Trasgressioni alimentari | Quando diventano un problema

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Le trasgressioni alimentari sono viste spesso come un problema. Ecco quando lo sono e quando vanno viste come qualcosa di positivo.

donna con donuts
Donna con donuts – Fonte: iStock photo

In quest’era in cui il cibo è sempre più spesso protagonista di foto, diete e stili di vita, gran parte dell’attenzione generale è concentrata sulle trasgressioni. Si tratta di quegli strappi alla regola che ci si concede di tanto in tanto e che hanno lo scopo di appagare il gusto, fornendo piacere per il palato e senso di rilassamento per lo spirito. Una piccola trasgressione può essere una fetta di dolce, un cioccolatino al bar o una brioche al cioccolato mangiata a colazione. Per ognuno questo termine tende a variare in base allo stile di vita e alle abitudini alimentari.

Così, se un singolo cioccolatino può essere la norma per alcuni, per altri può essere una trasgressione da programmare o da concedersi una volta ogni tanto. Ciò che conta è riuscire ad avere sempre il focus su ciò che si mangia e sul perché. Le trasgressioni infatti sono sane e positive quando diventano il modo per celebrare un momento piacevole, concedersi un piccolo premio dopo tanta fatica o festeggiare un evento particolare. Quando, invece, alla base ci sono emozioni contrastanti o dolorose, lo strappo alla regola diventa qualcosa di più, portando a vivere il cibo come una cura e dandogli quindi una connotazione negativa. Proviamo quindi a capire cos’è esattamente una trasgressione alimentare e quando può diventare un campanello d’allarme.

Trasgressioni alimentari, quando sono un campanello d’allarme

Donna mangia panettone
Donna che mangia panettone – Fonte: iStock photo

Quando si parla di diete, alimentazione sana e altro, è impossibile non parlare di trasgressioni. Che ci si trovi a dieta o si ami semplicemente ciò che si mangia, infatti, capita spesso di trovarsi ad assaggiare qualcosa che non era stato preventivato e che nella maggior parte dei casi corrisponde ad un alimento ritenuto troppo calorico o grasso. Che si tratti di un cioccolatino o di un dolcetto offerto da un’amica, la trasgressione viene vissuta in alcuni casi come un momento di distensione ed in altri come una colpa, specie se si è a dieta.

In realtà, se ben gestita, questa può rappresentare in ogni caso un punto di forza. All’interno di un regime alimentare dietetico, ad esempio, una piccola trasgressione mette in salvo da future abbuffate compensative, garantendo quella sensazione di libertà cui spesso si anela e dando modo al metabolismo di non rallentare.

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Il vero problema si instaura quando la trasgressione viene vista come un modo per compensare un disagio momentaneo quale il dolore per una perdita, per un esame andato male o di qualsiasi altro tipo. Quando si crea una situazione simile, il cibo diventa infatti un tentativo di compensare una sensazione che andrebbe risolta in altro modo. In questo contesto, quindi, la trasgressione diventa qualcosa di più, estendendosi a ben più di un semplice assaggio e sfociando in abbuffate che il più delle volte lasciano diversi sensi di colpa addosso.
In questi casi è sempre bene fermarsi e farsi un punto di domanda. Perché nella maggior parte dei casi ci si trova dinanzi a problemi che andrebbero risolti in altro modo e per i quali tante volte può rendersi utile l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Donna con cioccolato – Fonte: Istock photo

Del tutto diversa è la circostanza in cui si mangia perché si vuole rendere più piacevole un momento felice o perché si ha voglia di premiarsi dopo una grande fatica. Se il tutto avviene con moderazione, il cibo assume in questo caso un valore simbolico positivo, che porta gioia e che solitamente viene gestito in modo chiaro, senza perdita del controllo o sensi di colpa.
In questo caso, la trasgressione è da intendersi come positiva perché aiuta a rendere ancor più speciale un momento che lo sarebbe comunque.

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E se si è a dieta?
Al giorno d’oggi molti nutrizionisti inseriscono un pasto libero o la possibilità di togliersi uno sfizio all’interno del piano nutrizionale della settimana. Ciò, oltre a consentire più agio all’interno della vita sociale, permette di togliersi determinate voglie già mentre si è a dieta. Una scelta che consente di evitarsi abbuffate a piano ultimato e che di solito porta a dare maggiori risultati, specie dal punto di vista del metabolismo che con una spinta ogni tanto, resta rapido senza rallentare come spesso accade quando si è a dieta.

Donna con dolcetto – Fonte: Thinkstock