Naufragio Lampedusa, corpi in fondo al mare. C’è anche un neonato abbracciato alla mamma

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Brutta notizia che arriva da Lampedusa. Purtroppo i sommozzatori della Guardia costiera hanno individuato a 60 metri di profondità il relitto del barchino affondato e parte delle persone ancora disperse.

 

 

E’ il quotidiano on line La Repubblica, ad andare nel dettaglio in questa dolorosa vicenda: “Il neonato è ancora lì, in fondo al mare, abbracciato alla sua giovanissima mamma. I sommozzatori della Guardia costiera di Lampedusa hanno localizzato il barchino affondato lunedì scorso a sei miglia da Lampedusa e attorno dodici dei diciassette corpi ancora dispersi. E non è escluso che attorno ce ne siano ancora.”

La barchetta  si trova a 60 metri di profondità e dopo giorni di lavoro incessante di tutti i nuclei sommozzatori disponibili guidati dal comandante Raiteri, i cadaveri sono stati ripresi dal robot sottomarino a comando remoto della Guardia costiera.

“Per il recupero di tutti i corpi – continua  Repubblica” – che naturalmente sono in condizioni pietose, occorreranno diversi giorni ma già da domani i sommozzatori si metteranno al lavoro per accelerare i tempi approfittando del fattore tempo.”

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E’ una triste storia datata  7 ottobre e la barca era a pochi chilometri dall’isola  di Lampedusa quando, dopo aver dato chiamato i soccorsi, alla vista delle motovedette giunte sul posto, alcuni degli stranieri a bordo iniziarono ad agitarsi provocando il ribaltamento e il rapido affondamento del barchino che era rimasto senza carburante e stava imbarcando acqua.

Tredici i corpi senza vita  recuperati, tutte di giovani donne di origine ivoriana ( e tra loro una bambina di dodici anni), ventidue i superstiti. La guardia costiera non ha mai rinunciato alla ricerca dei corpi nonostante i primissimi giorni dopo il naufragio le condizioni meteo fossero proibitive. Appena il mare lo ha consentito i sommozzatori sono tornati in acqua e stamattina sono riusciti ad individuare il relitto.

“Ci abbiamo creduto fino alla fine – dice il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella che coordina le indagini – La Guardia costiera ci ha creduto e non ha mai mollato. Il barchino è stato individuato grazie a un sonar a quelle profondità i sommozzatori possono stare davvero pochi minuti”

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