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Mihajlovic in pole position per la “Panchina d’Oro” 2019: il sostegno dei colleghi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:20
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Mihajlovic potrebbe vincere la “Panchina d’Oro” 2019. Il riconoscimento tributato da Assoallenatori. Molti colleghi sono pronti a votare per lui.

I tifosi della Sampdoria sostengono Sinisa Mihajlovic (Getty Images)

Ci sono riconoscimenti che hanno più valore di altri, chiunque passa la vita ad accumulare titoli e trofei – sul lavoro e nella quotidianità – per poi ritrovarsi (non sempre è così) senza il bene più prezioso: la stima e l’affetto della collettività. Perchè non è vero quando ci raccontiamo che bastiamo a noi stessi, per far sì che accada dobbiamo veder riconosciuto il nostro valore in quanto esseri umani prima ancora che parti di un ingranaggio ben oliato.

Questo privilegio l’ha avuto, tra gli altri, anche Sinisa Mihajlovic: calciatore e allenatore serbo che, nel corso della sua carriera, oltre ai trofei sul campo collezionava consensi e affetto da parte dei colleghi. Se il mondo del calcio è una giungla, Mihajlovic ha sempre fatto Tarzan, sapendosi districare al meglio tra un’azione e una reazione dentro e fuori dal rettangolo verde.

Mihajlovic in pole per la “Panchina d’Oro”, i colleghi: “Un combattente”

Mihajlovic in panchina contro la Spal (Getty Images)

La stessa reazione che ha avuto quando si è trattato di rimboccarsi le maniche un’altra volta, per combattere un nemico che non si sconfigge attraverso un semplice tackle: la leucemia. Così Mihajlovic ha promesso battaglia e sta dando filo da torcere a una condizione che passerà, non si sa quando ma passerà: lo dicono i medici, che assistono volta dopo volta ai cicli di terapie dell’uomo, lo sussurrano e auspicano i tifosi e gli allenatori – suoi colleghi – sui campi di Serie A che sperano di tornare a vederlo più spesso in panchina. Rinfrancato e rigenerato.

Ecco, appunto: la panchina. Lui non l’ha mai, di fatto, mollata: ha sempre seguito la squadra, il Bologna, direttamente o indirettamente. Conciliando gli impegni e le cure della malattia con le scadenze del campo, non si è mai sottratto – anche con l’aiuto dei suoi collaboratori – ad un appuntamento importante: l’abbiamo rivisto all’Allianz Stadium, contro la Juventus, al fianco dei suoi ragazzi. Esempio che ha ripetuto anche in altri stadi, una presenza fissa persino quando sembrerebbe assente. Vero leader.

Da qui l’idea di Marco Di Vaio, che ha seguito il cammino piuttosto complicato dell’uomo fin qui, di premiare Sinisa Mihajlovic con la “Panchina d’Oro”. Il trofeo che ogni anno l’Assoallenatori assegna ad un tecnico tenendo conto degli aspetti che hanno distinto il suo operato nel corso della stagione. I principali allenatori di Serie A votano i candidati, quindi è un riconoscimento assegnato da addetti ai lavori.

“E’ un’idea bella e condivisibile, Mihajlovic è un allenatore molto preparato che racchiude tutte le caratteristiche che deve avere un tecnico di spessore. Sta affrontando la malattia con tenacia, da vero combattente”, ha detto Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori.

Mihajlovic, Ranieri e Mancini dalla parte del tecnico del Bologna

Mihajlovic e Mancini a Coverciano (Getty Images)

Inoltre, Mihajlovic ha dimostrato anche dal punto di vista tecnico di saper prendere una squadra in difficoltà per riportarla in acque tranquille di classifica: l’epopea con il Bologna è un’ulteriore conferma. L’idea di premiarlo per questo e per il suo esempio piace a molti tecnici, in primis a Claudio Ranieri: Sinisa è un esempio per tutti. Voterò per lui. Lo ripeto: non per la malattia in sé, ma per l’esempio che sta dando a tutti noi”, ha detto il mister blucerchiato. Gli fa eco Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale Italiana: “Sinisa dà un valore aggiunto al nostro calcio”, ha rivelato quando il serbo si è presentato a Coverciano durante gli allenamenti dell’Italia.

Mihajlovic sembra in pole position per la “Panchina d’Oro” 2019. Tutt’altro che un contentino, bensì il giusto tributo ad un campione che in carriera ha sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo. Chi ama il calcio si nutre di emozioni e la sua vicenda, a prescindere dalla malattia, ne è pregna: mai domo e sempre allerta. Quella panchina assomiglia a un trono, l’ennesima sorpresa in Serbo. Chapeau, Sinisa.

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