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Matrimonio o Convivenza? Quali sono le differenze

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Matrimonio o Convivenza? Quali sono le differenze sostanziali e cosa cambia se ci sposiamo rispetto a se conviviamo? Si hanno gli stessi diritti per i figli? Scopriamolo

matrimonio o convivenza (Istock Photos)

Quante volte, dopo una relazione, magari, lunga, ci siamo chiesti: ci sposiamo o conviviamo? e magari per quelle coppie che già convivono e hanno dei figli, il dubbio se convolare a nozze oppure no diventa impellente. Cosa cambierà? Quali sono le differenze tra matrimonio e convivenza? E se, appunto, nella coppia si hanno dei figli, avranno gli stessi diritti di quei bimbi nati al di fuori del matrimonio? Insomma, le domande sono tante, le risposte un po’ meno esplicite. Aldilà dei consigli di parenti e amici che vogliono vedervi “sistemati” e, quelli già sposati che, invece, vi suggeriscono di “non farlo perché tanto è uguale” voi vi sentite sempre più in forse. Sposarsi o convivere? ci sono lati positivi e negativi in entrambe le scelte. Possono essere successi entrambi o fallimentari entrambi e questo dipende solo da un aspetto. Se alla base del rapporto vi sia un sentimento forte o meno. Se vi sia una forte unione da far funzionare un matrimonio o una convivenza, è questo il punto. L’amore che si prova. Se sentite di non essere pronti al grande passo la convivenza può essere una giusta alternativa, una specie di prova prematrimoniale. Se invece sentite che amate davvero il partner e siete legati alla tradizione potete optare per il matrimonio. Attenzione però a non scegliere con leggerezza entrambe le possibilità. Infatti anche la convivenza nella propria leggerezza è una scelta che va ponderata. Non a caso è sempre meglio andare a convivere pensando ad un periodo di prova o pensando di rimanere uniti alla persona che scegliamo, non per convenienza personale, per avere una scappatoia qualora il rapporto non funzionasse. Anche la convivenza deve avere delle regole, non è basata su promesse di vita come il matrimonio, ma di certo deve essere considerata una sorta di matrimonio laico, senza vincoli ma con la responsabilità di stare insieme e di creare una specie di famiglia in due anche se non si è sposati.

Pensate che forse sia meglio convivere, oppure sia meglio il matrimonio? Insomma scopriamo davvero quali sono le differenze e se vale la pena oppure no sposarsi o convivere.

Matrimonio o Convivenza: quali differenze per i figli?

psicologia figlio unico Matrimonio o Convivenza le differenze per i figli Fonte: Istock

Scegliere tra matrimonio e convivenza non è semplice: nel primo caso i coniugi hanno più diritti, ma i vantaggi fiscali sono di meno. Per i figli, invece, non c’è alcuna differenza.

Sono sempre di meno le coppie che si sposano, è un dato di fatto visibile con i nostri stessi occhi. Quanti tra voi hanno coppie di amici della vostra età sposati? E quanti, invece, coppie di amici che convivono? Scommetto che il dato propende verso l’ultima scelta: cioè la convivenza. Ci sono diversi motivi, infatti, per cui, specialmente i giovani, tra matrimonio e convivenza preferiscono quest’ultima soluzione anche nel caso in cui dalla loro unione siano nati dei figli. Spesso, però, i genitori non sposati vengono rimproverati di non avere a cuore il futuro dei propri figli. Infatti, secondo alcuni il figlio nato da una coppia non sposata non ha gli stessi diritti rispetto a quello nato all’interno di un matrimonio. In realtà non è così e per questo è bene fare chiarezza sulla questione.

Nel 2012 in Italia è nata la Legge n° 219/2012 e il D.lgs 154/2013 che vede, per l’appunto, nessuna differenza tra chi convive di fatto e chi si sposa. I diritti sono (quasi) equiparati. Non vi è,  per esempio, nessuna differenza per quanto riguarda i figli nati al di fuori del matrimonio, e dunque per quelle coppie che convivono. Quindi, ad oggi, le uniche differenze tra matrimonio e convivenza riguardano esclusivamente i rapporti tra i due partner, mentre per i figli non cambia nulla. Dal dicembre 2012, infatti, tutti i figli hanno lo stesso status giuridico. Nel dettaglio, tutti i figli hanno gli stessi diritti ed entrambi i genitori hanno gli stessi doveri nei loro confronti. Quali sono i doveri di un genitore? Questi hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole, facendoli crescere in famiglia e mantenendo rapporti significativi con i parenti.

