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“My Name is Michael Holbrook”: Mika torna con un nuovo album

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Mika sta per uscire col suo ultimo lavoro discografico, il 4 ottobre arriva ‘My Name is Michael Holbrook’: un concept album in cui il cantante fa pace con i suoi tormenti.

Mika durante un live (Getty Images)

Michael Holbrook, meglio conosciuto come Mika: due facce della stessa medaglia, una capovolta rispetto all’altra ed è proprio dalle ombre che il cantautore libanese naturalizzato in Britannia è voluto ripartire. L’abbiamo lasciato lontano dai radar per un po’, tempo che ha speso nella sua terra natia per cercare l’ispirazione e anche un pizzico di sé stesso.

Ha trovato entrambe le cose, mutate in un nuovo album che rispecchia l’indagine introspettiva condotta da Mika in questi mesi: è partito dalle sue radici per riscoprirsi e riscoprire qualcosa di nuovo da condividere. “Non avevo più niente da dire, così mi sono buttato verso l’ignoto”, ha detto.

L’ignoto che si tramuta in verità incontrovertibile, scopriremo di più il 4 ottobre 2019 – data d’uscita del nuovo lavoro – che si colloca nel vissuto di Mika e i suoi fan come una sorta di epifania: l’uomo si distacca dalla popstar, per poi ricongiungersene, al fine di ritrovare un nuovo legame con lo show e con il pubblico.

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Mika, il nuovo album è una rivelazione: “Tutto è partito da un cimitero della Georgia”

Michael Holbrook, alias Mika (Getty Images)

Tutto è cominciato due anni fa, in un cimitero della Georgia, lì è arrivata la ‘rivelazione’, racconta Mika in un’accorata intervista a Vanity Fair: “Per me l’ignoto è la famiglia di mio padre. Vedere il mio nome su tutte quelle tombe mi ha esaltato, è stato bello conoscere quel pezzo della mia identità ancora inesplorato. Ho sentito il bisogno di difendere le mie radici e ho cominciato a scrivere: My Name is Michael Holbrook, I was born in 1983. Mi chiamo Michael Holbrook, sono nato nel 1983″.

La famiglia, un cordone ombelicale dal quale Michael non si è mai staccato del tutto ed è costretto a fare ancora i conti con evidenti cicatrici, che ha ricucito – col favore del tempo – grazie alle note: “Avevo sette anni. Mio padre, consulente finanziario, era stato preso in ostaggio in Kuwait nell’ambasciata americana. È tornato sette mesi dopo, completamente cambiato. Prima era papà, poi era Mike: non riuscivamo più a chiamarlo papà, quell’uomo magro con la barba, che aveva vissuto cose fortissime, noi figli non lo riconoscevamo più». Quel trauma coincise con «un tracollo economico, abbiamo perso la casa, con i creditori che venivano a pignorarci i mobili. Così ci siamo trasferiti a Londra dove abbiamo vissuto in un bed and breakfast per due anni. Dovevamo ricostruire la nostra vita da zero. È in quel momento che tutti i miei problemi esplodono, su tutti la dislessia, e poi l’insegnante violenta e l’espulsione da scuola”, rivela il cantante.

Successivamente l’idea della madre di far fruttare il suo talento, alquanto precoce, a livello musicale: “Mia madre viene da me e mi dice: ok, adesso tu vai a lavorare; o sarai un fallimento totale o un grande successo; se fallisci, uno come te non può che finire in prigione. Non so perché lo diceva, oggi può sembrare una frase buffa, ma è stata l’ossessione della mia vita. Lo spauracchio del fallimento ha cominciato a perseguitarmi da quando ero bambino. Mia madre mi mette sotto con il canto: quattro ore di esercizio al giorno. Non voleva la popstar: per me voleva il successo, che per lei significa coltivare un talento creativo, trovare soddisfazione nell’espressione artistica, che è come un superpotere che nessuno può toglierti e che ti dà la vera libertà. Ma la mia nuova vita di allenamento costante mi ha allontanato ancora di più da mio padre. Perché a quel punto ero diventato un progetto: il progetto di mia madre”.

Michael Holbrook: “Ho fatto pace con me stesso e il mio passato, non posso stare senza musica”

L’idea di essere solo un ‘mezzo’ per un fine assillava Michael che, a quel punto, ha iniziato a chiedersi se la musica fosse la sua vera strada oppure si trattasse solo di un espediente per sopravvivere: “Mia madre accettava lavori in tutta Europa, anche quando non ci venivano pagati il viaggio e l’albergo. E così io, lei e le mie sorelle Jasmine e Paloma ci trovavamo a dormire nella nostra vecchia Toyota Previa, fuori dal teatro in cui avrei dovuto esibirmi. Il progetto Mika è stato uno sforzo collettivo, di tutta la famiglia. Una pressione fortissima, che sento ancora oggi, ogni giorno della mia vita. Mia sorella Paloma, per esempio, avrebbe sempre voluto fare l’attrice, ma non ha mai potuto farlo perché è nata con una semi paralisi alla parte sinistra del corpo. Per lei sono un punto d’orgoglio ma anche motivo di tristezza”.

Per questo, Mika le ha dedicato una canzone all’interno del nuovo progetto. Ci saranno dei momenti in cui sentiremo anche la voce di alcuni membri della famiglia. Dunque ‘casa Mika’ non è più soltanto un format, ma un lato oscuro ai più entro cui Michael ci condurrà con la delicatezza di un Cicerone affranto e scanzonato per dimostrarci che non si è mai rassegnato. Si era, soltanto, momentaneamente smarrito in una foresta di emozioni, simboli e suggestioni, la stessa in cui ci ritroveremo – nostro malgrado – ascoltando le sue note: “Ho fatto pace con gli ultimi 12 anni. Perché l’unico modo che conosco per vivere ed esprimermi è creare musica, scrivere, esibirmi. Senza questo non esisto”, ha concluso il cantautore. L’appuntamento è tra qualche settimana, quando Mika tornerà per mettersi a nudo attraverso l’armonia di un arpeggio sbagliato e l’acuto strozzato dall’ennesima emozione.

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