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Cronaca nera, Pietro Maso sul Nove: pioggia di critiche alla rete

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:41
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“Io ho ucciso”, la cronaca nera arriva sul Nove col racconto dell’omicidio commesso da Pietro Maso ai genitori 28 anni fa. La trasmissione è stata oggetto di critiche.

Pietro Maso (Twitter)

La cronaca nera, ormai, fa parte del nostro universo collettivo non soltanto e perchè, purtroppo, i delitti sono all’ordine del giorno ma anche e soprattutto grazie all’hype – ovvero il seguito di pubblico televisivo – che le vicende criminologiche hanno. Da tempo, oltre al processo giudiziario (che ha sempre la sola ed unica valenza), si somma il racconto televisivo per via della morbosità presente in taluni talk-show che hanno ridotto l’efferatezza a mero spettacolo.

La cronaca nera attira spettatori, facendo leva sulla voglia di capire ed approfondire determinate vicende, ciascuna rete mette in piedi programmi di approfondimento che sezionano il macabro e lo analizzano: qualche volta a livello didascalico, nella maggior parte dei casi a livello terapeutico – diciamo così – dove spesso vien fuori un lato inedito del serial killer. Ogniqualvolta se ne ha l’occasione, viene intercettato e si dà spazio ad un’intervista rivelazione che potrebbe – e il più delle volte è così – lasciare interdetti gli ascoltatori imbrigliati in un limbo tra fiction e realtà, fra ribalta e retroscena.

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“Io ho ucciso”: Pietro Maso torna a parlare in tivù

“Nove” racconta la storia di Pietro Maso (Twitter)

La mannaia del pubblico e della critica non ha risparmiato nemmeno “Nove”, canale tematico della generalista che affronta di tanto in tanto le vicende oscure del nostro Paese: sconvolgente è stata la recente intervista a Pietro Maso, il ragazzo veneto che nell’aprile di 28 anni fa, infierì sui propri genitori ammazzandoli come bestie, munito di spranghe e padelle.

Una figura controversa che, nonostante quel che ha fatto, può deliberatamente tornare sull’argomento – rinfrancato da un microfono aperto – per scendere poi in dettagli ancor più scottanti: questo ha tenuto il pubblico incollato allo schermo, ma ha dato adito a più di qualche critica. Non fosse altro per la boria con cui l’uomo ha ammesso di volersi liberare dei genitori, spiegando minuziosamente passo dopo passo l’iter dell’efferatezza. C’è chi lo chiama realismo e chi esagerazione, la platea è divisa, ma i risultati di “Io ho ucciso” sono stati positivi perlomeno dal punto di vista dello Share.

Anche perché, nel corso del racconto, esperti psicologi hanno sottolineato: “La follia omicida di Maso non è altro che il tentativo, estremo, di sfogare una forma egocentrica non risolta. Al pari di un inetto, senza doti né qualità che sceglie di sviluppare forme di eccesso capaci di attirare l’attenzione del mondo esterno”. In tal caso, quindi, non ci sarebbe una profonda redenzione da parte dell’uomo che risulta, dopo quasi trent’anni, ancora poco credibile nel mostrare pentimento. Allora perchè lasciare che una persona del genere faccia un monologo televisivo dove spiega precisamente ogni emozione e suggestione che definisca quella scelleratezza? La domanda resta e se la fanno in molti, l’idea della rete televisiva rimane alternativa (seppur in passato già qualcun altro ci aveva provato, in primis Costanzo su Mediaset): “Io ho ucciso” ha svolto la sua funzione, creare coinvolgimento. Bisogna vedere a che prezzo.

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