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Toxoplasmosi in gravidanza: cos’è, i rischi per il feto e come curarla

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:11
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Toxoplasmosi in gravidanza: cos’è, come riconoscerla e quali rischi comporta al feto se contratta in gravidanza.I rimedi per curarla e la prevenzione

Toxoplasmosi in gravidanza, cos’è? (Istock Photos)

In gravidanza spesso si sente parlare di toxoplasmosi ma sappiamo davvero cos’è, come si trasmette questa infezione in gravidanza e perché è importante la prevenzione? Il rischio per le donne instato interessante di contrarre la toxoplasmosi è alta, specie se in casa si ha un gatto. Infatti la toxoplasmosi rappresenta un problema rilevante se viene contratta per la prima volta durante la gravidanza.
Cosa sappiamo, quindi,  davvero del toxolplasma in gravidanza? Cerchiamo di capire meglio cos’è, come viene contratta, gli alimenti a cui prestare attenzione in cucina e quali sono i sintomi associati a questa infezione. In ultimo cerchiamo di comprendere come curarla al meglio e come viene fatta una diagnosi accurata. I rischi per il feto e come intervenire prontamente per debellarla.

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Toxoplasmosi in gravidanza: cos’è e come avviene il contaggio

Toxoplasmosi in gravidanza, come avviene il contagio? (Istock Photos)

La Toxoplasmosi è un’infezione causata da un protozoo (microrganismo unicellulare): Toxoplasma gondii, un microrganismo che compie il suo ciclo vitale, estremamente complesso e diverso a seconda dell’ospite, solo all’interno delle cellule. Il parassita può infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta. Il Toxoplasma condii non si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un gatto o un altro animale infetto. La donna si può infettare mediante il contatto con animali infetti (soprattutto gatti) o ingerendo cibo crudo (soprattutto carne suina ed ovina cruda), contaminato dal parassita o dalle sue uova. Nell’uomo il toxoplasma è responsabile della toxoplasmosi, una malattia subdola che può causare aborti o ritardi mentali al feto.

Generalmente, il sistema immunitario di uomini e donne è in grado di evitare la malattia, ma in particolari condizioni di stress immunitario, tipiche, ad esempio, della gravidanza, dell’infezione da HIV o di terapie di immunosoppressione, il parassita può avere la meglio.
La toxoplasmosi è una parassitosi, è un’infezione causata dal Toxoplasma gondii che si trasmette generalmente a partire dai gatti e, poi, in maniera indiretta attraverso altri animali. Per l’uomo è quindi rischioso il consumo di carne cruda o di vegetali che possono essere contaminati da feci e non adeguatamente lavati.

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Si tratta di uno dei parassiti più diffusi al mondo. I rischi sono, tuttavia, limitati a condizioni di fragilità del sistema immunitario, mentre sono rilevanti per la donna in gravidanza in relazione agli effetti sul feto. Per ciò che riguarda il contagio, la toxoplasmosi può avvenire attraverso il gatto. Nello specifico, l’ospite definitivo di questo parassita è il gatto (in cui si svolge la riproduzione sessuata), mentre l’ospite intermedio può essere rappresentato da molti altri animali a sangue caldo, come uccelli, mosche, vermi o l’essere umano. Il gatto emette con le feci le cisti del parassita che vanno poi ad infettare gli organismi che prendono contatto con gli escrementi infetti. Il parassita entra così, tanto per citare un esempio, all’interno di un lombrico che a sua volta trasmette la toxoplasmosi ad un passero, successivamente catturato e mangiato da un gatto sano.Se questo gatto contrae rapporti con una donna in gravidanza è possibile che la signora venga colpita da toxoplasmosi. Tale contagio può per esempio avvenire durante carezze (prendendo contatto con la saliva del felino) o durante la pulitura della lettiera. Il rischio è maggiore se si viene in contatto con un gatto di campagna, soprattutto se anziano. Negli ultimi anni tale fattore di rischio è stato comunque ridimensionato ed i gatti non sono più considerati i principali responsabili del contagio. Esiste infatti anche la possibilità che le feci del gatto vengano deposte vicino ad erba o ad ortaggi destinati ad uso zootecnico. Se una mucca mangia tali alimenti contaminati il parassita può trovarsi nelle carni macellate e contagiare l’uomo (in molte aree del mondo il 10-30% delle carni di maiale, di ovini e di agnello contengono cisti di toxoplasma; molto meno frequente la presenza del parassita nelle carni di bue). Infine, anche se tale evenienza è rarissima, è possibile contrarre la malattia attraverso trasfusione di sangue e/o trapianti d’organo.

