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Antonio Gramsci | Tema di quinta elementare sull’importanza dello studio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:31
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Un Antonio Gramsci all’epoca appena studente di quinta elementare parla dell’importanza dello studio in un tema ritrovato molto di recente.

Antonio gramsci tema elementari

Un documento veramente straordinario, riportato alla luce da un ricercatore dell’Università di Sassari, nella Sardegna in cui Antonio Gramsci è nato e ha trascorso i primi anni di vita prima di trasferirsi a Torino.

Per noi è il grande politico e filosofo ma all’epoca era solo uno studente di quinta elementare, capace però già di trasmettere concetti toccanti e profondi nel suo tema con titolo L’importanza dello studio: una lettera a un amico immaginario che gli comincia come oramai “gli studi gli siano venuti a noia”

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 Il tema di quinta elementare di Antonio Gramsci

Antonio gramsci tema scuola

Era il 15 luglio 1903 e colui che sarebbe divenuto uno dei filosofi e uomini politici più celebri della storia italiana scriveva un tema.

Antonio Gramsci all’epoca era uno studente di quinta elementare, chiamato da svolgere la seguente traccia:

“Se un tuo compagno benestante e molto intelligente ti avesse espresso il proposito di abbandonare gli studi, che cosa gli risponderesti?”

Un precoce Antonio Gramsci parla così dell’impotenza dello studio, un’occasione da non perdere anche a parere di uno studente di quinta elementare.

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Carissimo amico,

Poco fa ricevetti la tua carissima lettera, e molto mi rallegra il sapere che tu stia bene di salute.

Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non ripren­derai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelli­gente, che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi?

Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no reste­remo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna”, scrive Antonio Gramsci in quinta elementare.Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi.”

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“Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale.Tu dici che sei ricco, che non avrai bisogno degli studi per camparti, ma bada al proverbio “l’ozio è il padre dei vizi.”

Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. Ricordati del signor Fran­cesco; egli era figlio di una famiglia abbastanza ricca; passò una gioventù brillan­tissima, andava ai teatri, alle bische, e finì per rovinarsi completamente, ed ora fa lo scrivano presso un avvocato che gli da sessanta lire al mese, tanto per vivacchiare.Questi esempi dovrebbero bastare a farti dissuadere dal tuo proposito.Torna agli studi, caro Giovanni, e vi troverai tutti i beni possibili.

Non pigliarti a male se ti parlo col cuore alla mano, perché ti voglio bene, e uso dire tutto in faccia, e non adularti come molti.

Addio, saluta i tuoi genitori e ricevi un bacio dal Tuo aff.mo amico Antonio Gramsci”.