Lettera al mio stupratore: “non mi conosci, ma sei stato dentro di me”

Padre violenta la figlia in Bolivia
Padre violenta la figlia in Bolivia

Ora vorrei parlare della sentenza. Quando ho letto il rapporto del funzionario addetto alla libertà vigilata sono rimasta incredula, consumata dalla rabbia che alla fine si è placata, trasformandosi in profonda tristezza. Le mie dichiarazioni sono state tagliate per essere distorte e prese fuori contesto. Ho combattuto duramente in questo processo e non lascerò che il risultato sia banalizzato da un funzionario che ha cercato di valutare il mio stato attuale e i miei desideri in una conversazione di quindici minuti, la maggior parte dei quali passati a rispondere alle mie domande sul sistema giudiziario. Anche il contesto è importante. Brock doveva ancora fare una dichiarazione, e io non avevo letto le sue osservazioni.

La mia vita è rimasta in sospeso per oltre un anno, un anno di rabbia, angoscia e incertezza, fino a che una giuria di miei pari ha emesso un giudizio che confermava le ingiustizie che avevo sopportato. Se Brock avesse ammesso la sua colpa, dimostrato di avere rimorsi e si fosse offerto prima di patteggiare, avrei preso in considerazione l’ipotesi di una condanna più lieve, rispettando la sua onestà e grata di poter andare avanti con le nostre vite. Invece si è preso il rischio di andare a processo, aggiungendo insulti e ferite, e costringendomi a rivivere il dolore, mentre i dettagli della mia vita privata e dell’aggressione sessuale venivano brutalmente sezionati in pubblico. Ha fatto vivere a me e alla mia famiglia un anno di sofferenze indicibili, che non erano necessarie, e dovrebbe affrontare le conseguenze per aver messo in dubbio il suo reato e il mio dolore, e di averci fatto aspettare così tanto prima che venisse fatta giustizia. Al funzionario per la libertà vigilata ho detto che non voglio che Brock marcisca in prigione. Non ho detto che non merita di finire dietro le sbarre. La raccomandazione del funzionario per la libertà vigilata, che consiglia un anno o meno in una prigione della contea, è una punizione morbida, una presa in giro per la gravità della sua aggressione, e le conseguenze del dolore che sono stata costretta a sopportare. Al funzionario per la libertà vigilata ho anche detto che quello che volevo veramente era che Brock ci arrivasse, che capisse e ammettesse il suo errore. Purtroppo, dopo aver letto la dichiarazione dell’imputato, sono rimasta molto delusa e sento che non sia riuscito a mostrare un rimorso sincero e ad assumersi la responsabilità della sua condotta. Ho totale rispetto del suo diritto ad avere un processo, ma anche dopo che dodici membri della giuria lo hanno giudicato all’unanimità colpevole di tre reati, tutto quello che ha ammesso è di aver ingerito dell’alcol. Una persona che non è in grado di assumersi la piena responsabilità delle sue azioni non merita uno sconto di pena. Il fatto che abbia cercato di sminuire lo stupro parlando di promiscuità è profondamente offensivo. Per definizione lo stupro è l’assenza di promiscuità, è l’assenza di consenso, e il fatto che non riesca nemmeno a capire la differenza mi turba profondamente.

Il funzionario per la libertà vigilata ha tenuto conto del fatto che l’imputato è giovane e non ha condanne alla spalle. Secondo me, è abbastanza grande per sapere che quello che ha fatto è sbagliato. In questo paese quando hai diciotto anni puoi andare in guerra. Quando ne hai diciannove, sei abbastanza grande per pagare le conseguenze di un tentato stupro. È giovane, ma è grande abbastanza da non essere così ingenuo. Dal momento che questo è il suo primo reato, posso capire perché venga invocata la clemenza. D’altra parte, però, come società non possiamo perdonare tutte le persone che commettono un’aggressione sessuale o stuprino qualcuno con le dita per la prima volta. Non ha senso. Bisogna comunicare la gravità di uno stupro in modo chiaro, non dobbiamo creare una cultura che suggerisce che impariamo a capire che lo stupro è sbagliato andando per tentativi. Le conseguenze di un’aggressione sessuale devono essere abbastanza gravi da far sì che le persone abbiano abbastanza paura da usare la testa anche se sono ubriache, abbastanza gravi da evitare che succeda. Il fatto che Brock fosse un atleta di successo in un’università prestigiosa non dovrebbe essere visto come un diritto alla clemenza, ma come un’opportunità per mandare un messaggio culturale forte: l’aggressione sessuale è contro la legge indipendentemente dalla classe sociale. Il funzionario per la libertà vigilata ha considerato il fatto che ha dovuto rinunciare a una borsa di studio per il nuoto guadagnata con fatica. Se fossi stata aggredita sessualmente da un ragazzo non atletico di un’università pubblica, quale sarebbe la sua condanna? Se un ragazzo al primo reato cresciuto senza privilegi fosse accusato di tre reati e non mostrasse di essersi assunto la responsabilità delle proprie azioni, se non per aver bevuto, quale sarebbe la sua condanna? La velocità con cui nuota non diminuisce l’impatto di quello che mi è successo.