La legge del 2012 ha riconosciuto anche per i figli nati fuori dal matrimonio un vincolo di parentela con tutti i parenti. Di conseguenza, se i due genitori verranno a mancare, il bambino non sarà messo in adozione ma verrà affidato ai nonni. Il vincolo di parentela vale anche per il fronte ereditario. Nel caso in cui la convivenza venga interrotta, l’affidamento del figlio e il relativo assegno di mantenimento sarà deciso da un Tribunale Ordinario competente.

Matrimonio e Convivenza: quali differenze per la coppia?

matrimonio e convivenza le differenze per la coppia (Istock)

La stessa legge del 2012 regola anche le convivenze di fatto. Anzitutto spieghiamo come è formata una coppia di conviventi: per conviventi di fatto si intendono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca  assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La convivenza di fatto tra persone dello stesso sesso o eterosessuali può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al Comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico.

Il Comune, una volta eseguiti gli opportuni accertamenti, rilascerà il certificato di residenza e stato di famiglia. I conviventi devono presentare l’ autocertificazione, perché la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali. Lo status di convivente di fatto comporta il riconoscimento di specifici doveri e diritti. Stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario. In caso di malattia grave da comportare un deficit della capacità di intendere e volere, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo nelle decisioni in ambito di salute. Al convivente è riconosciuto anche il diritto di visita e di assistenza. Il convivente superstite succede nel contratto di locazione al convivente defunto, e può anche essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari.

Anche se non c’è nessuna differenza tra matrimonio e convivenza per quanto riguarda i diritti dei figli, lo stesso non si può dire per i partner. Infatti, la legge italiana tutela maggiormente le coppie sposate attribuendogli alcuni diritti non previsti per le famiglie di fatto. Ad esempio, se uno dei due coniugi non provvede alle spese della famiglia sarà perseguibile sia per le inadempienze verso i figli che per quelle nei confronti dell’altro coniuge. Invece, nel caso delle famiglie di fatto  (convivenza) questo è responsabile solamente verso i figli. Quindi, anche se il numero delle convivenze è in costante aumento, la normativa è ancora limitata e nonostante il Decreto Cirinnà  (Legge 20/05/ 2016 n. 76) alcune lacune, ci sono ancora delle differenze importanti tra matrimonio e convivenza:

  • in caso di separazione, il genitore dovrà garantire un assegno di mantenimento ai figli, ma la legge non prevede nulla per l’altro partner;
  • in caso di morte, sono riconosciuti come eredi legittimi i figli, i genitori, i fratelli e le sorelle, ma non il partner (salvo il caso in cui ci sia un testamento che attesti il contrario);
  • in caso di decesso, la pensione di reversibilità viene riconosciuta ai figli, ma non all’altro convivente;
  • per le coppie di conviventi non è previsto il regime patrimoniale della comunione dei beni.

Con la Legge Cirinnà sulle unioni civili, si è fatto un passo avanti anche per le coppie che convivono. Per esempio se uno dei conviventi è malato l’altro ha il diritto di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali. Inoltre, in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, ogni convivente può designare l’altro come suo rappresentante. Oppure, se il partner proprietario della casa viene a mancare, l’altro può continuare ad abitarci per un periodo pari alla durata della convivenza (purché questa sia di almeno 2 anni).

Dunque, la convivenza di fatto rispetto al matrimonio, è relativa a quelle persone, omosessuali o eterosessuali, che hanno deciso di non contrarre matrimonio né di sancire il loro legame attraverso l’unione civile, che sono meritevoli di tutela rispetto a determinati aspetti della vita.

Sposarsi o convivere? i fattori che influenzano la scelta delle coppie moderne

matrimonio o convivenza i fattori che influenzano la scelta (Istock Photos)

I fattori per cui si sceglie di andare a convivere anziché sposarsi sono davvero tanti. Uno tra i fondamentali è sicuramente la crisi economica. Molte coppie decidono di andare a convivere perché così facendo si risparmiano tanti soldi. Ormai ci si sistema dal punto di vista lavorativo sempre più tardi, la precarietà ci fa sentire precari anche sentimentalmente e non ce la sentiamo di “sistemarci” non avendo sicurezze economiche. Molte coppie rimandano e rimandano il giorno delle nozze proprio perché non vogliono iniziare la propria vita insieme indebitandosi fino al collo o con difficoltà economiche che preoccupano e soffocano la vita di coppia.
Oltre alla crisi economica vi è un altro fattore importante da non sottovalutare: cioè la crisi dei valori. Le donne di oggi non aspettano di certo il grande amore per accasarsi. E anche gli uomini arrivano sempre più tardi al matrimonio. Viviamo in un’epoca di eterni Peter Pan, dove a trent’anni si fa quello che si faceva a venti ed a quaranta pure! In realtà non è sempre così. Il Matrimonio sopravvive laddove è vissuto come una tradizione irrinunciabile. Nel caso del nostro paese è il Sud che detiene la bandiera record delle coppie che hanno deciso di convolare a nozze. Questo ovviamente è dovuto sicuramente a fatti culturali.