I sintomi della Toxoplasmosi nelle donne incinte

maternità e mesi di gravidanza Toxoplasmosi in gravidanza, i sintomi iStock Photos

I sintomi della toxoplasmosi si manifestano a distanza di un mese dall’infezione, ma in condizioni di difese immunitarie normali, il parassita viene tenuto sotto controllo anche per tutta la vita. Infatti in molte persone immunocompetenti la malattia è del tutto asintomatica e viene prontamente bloccata dal sistema immunitario. In soggetti immunodepressi i sintomi della malattia sono numerosi, dato che la toxoplasmosi può colpire reni, fegato, ossa, polmoni, sistema nervoso ed occhi. La forma frequente è quella linfoadenopatica, caratterizzata dalla contemporanea presenza di febbre non elevata, astenia, anoressia, esantemi.

Tra i principali sintomi si rilevano:

  • Dolori muscolari
  • Gonfiore dei linfonodi
  • Mal di testa
  • Febbre
  • Stanchezza
  • Mal di gola

Nelle donne incinte il parassita può passare al feto attraverso la placenta e provocare un aborto nelle prime settimane di gravidanza o problemi di ritardo mentale a carico del feto. La toxoplasmosi rappresenta dunque un importante elemento di cui tenere conto nell’ambito della salute materno-infantile.

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Toxoplasmosi in gravidanza: come si accerta la trasmissione dell’infezione al feto?

Toxoplasmosi in gravidanza, come si accerta la trasmissione al feto (Istock Photos)

La probabilità di trasmissione della toxoplasmosi al feto varia in funzione del periodo gestazionale in cui la madre ha contratto l’infezione: il rischio è basso all’inizio della gravidanza ed aumenta con il progredire del tempo. Al contrario, la gravità dei danni riportati dal figlio è tanto maggiore, quanto prima si verifica la trasmissione materno-fetale. Nei casi di infezione contratta entro il sesto mese di gestazione può verificarsi un aborto spontaneo, un parto prematuro oppure il feto alla nascita può presentare idrocefalo (o microcefalia) e calcificazioni intracraniche. A questi segni di carattere neurologico possono associarsi eruzioni cutanee, atrofia del nervo ottico, ittero, miocardite e polmonite. Le probabilità di trasmissione dell’infezione materna al feto aumentano man mano che la gravidanza progredisce: i bambini la cui mamma abbia contratto la toxoplasmosi dopo le 16-24 settimane di gestazione appaiono spesso normali alla nascita, anche se opportune indagini strumentali possono mettere in rilievo alcune anomalie. I feti contagiati nelle prime settimane di gravidanza, invece, sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi dell’infezione congenita: interruzione spontanea della gravidanza, idrocefalia, lesioni cerebrali che possono provocare ritardo mentale ed epilessia, ridotta capacità visiva che può portare fino alla cecità.

In caso di toxoplasmosi materna probabile ed accertata dal Toxo test, per sapere se effettivamente il Toxoplasma gondii ha oltrepassato la barriera placentare ed infettato il bambino è indicata l’esecuzione di un’amniocentesi (non prima della 15a settimana di gravidanza). Il campione di liquido amniotico prelevato durante l’indagine e sottoposto a PCR, permette di confermare l’eventuale presenza del DNA del parassita, quindi diagnosticare il contagio fetale. Dal monitoraggio ecografico, invece, possono risultare chiari i segni di danno fetale (calcificazioni intracraniche, idrocefalo, epatomegalia, ritardo di accrescimento intrauterino). Dopo la nascita, il sospetto di toxoplasmosi congenita è confermato essenzialmente da indagini sierologiche e dalla presenza di segni di malattia, i quali possono comparire anche a distanza di anni, soprattutto in assenza di terapia.

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Come prevenire la toxoplasmosi in gravidanza

alimentazione in gravidanza Toxoplasmosi in gravidanza, come prevenirla (istock Photos)

Ad oggi non esiste un vero e proprio vaccino contro la toxoplasmosi: non è quindi possibile garantirne la prevenzione assoluta. Ci sono però una serie di comportamenti e di pratiche che possono ridurre notevolmente il rischio di contrarre questa malattia. E’ fondamentale quindi, prevenire l’infezione prestando molta cura all’alimentazione. Infatti tra le principali fonti di infezione nelle donne gravide il consumo di carne poco cotta è risultato elevato. Dunque prestare attenzione alla cottura è il primo passo da intraprendere. Infatti i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione. È quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. La prevenzione della toxoplasmosi passa attraverso la cottura dei cibi che uccide il parassita, da osservare scrupolosamente in gravidanza. È opportuno evitare il consumo di carne cruda, soprattutto agnello, maiale e manzo, insaccati, salumi e carpacci. Stessa precauzione deve essere riservata ai vegetali, che devono essere cotti per evitare il rischio di infezione. Infatti un’altra importante fonte di contaminazione è rappresentata dalla manipolazione della terra degli orti e dei giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che, chi svolge attività di giardinaggio, si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente. Da tenere sempre presente pre prevenire la toxoplasmosi in gravidanza i punti di seguito elencati:

