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Parlare di femminicidio: Gessica Notaro e Lucia Annibali spiegano come

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:26
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Torna in primo piano il dibattito sul femminicidio in seguito ad una discussa intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, sopravvissuta miracolosamente all’aggressione di un uomo, Lucia Annibali e Gessica Notaro spiegano quanto sia importante un linguaggio appropriato sul tema.

Si riaccende il dibattito sul femminicidio in televisione (Getty Images)

Il dibattito sul femminicidio è tornato d’attualità. Stavolta non soltanto per l’efferatezza dei gesti di cui è vittima un numero sempre maggiore di donne, ma anche in merito alla discussione sul tema. Come si affronta un argomento del genere dal punto di vista giornalistico?

La domanda è balzata in testa alle tendenze degli ultimi giorni, complice la chiacchierata intervista fatta da Bruno Vespa a Lucia Panigalli, sopravvissuta miracolosamente all’aggressione di un uomo – attualmente a piede libero – che dal carcere aveva tentato di assoldare un sicario per portare a termine quanto cominciato. Il giornalista, ora sotto accusa con due esposti da parte della Commissione disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti che ha avviato i primi accertamenti, è sembrato piuttosto indolente e superficiale nell’affrontare il dibattito con la donna negli studi televisivi del programma “Porta a Porta”.

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“Porta a Porta”: l’intervista di Vespa nell’occhio del ciclone

Gessica Notaro x Gattinoni (Getty Images)

Sotto la lente d’ingrandimento son finite frasi del tipo: “Beh, vi siete frequentati per 18 mesi, non pochi insomma”, oppure “Era così follemente innamorato di lei?”, fino all’inequivocabile “Se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe fatto”. Questa sequela di affermazioni, accompagnate da mugugni e risatine di sottofondo ha messo il conduttore in una posizione spiacevole e perciò personalità autorevoli sono tornate a sottolineare quanto sia importante adottare un linguaggio diverso che non lasci spazio ad insinuazioni.

Femminicidio e informazione: parola a Lucia Annibali e Gessica Notaro

Per prima è tornata sull’argomento Lucia Annibali, avvocato e deputata tra le fila del nuovo partito politico di Matteo Renzi “Italia Viva, sfregiata con l’acido nel 2013 da Rubin Talaban su ordine del suo ex fidanzato: “Il linguaggio è sempre stato un problema e continua ad esserlo, nonostante la presa di coscienza dello stesso Ordine dei Giornalisti che ha più volte approfondito il tema, stilando anche una lista di termini banditi. A livello di formazione però la strada è ancora molto lunga, ha detto.

Le ha fatto eco Gessica Notaro, Miss Romagna e personaggio televisivo, anch’ella sfregiata con l’acido dall’ex compagno Edson Tavares (condannato a 15 anni di reclusione nel 2017): “Credo che normalmente la mente umana fatichi a concepire una simile cattiveria. Razionalizzare che davvero un uomo possa provare tanto odio da uccidere una donna o ferirla è difficilissimo e sfugge alla comprensione, quindi il cervello si mette alla ricerca, anche involontariamente, di una spiegazione vagamente plausibile” e poi aggiunge: “Non credo sia una questione di maschilismo e capisco in parte chi usa termini come sembrava una persona mite e ben inserita nella società perché si parla di soggetti particolarmente abili a celare la propria vera identità. Sono manipolatori seriali che inizialmente mostrano il miglior volto, altrimenti nessuna cadrebbe nella loro trappola, e che in pubblico mantengono quella versione di sé, salvo poi a casa trasformarsi in mostri”, conclude.

Per questo poi si presta il fianco al fraintendimento: l’innescarsi di una serie di particolari che poco hanno a che fare col racconto giornalistico – scelte che si fanno, spesso, per rimpolpare il dibattito – può dare adito al luogo comune più becero e ad una sottovalutazione del tema che al contrario, in tal caso, è molto delicato ed andrebbe affrontato con i guanti. Non è la prima volta che queste donne, così conosciute per la propria integrità che le ha aiutate ad uscire dall’inferno in cui erano, tornano a parlare di terminologia e linguaggi. La violenza di genere si argina, innanzitutto, dandole un contesto preciso e una puntualizzazione che può derivare soltanto da una scelta appropriata di lessico e argomentazioni. Va ribadito forte e chiaro, non solo dinnanzi a dirette televisive discutibili, e loro l’hanno fatto nel modo migliore in assoluto: con la presenza e la disponibilità a coinvolgere sempre più persone su una tematica così controversa.

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