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Babbo Natale | La leggenda di Santa Claus provoca traumi ai bambini?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:00
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Babbo Natale è il protagonista delle feste, ma è giusto abituare i bambini a crederci. Ne ha parlato una psicopedagogista, il punto della Dott.ssa Chiara Cossio.

La leggenda di Santa Claus spiegata ai bimbi
La leggenda di Santa Claus spiegata ai bimbi (Istock)

Il Natale si basa sulle tradizioni. Non solo i proverbi e le Sacre Scritture rendono noto quanto questa festa – di origine cristiano cattolica – sia sinonimo di accoglienza, familiarità e tradizione. Sotto l’albero, dunque, non solo regali ma anche persone da amare. In tenera età, fra le persone amate c’è sicuramente Babbo Natale: l’arzillo vecchietto paffuto, residente al Polo Nord, che porta i regali durante la notte vestito di rosso passando dalla canna fumaria.

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Siamo cresciuti tutti con questa leggenda, su cui si fonda la magia del Natale pagano. Nel corso dell’infanzia cercare di incontrare il vegliardo portatore sano di felicità e doni era un’utopia ma anche l’obiettivo primario, chi riusciva ad intravederlo – anche con l’aiuto di amici e parenti disponibili – si sentiva fortunato e speciale. Altrimenti doveva accontentarsi del regalo auspicato. Ma è giusto abituare i bambini a credere in Babbo Natale? Il fatto che poi si riveli essere inesistente non crea qualche tipo di trauma nei più piccoli?

Babbo Natale, che effetto ha sui bambini la leggenda di Santa Claus?

E' giusto lasciare che tuo figlio creda in Babbo Natale?
Credere a Babbo Natale, è possibile senza traumi? (Istock)

Ha provato a rispondere a queste domande la Dott.ssa Chiara Cossio, psicopedagogia ed esperta di relazioni cliniche e familiari, a Vanity Fair: “Parlare del rapporto dei bambini con Babbo Natale focalizzandosi solo sul possibile “trauma” del dover dire poi che non esiste, significa non solo sottovalutare la magia ma dimenticarsi della fondamentale importanza che i riti e l’attesa hanno per i bimbi – spiega la Dottoressa Cossio – senza contare che il Natale ha da sempre rappresentato per i piccoli quel periodo di attesa fiabesca condivisa con gli adulti e coincidente con il periodo in cui tutta la famiglia si riunisce per trascorrere del tempo di qualità insieme”.

Nel dettaglio, la Cossio sottolinea: “La prima cosa da tenere a mente – rivela la psicopedagogista – è che la scoperta che Babbo Natale non esiste non arriva all’improvviso: quando i bambini sono pronti a scoprire la verità cominciano a percepire in modo diverso le situazioni. Notano i genitori che incartano i regali o che sistemano i doni sotto l’albero: tanti piccoli indizi che portano sempre di più a dubitare. Una scoperta graduale, dunque, che non provoca traumi”.

Un Babbo Natale in più aiuta a crescere e a cementificare i sogni. Non importa se poi ci si dovrà svegliare dal torpore. Conta solo conservare quella sensazione di soddisfazione e appagamento nell’aspettare l’abbraccio di qualcuno. Da piccoli ha l’abito rosso e passa dal camino, da grandi avrà il sorriso dei nostri cari che ci aspetteranno dalla porta. Il vero valore aggiunto sotto le feste l’avremo sempre al nostro cospetto, nei momenti più inaspettati. Santa Claus docet.

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