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Vincenzo Mollica, l’uomo che ha reso il racconto giornalistico alla portata di tutti

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Vincenzo Mollica, giornalista e volto storico della Rai, il 27 gennaio del 2020 andrà in pensione. Potrebbe purtroppo saltare Sanremo. Si attendono sorprese.

Vincenzo Mollica intervista Vasco Rossi (Getty Images)

Che quella sua voce squillante un giorno non l’avremmo più sentita, nell’edizione delle 20, sul tg del primo canale, lo sapevamo. Forse l’abbiamo sempre saputo, ma non eravamo – e non siamo – pronti ad accettarlo. Vincenzo Mollica, giornalista e scrittore, a fine gennaio andrà in pensione: un traguardo ambito, per chi sul lavoro ha sempre fatto la differenza come lui, dopo tanti anni (quaranta) di carriera è giusto e doveroso godersi il meritato riposo.

Anche se, lo sappiamo, quelli come lui non staccano mai: coloro che hanno scelto un lavoro facendolo diventare la propria missione e Mollica, col giornalismo, ha sempre avuto un rapporto intimo e viscerale che gli ha permesso, con garbo e gentilezza, di scovare dei lati inediti in ogni argomento. Lo spettacolo, un eterno ritorno di medesimi meccanismi, assume – col suo racconto – sempre tratti nuovi: sarà per questo che le più amate personalità italiane e internazionali (tranne Bob Dylan e Mina) si son fatte intervistare soltanto da lui. Poi vanno anche dagli altri, ma prima c’è Mollica.

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Vincenzo Mollica, a gennaio in pensione: salta Sanremo (forse)

Vincenzo Mollica nel suo studio (Twitter)

Una tradizione portata avanti nel tempo, lo stesso a cui ci si deve arrendere oggi. Dobbiamo abituarci all’idea che sul balconcino di Sanremo – celebre apripista della kermesse canora – potremmo non vederlo più già dall’edizione numero Settanta. E poco importa se Fiorello, tra gli altri, ha provato a fermarlo questo tempo: “Senza Mollica non è Sanremo”, lanciando l’hashtag #NoMollicaNoParty.

C’è chi spera in un contratto di consulenza esterna, per vederlo almeno un’ultima volta nella città dei fiori prima del meritato congedo. Ma il punto non è un Festival, la verità è che percepiamo nettamente quanto i tempi – per rimanere sull’asse cronologico – stiano cambiando: ormai ci stiamo abituando ad un giornalismo più immediato e sempre meno analitico. Meno garbato e più istintivo.

Mollica era, e resta, il ritratto gentile di un’epoca in cui alle parole gli si dava importanza e non si relegavano a patrimonio da spendere adeguatamente dentro ad un post: nel corso di un’intervista, Mollica tira fuori sogni, ambizioni e propositi di un periodo storico. Quasi nessuno, ci riesce più. Perchè selezioniamo poco e puntiamo al titolo del giorno dopo: la frase ad effetto, una rivelazione sconvolgente.

Mollica è in grado, con pacatezza e profondità, di creare l’effetto al termine di una conversazione articolata che può durare anche un quarto d’ora, ma mette l’interlocutore a proprio agio perchè scarna da qualsiasi remora o vincolo. Inoltre, il giornalista – come ha rivelato al Corriere – cerca sempre il lato migliore delle persone: “Non da pirata, ma da cronista, con la benda sull’ultimo occhio che mi rimane. Evito di avvicinare chi non mi piace”.

Per fortuna, si sono avvicinati moltissimi al suo microfono: da Federico Fellini a De Andrè, fino a Hugo Pratt, Roberto Benigni e Monica Bellucci. Un elenco vastissimo di volti noti che si sono lasciati andare dinnanzi alla sua professionalità ed educazione per rivelare qualcosa di sé stessi. La conversazione più clamorosa – racconta sempre al Corriere, nell’unica intervista che ha rilasciato al collega Stefano Lorenzetto – è stata quella con Diane Keaton: “Mi ricevette dopo tre ore. Stremato, le chiesi di potermi servire al buffet. Fece portare il tè e prese a raccontarmi della sua relazione con Woody Allen, di cui non aveva mai parlato. Per fortuna l’operatore filmò l’intera conversazione. Alla fine mi alzai per salutare. “E l’intervista?”, si stupì lei. Ha già detto tutto, risposi. “In effetti è la migliore che ho dato oggi. Può usarla. Ma non mostri troppi pasticcini”.

Uno dei tanti aneddoti di una carriera bellissima. Determinante, nel suo percorso, la figura di Enzo Biagi: Quello che so, lo devo a lui. Era uno specialista nell’insegnarti senza insegnare. Il primo incarico fu intervistare Paulette Goddard. Mi diede un numero di telefono. Rispose una donna, credevo fosse la colf: “Di che vorrebbe parlare con la signora Goddard?”. E io: di Tempi moderni, di Charlie Chaplin. Chiacchierammo per un po’. Alla fine m’impietrì: “Non do interviste, il signor Biagi lo sa”. Andai da Enzo con le orecchie basse: è stata lei a fare il terzo grado a me, dice che non parla con i giornalisti e che la cosa ti è nota. “Certo”, rispose Biagi, “ma nelle interviste bisogna cominciare da Dio. A scendere si fa sempre in tempo”.

Vincenzo Mollica, giornalista e scrittore: una vita in Rai dedicata allo spettacolo

Scriverà questo ed altri siparietti in un libro, forse, che raccoglierà la sua esperienza lavorativa ma non bisogna ricordarglielo troppo spesso: “Me lo hanno chiesto molti editori. Prima che mi dimentichi tutto, lo farò. Sarà un libro di pagine bianche”. L’ironia è un’altra grande dote di Vincenzo, la stessa che gli ha permesso (nel recente passato) di coltivare la passione per gli aforismi: ne crea moltissimi ogni giorno, tutti racchiusi nella sua ultima fatica letteraria “Scritto a mano, pensato a piedi”.

67 libri scritti (tre più di Vespa), fra le altre cose, che raccontano uno stile, delle suggestioni e qualche meccanismo ignoto del mestiere di cronista. Tanto ambito, quanto complesso. Vincenzo Mollica, sia su carta che in video, fa sembrare tutto così semplice. La difficoltà insormontabile, però, dall’anno prossimo ce l’avrà chi prenderà – formalmente – il suo posto. Oltre a noi, telespettatori e amanti del suo modus operandi, che dovremo abituarci alla sua assenza: non ci resta che cercare di colmarla con uno dei suoi detti, aspettando il prossimo Sanremo. Perchè almeno ad un congedo come si deve, nella manifestazione che per sua stessa ammissione “unifica l’Italia”, non vogliamo rinunciare.

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