Dalla crisi del matrimonio è nata una nuova era: quella delle convivenze. Sempre più coppie decidono di andare a vivere insieme dopo un periodo di fidanzamento anche per abituarsi a stare insieme in vista di un matrimonio futuro.
Per molti infatti convivere è una specie di test, fin quando si è fidanzati e si condividono le uscite serale, i viaggi e le esperienze varie si può andare più o meno d’accordo, ma quando si vive insieme certe abitudini o modi di fare possono farci vedere il partner sotto un’altra luce e magari farci capire che non è la persona con cui vorremmo passare il resto della nostra esistenza. Oppure può accadere il contrario, che la convivenza sia solo una conferma di ciò che pensavate, ovvero che il partner sia la persona con cui volete passare il resto della vostra vita.

Pregi e difetti della Convivenza

Astrologia: ecco come riconoscere una persona innamorata di te matrimonio o convivenza pregi e difetti della convivenza Fonte: Istock

Vi sono alcuni fattori che fanno fallire una convivenza nell’arco di pochissimo tempo. Quali? Per esempio sapete quali sono le abitudini del vostro partner? I difetti e i pregi del vostro compagno nella quotidianità vi mandano letteralmente in bestia? Ebbene, vedere il partner da un altro punto di vista, quello della quotidianità rende la convivenza molto più fragile rispetto al matrimonio con lo stesso partner.Insomma sono molte le sorprese che possono attendere una coppia all’inizio della convivenza. Certo è che la convivenza ha molti lati positivi. Scopriamo quali:

  • la comodità. Se sfortunatamente non dovesse durare non dovrete incorrere in pratiche costose per divorziare, basta tornare al punto di partenza, tornare a casa dei propri genitori o dove si viveva prima di andare a vivere insieme.
  • l’economicità. Pensateci. Quanto costa organizzare un matrimonio? E quanto prendere una casa in affitto e arredarla? Insomma tra le due sicuramente la vince la seconda. La convivenza conviene molto economicamente. Niente festa in chiesa, niente ristorante, niente bomboniere insomma piena libertà di poter usufruire del vostro denaro per altro come viaggi e arredamento più bello. Quante coppie hanno iniziato male proprio perché si sono indebitate per organizzare il matrimonio? La risposta è davvero tante, specie in forti periodi di crisi. Uno dei vantaggi di andare a vivere insieme e non spendere tanti soldi per organizzare una mega festa per un solo giorno che resta un ricordo in un album costato una fortuna!
  • L’esigenza di rimanere un po’ “liberi”: la convivenza sembra essere più rispondente alle esigenze delle coppie delle ultime generazioni: meno vincoli, meno burocrazia e l’idea di rimanere “liberi” rende quest’ultima scelta più attraente rispetto l’altra.

Analizzata da questo punto di vista sembrerebbe che la convivenza sia solo positiva. In realtà sono molte le cose che potrebbero andare storte, specie quando non si conoscono tutte le abitudini del partner. Se l’amore è forte allora resiste, altrimenti ci si separa e in questo caso niente divorzi o separazioni legali, semplicemente ognuno si sceglie un altro appartamento in cui vivere.

Pregi e difetti del Matrimonio

Matrimonio o convivenza pregi e difetti del Matrimonio (Istock )

Al giorno d’oggi le coppie preferiscono la convivenza o restare a casa dei genitori fino a 40 anni. Spesso per la poca disponibilità economica più che per affezione verso la famiglia d’origine. La decisione del matrimonio lascia trasparire, però,  spesso una necessità forte di identificazione e appartenenza; basta pensare ai riti che lo accompagnano: portare la fede, usare il cognome del marito, avere lo stesso indirizzo di residenza e così via. Sposarsi richiede tempo e organizzazione.

