle Entrate francese di spiare i profili social degli utenti iscritti. Come? semplicemente usando algoritmi e big data per scansionare i social media alla ricerca di imbrogli fiscali.

L’annuncio che ha dato il via a questi nuovi controlli incrociati sui profili social da parte del Fisco, è stato fatto dal Ministro dei Conti pubblici Gèrald Darmanin, indovinate un po’ dove? Ovviamente su Twitter. In base a queste nuove regole i funzionari doganali e fiscali francesi saranno autorizzati a spiare profili, post e foto degli utenti e usarli come prove per redditi non dichiarati.

Controlli sui profili social | Chi è a rischio nel 2020?

donna con cellulare
controlli social fisco iStock Photo

Sempre in Francia si è discusso molto su chi, in realtà, rischia di più di essere “accalappiato” dall’Agenzia delle Entrate. Come lo stesso ministro Darmanin ha dichiarato: “Se dici che non sei residente fiscale in Francia ma continui a pubblicare foto su Instagram dalla Francia, potrebbe esserci un problema”. In ogni caso i controlli devono essere limitati alle pagine aperte e ai contenuti che gli utenti rendono pubblici sui loro profili, non possono certo riguardare contenuti e informazioni scambiate in privato sui social. La privacy viene rispettata.

Queste nuove regole hanno però, destato molta preoccupazione per ciò che riguarda la privacy dei consumatori. Stessa preoccupazione è stata sollevata dalle autorità francesi per la tutela dei diritti umani per la protezione dei dati sensibili. Infatti il Tribunale ha così detto la sua, affermando che “la privacy e la libertà di espressione degli utenti sui social potevano essere compromesse”, e ha affermato che le autorità dovrebbero garantire che il contenuto protetto da password resti inviolato e che vengano utilizzate solo le informazioni pubbliche divulgate dagli utenti sui loro profili.

Controlli fiscali e privacy | Cosa cambia nel 2020 in Italia

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controlli social dal fisco Getty Images

In materia di privacy, tra l’altro, il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri, primo sostenitore della lotta contro l’evasione fiscale, ha messo in evidenza come ad oggi il Fisco italiano abbia più limitazioni, nell’effettuare controlli attraverso i dati incrociati, di colossi del web come Google e Facebook. Ma ora, con le nuove misure che sono contenute nella manovra 2020 del Governo, i contribuenti dovranno rassegnarsi nel cedere una quota della loro privacy al fine di darla in pasto al Fisco. Insomma, da questa stagione i controlli incrociati del fisco saranno a tappeto e ricadranno sui contribuenti che, conseguentemente, dovranno prepararsi a “lottare”.

Una domanda che viene spontanea è: Ma come avvengono, nello specifico, questi controlli sui social? Il Fisco può decidere di mettere a confronto dichiarazioni e foto pubblicate su Facebook e Instagram, ad esempio, evidenziando eventuali incongruenze tra le due. Se, dunque, esiste il sospetto che non ci sia coerenza tra la propria situazione reddituale e patrimoniale e il tenore di vita esibito sui social, potrebbero scattare i controlli. In Italia la verifica nasce comunque da un preciso sospetto rispetto alla Francia che, ormai, richiede controlli indipendentemente da un sospetto concreto.

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Controlli Social e Fisco | Qual è la differenza tra Francia e Italia?

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controlli social dal fisco (Istock)

 

Come si evince, c’è comunque una differenza tra Francia e Italia in materia di Fisco e controlli incrociati sui social.
In Francia “l’analisi social” da parte del fisco può avvenire automaticamente e trasformarsi così in uno spunto per le successive indagini: un modo per scremare il numero di soggetti da monitorare.

In Italia invece  il monitoraggio sull’attività social del contribuente avviene soltanto in caso di indagine già iniziata, a supporto (un esempio viene dato anche se l’indagine non riguarda controlli dell’Agenzia delle Entrate ma anche cause di divorzio). In Francia gli spunti investigativi emergono ed emergeranno sempre più in automatico dai big data.

(Fonti: Money.it – quifinanza.it – today.it)