  • Tutti gli utensili che entrano in contatto con carne e vegetali crudi devono essere attentamente lavati
  • È importante evitare il contatto diretto con le feci dei gatti, nella pulizia della lettiera, assicurandosi di lavare bene le mani dopo ogni contatto con felini
  • Stessa precauzione deve essere osservata quando si fanno lavori di giardinaggio, il consiglio è di indossare guanti e lavare attentamente le mani subito dopo
  • È inoltre opportuno non bere latte crudo non pastorizzato e curare l’igiene dei bambini, sia in presenza di un felino domestico, sia quando giocano all’esterno
  • Chi possiede un gatto dovrebbe porre particolare attenzione alla sua alimentazione, evitando il consumo di carne cruda, prede animali e il contatto con gatti randagi
  • È necessario lavare la lettiera con acqua bollente, indossando guanti e mascherina, ed evitare che il gatto salga sui piani della cucina o sui tavoli dove si preparano e consumano i pasti
  • È bene ricordare che la presenza del parassita nel felino spesso non produce alcuna manifestazione osservabile nell’animale

Da ricordare che negli ultimi anni si è ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, alimentato con prodotti in scatola e la cui lettiera è cambiata tutti i giorni (le cisti del parassita si schiudono dopo tre giorni a temperatura ambiente e alta umidità). Il vero serbatoio della toxoplasmosi è invece rappresentato dai gatti randagi, che si infettano cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.

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Diagnosi e il Toxo-test in gravidanza

Gravidanza, sintomi alla 24 settimana Toxoplasmosi in gravidanza, diagnosi e toxo-test (iStock Photos)

Poiché la malattia è spesso asintomatica, idealmente sarebbe bene conoscere il proprio stato prima della gravidanza, e cioè sapere se nel proprio siero siano presenti gli anticorpi per la toxoplasmosi. Si tratta di un semplice esame del sangue: chiamato Toxo-test, permette di classificare le donne in tre classi: “protetta”, “suscettibile” o “a rischio”. In genere, il Toxo test viene consigliato all’inizio della gravidanza (o nella fase preconcezionale). La donna può risultare protetta all’infezione, suscettibile (priva di anticorpi anti-Toxoplasma) o a rischio di trasmetterla al feto (se la toxoplasmosi è stata contratta proprio durante la gravidanza).

  • Suscettibile: (IgG assenti, IgM assenti): indicano che la donna è priva di anticorpi anti-Toxoplasma, quindi non ha mai contratto l’infezione. Ciò significa che dovrebbe osservare scrupolosamente le norme igieniche finalizzate a prevenire l’infezione (non accarezzare animali selvatici o randagi, evitare la carne cruda e i salumi non cotti, lavare bene frutta e verdura ecc.) e deve ripetere il Toxo test ogni 30-40 giorni, fino al parto.
  • Pericolosa: (IgG assenti, IgM presenti): indicano che la donna non aveva mai contratto la toxoplasmosi in passato, ma nel momento dell’esame l’infezione acuta è in fase iniziale.
  • Pericolosa ma meno rischiosa: (IgG presenti, IgM presenti): sta ad indicare un’infezione ancora in atto o recente (avvenuta fino a 3-4 mesi prima).
  • Protetta: (IgM assenti, IgG presenti): significa che la donna ha già contratto la toxoplasmosi in passato, ma non ha un’infezione in corso. Pertanto, può stare tranquilla per tutti i nove mesi e non è necessario che ripeta il test, in quanto non ci sono rischi per il feto.

Se la condizione della donna non è nota prima della gravidanza, allora il Toxo-test deve essere prontamente eseguito durante la gravidanza, con la prima serie di esami del sangue entro le prime otto settimane di gestazione. Nella prima fase della malattia (quella pericolosa per il nascituro) vengono prodotte IgM, successivamente (in una fase meno rischiosa) gli anticorpi prodotti sono di classe IgG. la donna è protetta (ha gli IgG) il test non deve più essere ripetuto. Nel caso in cui invece la gestante sia “suscettibile“, e quindi non abbia gli IgG né gli IgM, deve eseguire almeno altri due controlli nel corso della gravidanza, a 20 e 36 settimane, per escludere la possibilità di essersi infettata e che quindi il bambino rischi di contrarre una toxoplasmosi congenita.

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Nel caso in cui il test dia come risultato la presenza di anticorpi IgM, l’infezione in gravidanza è comunque solo sospetta. Si procede quindi con test sierologici più sofisticati presso centri di riferimento di riconosciuta esperienza sia per accertare la diagnosi sia, eventualmente, per disegnare una terapia. Se l’infezione è confermata, il nascituro, anche se apparentemente sano, dovrà essere seguito per almeno tutto il primo anno di vita da un centro specializzato per poter escludere eventuali danni cerebrali e visivi che insorgano nei mesi successivi.

Toxoplasmosi: come intervenire in caso di contagio in gravidanza

Toxoplasmosi in gravidanza, come intervenire (Istock Photos)

Nel caso in cui la donna dovesse essere contagiata durante la gravidanza, è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico mirato. Con le attuali possibilità di trattamento, almeno il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visite pediatriche di routine. Solo attraverso indagini strumentali più raffinate possono essere rilevabili piccole anomalie a carico dell’occhio e dell’encefalo.

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