Parlare di femminicidio: Gessica Notaro e Lucia Annibali spiegano come

Come affrontare il tema del femminicidio in televisione (Getty Images)

Torna in primo piano il dibattito sul femminicidio in seguito ad una discussa intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, sopravvissuta miracolosamente all’aggressione di un uomo, Lucia Annibali e Gessica Notaro spiegano quanto sia importante un linguaggio appropriato sul tema.

Si riaccende il dibattito sul femminicidio in televisione (Getty Images)

Il dibattito sul femminicidio è tornato d’attualità. Stavolta non soltanto per l’efferatezza dei gesti di cui è vittima un numero sempre maggiore di donne, ma anche in merito alla discussione sul tema. Come si affronta un argomento del genere dal punto di vista giornalistico?

La domanda è balzata in testa alle tendenze degli ultimi giorni, complice la chiacchierata intervista fatta da Bruno Vespa a Lucia Panigalli, sopravvissuta miracolosamente all’aggressione di un uomo – attualmente a piede libero – che dal carcere aveva tentato di assoldare un sicario per portare a termine quanto cominciato. Il giornalista, ora sotto accusa con due esposti da parte della Commissione disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti che ha avviato i primi accertamenti, è sembrato piuttosto indolente e superficiale nell’affrontare il dibattito con la donna negli studi televisivi del programma “Porta a Porta”.

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“Porta a Porta”: l’intervista di Vespa nell’occhio del ciclone

Gessica Notaro x Gattinoni (Getty Images)

Sotto la lente d’ingrandimento son finite frasi del tipo: “Beh, vi siete frequentati per 18 mesi, non pochi insomma”, oppure “Era così follemente innamorato di lei?”, fino all’inequivocabile “Se avesse voluto ucciderla, l’avrebbe fatto”. Questa sequela di affermazioni, accompagnate da mugugni e risatine di sottofondo ha messo il conduttore in una posizione spiacevole e perciò personalità autorevoli sono tornate a sottolineare quanto sia importante adottare un linguaggio diverso che non lasci spazio ad insinuazioni.

Femminicidio e informazione: parola a Lucia Annibali e Gessica Notaro

Per prima è tornata sull’argomento Lucia Annibali, avvocato e deputata tra le fila del nuovo partito politico di Matteo Renzi “Italia Viva, sfregiata con l’acido nel 2013 da Rubin Talaban su ordine del suo ex fidanzato: “Il linguaggio è sempre stato un problema e continua ad esserlo, nonostante la presa di coscienza dello stesso Ordine dei Giornalisti che ha più volte approfondito il tema, stilando anche una lista di termini banditi. A livello di formazione però la strada è ancora molto lunga, ha detto.

Le ha fatto eco Gessica Notaro, Miss Romagna e personaggio televisivo, anch’ella sfregiata con l’acido dall’ex compagno Edson Tavares (condannato a 15 anni di reclusione nel 2017): “Credo che normalmente la mente umana fatichi a concepire una simile cattiveria. Razionalizzare che davvero un uomo possa provare tanto odio da uccidere una donna o ferirla è difficilissimo e sfugge alla comprensione, quindi il cervello si mette alla ricerca, anche involontariamente, di una spiegazione vagamente plausibile” e poi aggiunge: “Non credo sia una questione di maschilismo e capisco in parte chi usa termini come sembrava una persona mite e ben inserita nella società perché si parla di soggetti particolarmente abili a celare la propria vera identità. Sono manipolatori seriali che inizialmente mostrano il miglior volto, altrimenti nessuna cadrebbe nella loro trappola, e che in pubblico mantengono quella versione di sé, salvo poi a casa trasformarsi in mostri”, conclude.

Per questo poi si presta il fianco al fraintendimento: l’innescarsi di una serie di particolari che poco hanno a che fare col racconto giornalistico – scelte che si fanno, spesso, per rimpolpare il dibattito – può dare adito al luogo comune più becero e ad una sottovalutazione del tema che al contrario, in tal caso, è molto delicato ed andrebbe affrontato con i guanti. Non è la prima volta che queste donne, così conosciute per la propria integrità che le ha aiutate ad uscire dall’inferno in cui erano, tornano a parlare di terminologia e linguaggi. La violenza di genere si argina, innanzitutto, dandole un contesto preciso e una puntualizzazione che può derivare soltanto da una scelta appropriata di lessico e argomentazioni. Va ribadito forte e chiaro, non solo dinnanzi a dirette televisive discutibili, e loro l’hanno fatto nel modo migliore in assoluto: con la presenza e la disponibilità a coinvolgere sempre più persone su una tematica così controversa.

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