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Elena Santarelli sul suicidio dello zio: “Si è battuto per una legge”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:03
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Elena Santarelli parla del suicidio dello zio di qualche giorno fa e rivela: “Si è battuto per una legge sui disabili”

elena santarelli sfogo su instagram
Elena Santarelli

Qualche giorno fa Elena Santarelli, e tutta la sua famiglia, è stata colpita da un grave lutto: suo zio ha deciso di togliersi la vita. Dopo l’avvenimento la showgirl ha deciso di condividere una lettera che lui gli aveva lasciato.

Ma solo oggi ha rivelato di averla condivisa per volere del defunto: “In un passaggio diceva: fate qualcosa sui giornali. Ho chiesto il permesso a zia, la sorella di mamma. Si sono battuti tutta la vita per una legge che aiutasse chi deve convivere per sempre con una persona con gravi disabilità. Daniela è nata nel 1982, la Prader Willi non si conosceva. Nel ’94 andò in pensione anticipata e divenne caregiver (chi vive assistendo un parente). Era l’ombra di Daniela. Non può stare sola neanche un minuto.”

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Elena Santarelli: il messaggio di protesta per la politica

elena santarelli

Lo scopo dello zio di Elena Santarelli era quello di portare alla luce una situazione non semplice, come quella dei care-givers, che in Italia non hanno il supporto statale e politico di cui avrebbero bisogno.

Lui ando in pensione nel 94’ ed inizio a prendersi cura di sua figlia Daniela (diventando così un caregiver, chi vive assistendo un parente) tuttavia quando ha scoperto di essere affetto dal Morbo di Parkinson la sua forza di vivere inizia ad affievolirsi ed inizia a pensare di essere un peso per la sua famiglia.

Fu così che lo Zio decide di togliersi la vita come gesto di grande amore nei confronti delle persone a cui lui teneva maggiormente. Un gesto che si fa portatore di un messaggio importante, da rivolgere all’intera classe politica, come spiega la Santarelli: “Zia si batte da anni per la legge sui Caregiver: quella di febbraio è tutto fumo e niente arrosto. Il problema non è solo economico. Si sentono lasciati soli dallo Stato. Non ci sono abbastanza strutture adeguate che permettano ai genitori di respirare. Non c’è l’assistenza di una persona formata che viene a casa. Daniela ogni tanto può andare al Centro Armonia a Latina, sovvenzionato dalla Regione, ma c’è una lista di attesa imbarazzante. Se un caregiver non si cura viene logorato, lo stress può uccidere a livello cerebrale. Mia zia, come tanti altri genitori, è agli arresti domiciliari. Vivono in galera, senza vacanze né cene fuori.”

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