Bambini e pipì addosso | Solo una questione psicologica?

Bambini e pipì addosso | Solo una questione psicologica? I medici parlano chiaro “i genitori sottovalutano il problema”. Il bambino enuretico e il disagio psicofisico, come risolverlo?

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bambini e pipì addosso come comportarsi (Istock Photos)

Quando si parla di bambini e pipì addosso la maggior parte delle mamme c’è passata, è del tutto naturale e fisiologico che un bimbo piccolo (sino ai 5 anni) si faccia la pipì addosso durante il giorno o di notte – ancora più probabile. Questo “step” naturale tende a scomparire con il passare dei mesi ma, cosa succede quando il bimbo continua, dopo la soglia dei 5 anni a farsi ancora pipì addosso? Le cause possono essere diverse, ma spesso, di fondo si nasconde un disagio del bambino, una forma di “richiamo” per mamma e papà, insomma, un modo di dire “qualcosa non va”. Questo disagio psicologico può scaturire, in alcuni casi, da traumi subiti – e non sempre il trauma deve essere inteso come violenza su minori, a volte basta anche molto di meno, come una novità nel contesto familiare, la nascita di un fratellino o la separazione dei genitori, per cui si scatena nel bambino una sorta di auto-difesa, un muro con il quale, lui/lei non sa come reagire se non facendosi la pipì sotto. Sono due milioni le persone che in Italia ogni notte fanno la pipì a letto. Tra questi un milione e duecentomila sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 14 anni. Precisamente, di quella che in gergo tecnico si chiama enuresi notturna (un disturbo, non una malattia come precisano i medici).

Ma quando si parla di bambino enuretico? E quali possono essere i sintomi legati ad esso? In più, scopriamo come, i genitori, possono intervenire per migliorare la situazione del proprio pargolo.

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Quando si parla di Bambino Enuretico?

bambini e pipì
bambini e pipì addosso (Istock)

L’enuresi è un disturbo caratterizzato dall’emissione attiva completa e incontrollata di urine, dopo che sia passato il periodo della maturità fisiologica (in genere acquisita tra i 3 e i 4 anni).

E’ un problema frequente che interessa il 10-15% dei bambini, il 5% dei ragazzini di 10 anni e l’1% di quelli di 15 anni. L’enuresi è ugualmente presente tra i bambini e tra le bambine fino a cinque anni di età. Superata tale età, prevalgono progressivamente i maschietti, tanto che a circa undici anni sono il doppio delle femmine. Anche se il disturbo tende a scomparire crescendo, è importante curare i bambini: da un lato bisogna accertare che la causa non sia legata a qualche malformazione o patologia, dall’altro fare pipì a letto per un ragazzino in età scolare rappresenta un problema che tocca la sfera psicologica, la sua autostima, il rapporto con gli altri e la vita sociale. Per poter fare la diagnosi di enuresi è innanzitutto importante aver escluso (diagnosi differenziale) la presenza di: affezioni urologiche, affezioni neurologiche ed epilessia notturna.

L’enuresi infantile può comparire in tre diverse forme:

  • Forma primaria, nella quale il bambino, oltre i 4-5 anni, bagna il letto senza aver mai acquisito il controllo delle minzioni notturne
  • Forma secondaria, nella quale il bambino, sempre dopo i 4-5 anni, ricomincia a bagnare il letto, dopo aver raggiunto e mantenuto, per almeno 5-6 mesi, il controllo notturno della minzione
  • Forma incontrollata, nella quale il disturbo si presenta non solo di notte, ma anche di giorno.

Tuttavia sono molti i bambini che non riescono, nonostante siano già grandi, a trattenere la pipì e che finiscono, soprattutto di notte, per bagnarsi. Nel caso di bambino con più di sei anni si parla di un disturbo definito enuresi. Se il bambino non ha mai smesso di bagnare il letto, si parla di enuresi primaria. Si definisce invece secondaria l’enuresi che riguarda i bambini che ricominciano a bagnare il letto anche dopo un prolungato periodo di controllo.

Un dato preoccupante è che da studi recenti risulta che il 60% dei bambini con enuresi non viene sottoposto a visita pediatrica, il che significa che oltre 700 mila non sono presi in carico per il loro problema.