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Il funzionario per la libertà vigilata ha dichiarato che questa causa, se la confrontiamo ad altri reati di natura simile, potrebbe essere considerata meno grave visto l’alto stato di ebbrezza dell’imputato. Sembrava serio, non dirò altro.

La sua aggressione sessuale rimarrà nei registri per sempre. Non ha scadenza. Come non ce l’ha quello che mi ha fatto, non sparisce dopo un numero definito di anni. Rimarrà con me; è parte della mia identità; ha cambiato per sempre il modo in cui mi comporto e quello in cui vivo per il resto della mia vita. È passato un anno e ha avuto un sacco di tempo. È andato da uno psicologo? Cosa ha fatto nell’ultimo anno per dimostrare che sta facendo progressi? Ha detto di voler creare un programma? Cosa ha fatto per dimostrarlo?

Spero che durante il suo periodo in carcere gli vengano fornite le terapie e le risorse necessarie per ricostruire la sua vita. Chiedo che si istruisca sul tema delle aggressioni sessuali nei campus. Spero che accetti la giusta pena e che si sforzi a rientrare nella società da persona migliore.

Per finire, vorrei fare dei ringraziamenti. A tutti, dal medico che mi preparò la colazione quando mi svegliai in ospedale quella mattina, all’agente che aspettò di fianco a me, alle infermiere che mi calmarono, all’investigatore che mi ascoltò senza mai giudicarmi, ai miei avvocati che sono sempre stati saldamente al mio fianco, al mio terapista che mi ha insegnato a trovare il coraggio nella vulnerabilità, al mio capo per essere stato gentile e comprensivo, ai miei incredibili genitori che mi hanno insegnato a trasformare il dolore in forza, ai miei amici che mi ricordano come essere felice, al mio ragazzo, che è paziente e affettuoso, alla mia indomabile sorella, che è l’altra metà del mio cuore, ad Alaleh [Alaleh Kianerci, il viceprocuratore distrettuale che ha curato il caso] il mio idolo, che ha lottato instancabilmente e non ha mai dubitato di me. Grazie a tutte le persone coinvolte nel processo per il loro tempo e la loro attenzione. Grazie alle ragazze in tutto il paese che hanno scritto bigliettini al mio procuratore distrettuale perché me li consegnasse, tantissimi sconosciuti che tenevano a me. Soprattutto, grazie ai due uomini che mi hanno salvata, che non ho ancora conosciuto. Dormo con due biciclette che ho disegnato e attaccato sopra il mio letto, per ricordarmi che ci sono degli eroi in questa storia. Che ci prendiamo cura l’uno dell’altra. Non dimenticherò mai di aver conosciuto tutte queste persone, di aver sentito la loro protezione e il loro amore.

Infine, alle ragazze di tutto il mondo: sono con voi. Sono con voi nelle notti in cui vi sentite sole. Sono con voi quando le persone dubitano di voi o vi ignorano. Lotto ogni giorno per voi. Quindi non smettete mai di lottare, io credo in voi. I fari non se ne vanno in giro per un’isola cercando barche da salvare; rimangono semplicemente dove sono, a fare luce. Anche se non posso salvare ogni barca, spero che oggi, parlando, abbiate assorbito un po’ di luce, la piccola consapevolezza che non possono mettervi a tacere, la piccola soddisfazione che giustizia è stata fatta, la piccola rassicurazione del fatto che stiamo raggiungendo un obiettivo, e la grande, grande consapevolezza che siete importanti, indiscutibilmente, che siete intoccabili, siete belle, che dovete essere apprezzate, rispettate, innegabilmente, ogni minuto di ogni giorno, siete potenti e nessuno ve lo può togliere. Alle ragazze, in tutto il mondo, sono con voi. Grazie.”