Insomma la vecchia istituzione religiosa e civile va, aldilà del desiderio di alcuni, sempre male, è in crisi nera! Ma è davvero meglio convivere? I romantici vi risponderanno di no. Soprattutto le donne che preferiscono lo scambio degli anelli allo scambio delle chiavi di casa. Ed in effetti il fascino del matrimonio è impareggiabile. Se si passano mesi (a volte anni) per organizzare un singolo giorno affinché sia tutto perfetto qualcosa dovrà pur significare! Molte coppie preferiscono la bellezza del matrimonio, il tradizionale scambio degli anelli all’altare, chi crede che l’amore possa durare per sempre e che dal matrimonio nasce la futura famiglia opterà sempre per questa scelta invece che della convivenza. Inoltre agli occhi degli altri le coppie sposate rispetto a quelle che convivono vengono viste come coppie “serie” responsabili, che hanno preso un impegno. Insomma non è un caso se molti vedono nella convivenza un certo tipo di convenienza. La convenienza del vivere insieme non è solo economica e “burocratica”, sta anche nel fatto di non prendersi responsabilità, di cercare una via di fuga anche a quello che dovrebbe durare per sempre: l’amore. Proprio perché talvolta è la parola amore a fare paura e a fare in modo da trovare una scappatoia. Molti pensano che convivere vuol dire non prendersi la responsabilità di una nuova famiglia, e se vogliamo non prendersi neanche la responsabilità di una coppia, che può morire in qualsiasi momento. Ecco spiegati i pregi del matrimonio, ma per quanto riguarda i suoi difetti? Beh anche per quelli la lista è lunga. Spesso è volentieri il matrimonio diventa una trappola per entrambi. Molte giovani coppie decidono di prendersi la responsabilità di sposarsi ma non riescono poi a mantenere questa promessa, tradiscono oppure trasformano l’unione in un inferno quotidiano da cui è difficile uscire, specie se vi sono figli a carico. Ecco uno dei lati negativi del matrimonio è proprio questo, la difficoltà di mettervi fine se le cose non vanno bene con il proprio partner e soprattutto la difficoltà nel mettersi d’accordo per la custodia dei figli e la tristezza di dover crescere un figlio solo in alcuni giorni prestabiliti da un giudice.

Matrimonio e Convivenza: gli effetti sulla vita personale

la mappa dell'amore, come scelgiamo il partner matrimonio o convivenza le differenze (Istock Photos)

Le differenze principali fra il convivere semplicemente e sposarsi sono tante, ma le più importanti riguardano:

  • l’acquisto di un immobile
  • le decisioni relative ai figli
  • l’assistenza in caso di malattia
  • le disposizioni riguardanti la successione.

Queste differenze giocano un ruolo importante all’interno della coppia e se da una parte la convivenza sembra essere la scelta più snella e leggera, dall’altra questa stessa leggerezza potrebbe rivelarsi un nemico nelle questioni che ci stanno veramente a cuore. L’unica cosa, come abbiamo visto in precedenza, che non cambia assolutamente sia se si convola a nozze, sia se si è deciso per una convivenza, è la gestione e la cura dei figli. In questo caso specifico le differenze non sussistono, la dicitura figli legittimi o figli naturali è stata sostituita da “figli” e la responsabilità genitoriale spetta sia alle coppie conviventi che alle coppie sposate.  Se vuoi essere informato su tutte le novità sulla coppia, il Matrimonio in generale, la convivenza  CLICCA QUI

Il Fisco predilige le convivenze: ecco perché

gestione dei soldi nella coppia matrimonio o convivenza, l’economia cosa predilige (istock)

Sul lato fiscale, le convivenze sembrano avere una marcia in più rispetto al matrimonio. Infatti, per le coppie conviventi con figli, per esempio, le agevolazioni e i benefici rivolti alle famiglie con ISEE basso; in caso di due partner non sposati, ma comunque conviventi, i redditi non si cumulano ai fini del calcolo ISEE e di conseguenza questo risulterà più contenuto. Stesso discorso per i bonus bebè. Beneficiarne risulterà più semplice se siete una coppia non sposata, così come l’essere esonerati dal pagamento del ticket sanitario per i figli.

Per lo stesso motivo ci sono anche vantaggi per gli ANF (assegni al nucleo familiari) calcolati sulla base del reddito del nucleo. Nel caso di due genitori conviventi ma non sposati, infatti, il reddito del genitore lavorativamente non dipendente non rientra nel reddito di famiglia. In ultimo, per ciò che concerne l’assegnazione di alloggi popolari, in caso di povertà, i genitori conviventi e non sposati,  o il genitore solo con il figlio a carico, risultano nelle graduatorie comunali ai primi posti rispetto a quelle famiglie sposate. Lo stesso vale per le scuole dell’infanzia, dove gli enti comunali e statali, assegnano un punteggio superiore ai figli di genitori soli e non unite in matrimonio.

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