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Quando il bambino non trattiene la pipì | Le cause

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bambini e pipì addosso è una questione psicologica? Le cause (Istock)

Alla base dell’enuresi ci può essere una componente emotiva, ma anche una causa organica.
Nella maggior parte dei casi alla base del problema vi è un ritardo di maturazione delle strutture e dei centri nervosi che regolano la funzione vescicale, ossia una più lenta acquisizione di certe funzioni rispetto alla media dei bambini.

Diversi altri fattori contribuiscono alla comparsa di questo disturbo, come la familiarità, lo squilibrio fra la produzione notturna di urina e quella diurna, la scarsa capacità della vescica di resistere agli stimoli e la difficoltà a svegliarsi.
L’enuresi secondaria, quando cioè il bambino ricomincia a non trattenere la pipì, è più facilmente legata a situazioni ambientali sfavorevoli, quali stati di ansia, angoscia, di disorientamento, dovuti a situazioni nuove e magari non ben accettate dal bambino (ad es. la nascita del fratellino, un trasloco, la separazione dei genitori, la morte di una persona cara…), a particolari eventi che mettono a nudo il bisogno di sicurezza e di dipendenza del bambino.

Casi tipici sono quelli in cui il bambino si senta trascurato e cerchi quindi di attrarre l’attenzione e la sollecitudine dei propri genitori in questa maniera.
Le infezioni delle vie urinarie, il diabete insipido e mellito e la spina bifida occulta sono invece le ragioni organiche che possono essere all’origine dell’enuresi, anche se in questi casi è più corretto parlare di incontinenza che di enuresi.

I fattori psicologici restano comunque i più evidenti. Basti ricordare la frequente corrispondenza tra comparsa e scomparsa dell’enuresi e quella di un episodio che segna la vita del bambino.

L’enuresi può assumere diversi significati nell’immaginazione del bambino. Certamente si collega a una reazione emotiva di vergogna e senso di umiliazione, che si alimenta ogni volta che non riesce a trattenersi. Possono anche esserci dei retrostanti significati regressivi, o aggressivi: attraverso la pipì non controllata, il bambino di fatto attira su di sé l’attenzione, anche se a volte suscitando reazioni di rabbia negli adulti che devono occuparsene.

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Come influisce l’ambiente familiare sul bambino

gelosia bimbi
bambini e pipì addosso come influisce l’ambiente familiare (Istock)

L’ambiente del bambino può intervenire su diversi versanti, sia per carenza (frequenza dei conflitti familiari o presenza di enuresi in bambini istituzionalizzati), sia per sovrainvestimento (collocazione sul vasino intempestiva e precoce, ritualizzazione più o meno coercitiva).

L’esistenza dell’enuresi può, da sola, modificare l’atteggiamento familiare, la cui risposta può manifestarsi con un carattere aggressivo (punizione, scherno, violenza fisica) o con una compiacenza protettiva (piacere nel manipolare le fasce, nel lavare il bambino,…). In questo modo il sintomo può trovarsi fissato, sia per l’esistenza di benefici secondari, sia perché viene a inserirsi in un conflitto nevrotico che si va organizzando.

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Bambini e pipì addosso | Una questione psicologica o no?

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bambini e pipì addosso (Istock)

Se il problema è ancora sommerso è a causa dell’omertà di alcuni genitori. I genitori volutamente non parlano con il pediatra, forse perché se ne vergognano o, peggio ancora, perché ritengono erroneamente che si tratti di un disturbo psicologico. Ma i pediatri sanno che non è affatto così. Lo stress (derivante ad esempio dalla separazione dei genitori o da un grave lutto in famiglia) sarebbe solamente un fattore che scatena la predisposizione di alcuni bimbi che hanno la vescica geneticamente più debole. Quindi atteggiamenti di sufficienza accompagnati da frasi come “è capitato a tutti” o “passerà”, dicono gli esperti, non aiutano certo a risolvere il problema. Anzi, lo aggravano perché più l’enuresi si protrae nel tempo più gravi sono le ripercussioni sull’autostima del bambino (e sul suo rendimento scolastico) e maggiore è il rischio di incontinenza in età adulta.

