Manuel Bortuzzo a “Che tempo che fa”: “Potrei camminare di nuovo”

Manuel Bortuzzo riabilitazione

Manuel Bortuzzo, atleta paralimpico italiano, presenta il suo primo romanzo. “Rinascere”, edito da Rizzoli, racconta il calvario e la ripresa del giovane dopo la sparatoria che gli ha cambiato la vita.

Bortuzzo ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” (Twitter)

“Rinascere”, edito da Rizzoli, è il libro che Manuel Bortuzzo ha presentato domenica scorsa all’interno della trasmissione, condotta da Fabio Fazio, “Che tempo che fa”. Il ragazzo, vittima di una sparatoria nel febbraio scorso per le strade di Roma, ha perso l’uso delle gambe. Tutto per un errore, i malviventi avevano sbagliato persona, lo ammettono fin da subito, ma nonostante le frasi di circostanza, la vita del ragazzo cambia: un campione promettente del nuoto italiano costretto a reinventarsi. Una rinascita, appunto, come evidenzia il titolo del suo romanzo, raccontata nei minimi dettagli: da “quella notte”, come è solito definirla lui, alla popolarità. La sua vicenda ha fatto scalpore, il sostegno della collettività lo ha aiutato a risalire la china.

Al punto da potersi permettere di scomodare il termine “fortuna” dopo un’esperienza così complicata e controversa, Bortuzzo, a tal proposito, si spiega meglio: “Se mi avesse colpito dodici millimetri più in basso – racconta – avrebbe beccato l’arteria addominale e in ospedale non ci sarei nemmeno arrivato, sarei morto nel giro di novanta secondi. Per fortuna (lo so, fa strano dirlo, ma la verità è che sì, nella sfiga più assoluta sono stato fortunato) ha rotto le costole e bucato il polmone, attutendo la sua forza. Un centimetro e poco più. Come in gara bastano 12 millesimi per mandarti alle olimpiadi o farti vincere un mondiale, quella notte quei 12 millimetri hanno fatto la differenza tra esserci e non esserci più”.

Manuel Bortuzzo, dal baratro alla rinascita nel suo primo romanzo autobiografico

Manuel Bortuzzo (Getty Images)

Eccola, dunque, la sua seconda occasione: riprendere in mano una vita lì da dove era rimasto, dal nuoto, l’acqua. Elemento naturale in grado di ricongiungerlo con il mondo: “Potrà sembrare strano, ma il momento più emozionante è stato preparare lo zaino: metterci dentro la cuffia, gli occhialini, il costume. Riprendere le mie cose mi ha fatto capire che ero ancora io, che non ero cambiato poi così tanto. È stata una fatica immane: ero ancora molto debilitato dalle operazioni e dai giorni di inattività forzata, ero estremamente debole e non potevo usare le gambe, ma è stata una delle vasche più belle e soddisfacenti di tutta la mia vita. In acqua c’è silenzio, ci sei solo tu, i tuoi movimenti, il tuo respiro: sei solo con te stesso ed è una magia che solo chi vive in piscina conosce. Mi sono scoperto avvolto, protetto, al sicuro”.

Ora Bortuzzo ha le idee chiare, pensando a suoi colleghi illustri, come Bebe Vio e Alex Zanardi, vuole dimostrare – prima a sé stesso e poi agli altri – il suo valore come sportivo. Campione mai domo, anche e sopratutto grazie al concetto di resilienza, cucito sulla pelle come un costume nuovo: La lesione midollare non è completa. Una notizia pazzesca, come tutto quello che ho fatto in questi nove mesi e ho sempre voluto tenere per me. Quando si parla di cose di cui non si è sicuri, con la medicina è sempre meglio andarci con calma. Un ulteriore spiraglio per continuare a toccare vette inaspettate, in acqua e fuori, Manuel infatti, con l’aiuto di tutori specifici. Sarà un percorso lungo, vasca dopo vasca, terapia dopo terapia, per riprendersi tutto. Proprio come gli aveva promesso il padre subito dopo quella notte sfortunata e il primo intervento che gli ha permesso di ripartire: ora bisogna intraprendere la volata finale, per non darla vinta – fra le altre cose – ad un destino che pareva essere già segnato.

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