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“L’assedio”, prova del Nove per Daria Bignardi

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Daria Bignardi torna in tivù e fa quello che le riesce meglio, raccontare l’attualità. “L’assedio”, il nuovo talk-show sul canale Nove.

Daria Bignardi e Beppe Severgnini (Getty Images)

Daria Bignardi torna in tivù dopo quattro anni e sembra che il tempo, fra un romanzo scritto e vari impegni personali e professionali, non sia passato. Lasciata alle spalle l’esperienza come direttore di rete di Raitre, torna a fare quello per cui sembra essere nata: raccontare la cronaca e l’attualità attraverso i talk-show.

Lei, a suo modo, è sempre stata un’avanguardista: lo conferma la volontà di cimentarsi alla conduzione di un reality show quando ancora in Italia non l’aveva mai fatto nessuno, celeberrima – a tal proposito – l’imitazione che Paola Cortellesi le faceva agli inizi del Duemila dalla Gialappa’s Band. Poi è fiorita, definitivamente, grazie agli anni a La7, con le “Invasioni Barbariche”, dove ha reinventato il modo e l’approccio dei talk-show: la birretta in diretta, il tavolo lungo al centro dello studio, i continui stacchi sul pubblico e i tanti volti noti che si prestano alle sue interviste scomode erano, sono e resteranno, un suo marchio di fabbrica.

Daria Bignardi, “L’assedio” per tornare alle interviste ‘barbariche’ e sferzanti che l’hanno resa celebre

Tornano le interviste ‘barbariche’ di Daria Bignardi (Getty Images)

Nel tempo questo format si è evoluto e, dopo un periodo di stop, torna – in versione restaurata, ma non troppo – sul Nove: cambia nome, “L’assedio”, lasciando la sostanza. L’iter televisivo della nuova trasmissione targata Bignardi è sempre quello: ospite in studio, alla portata del pubblico, che si racconta a lei (tutt’altro che permissiva) fra una domanda pungente e l’altra.

La capacità della Bignardi, infatti, se possibile, è proprio quella di fare spettacolo e ascolti agendo per sottrazione: in un’atmosfera minimal, dunque, si compie il tutto. Basando l’intrattenimento sulla forza del dialogo, la Bignardi – sempre incalzante e mai doma – riesce a tirar fuori l’inedito e l’inaspettato da ogni persona. Si veda l’approccio scanzonato e bonario, poi passato a tagliente e sferzante, con la Littizzetto quando parlano di televisione e “Che tempo che fa”: “Era meglio che restasse su Raitre, ma queste son cose nostre”.

E infatti Daria Bignardi racconta ‘le cose loro’, ovvero le disavventure e peripezie meno conosciute dei volti noti: chiedere al sindaco di Milano, Beppe Sala, arrivato in studio convinto di partecipare ad un’intervista classica per poi ritrovarsi con indosso marsupio e occhiali a specchio per non passare da “Radical chic”. E poi ci sono le incursioni di Luca Bottura, che racconta la politica e la cronaca in maniera analitica, frizzante ed ironica – vedasi il confronto Renzi-Salvini –, e le interviste alla gente comune per parlare di costume, società e tendenze. “L’assedio” è un fritto misto di abilità e competenze che rimodula l’usato sicuro televisivo per plasmarlo alla modernità. Un esperimento riuscito anche se, con la Bignardi in prima linea e nella sua comfort zone, i rischi erano alquanto ridotti.

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