Da qui l’auspicio degli esperti per diagnosi preventive e tempestive: se dopo i 5 anni il bambino fa ancora la pipì a letto con una certa frequenza allora bisogna intervenire. Impieghiamo mediamente cinque anni per imparare a fare pipì, un tempo necessario perché l’apparato urinario raggiunga la sua piena maturazione ma anche perché occorre del tempo perché da bisogno fisiologico immediato diventi un bisogno fisiologico che possiamo inibire, trattenendolo fino a farlo nel posto e nel momento giusto. Tra i comportamenti del bambino da tenere sotto controllo ci possono essere anche quelli di urinare poco o troppo durante il giorno, correre improvvisamente al bagno, avere delle perdite.

Come si può aiutare il bambino

bambina e mamma
bambini e pipì addosso (Istock)
  • Se il bambino vive occasionali e transitori problemi psicologici, l’enuresi termina nel momento stesso in cui viene risolto il problema che può essere all’origine dello stato di ansia e di preoccupazione.
  • Nei casi in cui invece l’enuresi sia dovuta a stati di angoscia o insicurezza più vasti e importanti, chiaramente anche il fenomeno dell’enuresi sarà più lento a scomparire e necessiterà di maggiori attenzioni.
  • Se il bambino ha più di 7 anni e il problema viene vissuto da lui e dai genitori con preoccupazione, il pediatra può proporre particolari interventi, fra cui l’educazione vescicale.

L’educazione vescicale consiste nell’educare il bambino ad interrompere il getto di urina una volta iniziato ed a resistere il più a lungo possibile agli stimoli, riempiendo progressivamente sempre più la vescica prima di svuotarla. In altri casi si ricorre all’impiego di speciali dispositivi di allarme notturno. Si tratta di sistemi costituiti da un rilevatore per il bagnato che viene posto nelle mutandine e che attiva una suoneria quando il bambino inizia ad urinare. Quando l’allarme suona, il bambino si sveglia e smette di fare la pipi. Questo è il metodo che assicura in assoluto la maggior percentuale di guarigione, ma richiede un lungo periodo di utilizzo prima di produrre i suoi effetti (5-8 settimane) e inoltre può non essere ben accetto dal bambino.
Quando questi approcci non ottengono risultati, il pediatra può decidere di ricorrere ai farmaci. Spesso il trattamento farmacologico e comportamentale vengono associati per ottenere risultati più rapidi e duraturi. E’ possibile intervenire, quindi, a livello farmacologico, ovviamente sotto stretto controllo del pediatra: il trattamento è normalmente prescritto in cure che non durino più di 3 mesi (ripetute una o due volte se il sintomo ricompare); in caso di persistenza del sintomo è meglio decidere per un approccio psicoterapico.
Le psicoterapie riguardano i casi in cui le determinanti psicologiche sono prevalenti: non viene affrontata soltanto la questione sintomatica dell’enuresi, ma si promuove un’elaborazione profonda del suo significato nevrotico.

Bambini e pipì addosso | Cosa i genitori NON devono fare

bambino arrabbiato
bambini e pipì addosso cosa non deve fare il genitore (Istock Photos)

Qualunque sia la causa dell’enuresi, è molto importante mantenere un atteggiamento corretto nei confronti del problema, evitando un’eccessiva apprensione e/o colpevolizzazione del bambino. Spesso accade che quando il bambino fa la pipì a letto, non tutti i genitori ne capiscono i motivi e finiscono per colpevolizzare ingiustamente i figli.

Un’attenzione troppo pressante sul problema, i rimproveri, o peggio le punizioni, non sono risolutivi e possono anzi aggravare la situazione aumentando l’imbarazzo e i sensi di colpa del bambino. Conseguenze ancora peggiori si possono avere quando il bambino viene addirittura deriso dai genitori, perché potrebbe ridursi ulteriormente la stima che il bambino ha di se stesso.

Dal punto di vista psicologico è invece molto importante che i genitori si dimostrino comprensivi e gli forniscano le necessarie rassicurazioni affettive. Per non angustiarlo oltre misura i genitori devono cercare di fargli capire che anche molti loro coetanei presentano lo stesso problema, e devono cercare di sdrammatizzare con affetto la sua piccola “regressione”.
Non serve assolutamente a nulla svegliare il bambino durante la notte e portarlo di peso in bagno per farlo urinare, oppure imporgli l’uso del pannolone. Questo rimedio impedisce che si instauri la connessione tra sensazione di riempimento e risveglio.

Nessun bambino guarisce dall’enuresi fino a quando non impara a svegliarsi spontaneamente, a localizzare il bagno e a fare pipì.

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i bambini e pipì addosso (Istock)