“Watchmen”, dal 21 ottobre su Sky la nuova serie ispirata al fumetto

Il 21 ottobre arriva “Watchmen” su Sky. La nuova serie targata Damon Lindelof, ispirata all’omonimo fumetto.

Damon Lindelof con parte del cast di “Watchmen” (Getty Images)

Damon Lindelof l’ha fatto di nuovo, il creatore di Lost e The leftovers – spariti nel nulla, in preda all’ispirazione, ha creato l’ennesimo contenuto con cui ‘giocare’ a fare la divinità trasformandosi nel destino di ignari personaggi che cambiano e si evolvono a seconda del suo volere.

Questo, fondamentalmente, è alla base di “Watchmen”: cambiare connotazione e contesto sociopolitico all’America, sparigliando non poco le carte. Infatti, il 21 ottobre – data di uscita su Sky in contemporanea con gli Stati Uniti – si partirà da Tulsa, cittadina immaginaria dell’Oklahoma, immersa nel caos. Atmosfere al limite della legalità in cui operano la detective Angela Bar, che prende le fattezze del premio Oscar Regina King, il capo della polizia Judd Crawford per il quale si è scelto il più noto Don Johnson di Miami Vice, e Laurie Blake agente FBI scaltra e disillusa.

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“Watchmen”: David Lindelof mischia le carte, fra passato, presente e futuro dei personaggi

Don Johnson e Regina King (Getty Images)

In questo panorama, per essere eroi, basta arrivare vivi alla fine del mese: i superpoteri sono coraggio e scaltrezza, per farsi largo in mezzo alle trappole della quotidianità. Il principale espediente è l’asse temporale, che viene spostato di continuo per disorientare volutamente lo spettatore alla ricerca spasmodica di una logicità che troverà il suo corso col passare degli episodi.

Lindelof non ha scartato completamente l’universo delle graphic novel da cui “Watchmen” proviene per poter guardare ai puristi con complicità, tanto basta per ribadire d’esser in pace con sé stesso e con gli altri: l’intento non è cambiare tutto all’interno di meccanismi già conosciuti, bensì garantire il proprio tocco – e il creatore di Lost in questo è maestro – nel mare magnum di possibilità e registri scenici.

Se dovessimo collocare l’ultima creatura di Lindelof, andrebbe senza remore fra il “superhero” e il “drama”, con qualche riserva su quest’ultima categoria: in più d’un occasione, infatti, drama è sinonimo di thriller. Questo per ribadire, una volta di più, che in “Watchmen” l’action conta tanto quanto il pathos. E viceversa.

Un perfetto gioco di prospettiva invita il pubblico a godersi nove puntate in cui nulla sarà scontato: in un universo posposto di trent’anni, rispetto a quello definito sul grande schermo da Alan Moore e Dave Gibbson nel 2009, in cui assisteremo a cambiamenti determinanti per ciascun personaggio che presteranno il fianco a continui imprevisti da dover fronteggiare. Forse l’espediente più bello e dirimente, in quest’ultimo lavoro seriale, è proprio l’evoluzione costante che si risolverà in un imprescindibile catarsi collettiva.

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