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Mangiare mirtilli ogni giorno migliora la salute del cuore

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Mangiare una tazza di mirtilli al giorno ridurrebbe i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università dell’East Anglia.

Fonte: Istock

È riconoscibile per la sua bella tonalità blu-nero e il suo sapore leggermente dolce e piccante: il mirtillo fa parte della famiglia dei frutti rossi, noti per le loro qualità nutrizionali. Vitamina C, fibre e soprattutto antiossidanti della famiglia di flavonoidi, polifenoli o antociani, tanto nutrienti quanto essenziali per il benessere soprattutto quello del cuore secondo questo recente studio.

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I mirtilli ed i benefici per il cuore

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Fonte foto: Istock

I ricercatori dell’Università di East Anglia (Inghilterra) spiegano in un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition che questo frutto, riduce il rischio di malattie cardiovascolari a patto che venga consumata una porzione giornaliera di 150 grammi.

Il team scientifico ha cercato di determinare se il consumo di mirtilli avesse o meno qualche effetto sulla sindrome metabolica, una patologia considerata “un vero flagello globale” dalla Federazione mondiale di cardiologia. La sindrome metabolica è causata da almeno tre dei seguenti fattori di rischio: ipertensione, glicemia alta, grasso corporeo in eccesso intorno alla vita, bassi livelli di colesterolo “buono” ed alti livelli di trigliceridi. In definitiva, tutti questi disturbi metabolici aumentano significativamente il rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiache e ictus.

Oltre al trattamento farmacologico, le persone affette da sindrome metabolica devono adottare un sano stile di vita, tra cui una dieta equilibrata ed aumentare il consumo di frutta e verdura, concentrandosi su alimenti ricchi di omega-3, ed evitando quelli ad alto contenuto di grassi saturi, oltre che limitare il consumo di sale). Tuttavia, i ricercatori affermano che “gli studi hanno dimostrato che le persone che consumano i mirtilli regolarmente hanno un rischio ridotto di sviluppare condizioni come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. Ciò può essere dovuto al fatto che i mirtilli sono ricchi di composti chiamati antociani, responsabili del colore rosso e blu dei frutti.

I ricercatori hanno quindi voluto scoprire se il consumo regolare di mirtilli avesse potuto o meno aiutare le persone a rischio di sviluppare tali condizioni. Hanno quindi studiato gli effetti del consumo giornaliero di questo frutto per sei mesi su 138 persone in sovrappeso o obese, di età compresa tra 50 e 75 anni, affette sindrome metabolica. Lo studio ha incluso l’esame dei benefici derivanti dall’assunzione di porzioni giornaliere, da 150 grammi (equivalenti a una tazza) e da 75 grammi. I partecipanti hanno consumato il mirtillo in forma liofilizzata e un altro gruppo ha ricevuto un’alternativa composta da colori e aromi artificiali.

“Abbiamo scoperto che consumare una tazza di mirtilli al giorno portava ad un miglioramento duraturo della funzionalità vascolare e della rigidità arteriosa, una differenza sufficiente a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari del 12-15%. “ spiegano i ricercatori.

Inaspettatamente i ricercatori non hanno evidenziato alcun beneficio derivante dal consumo di una dose giornaliera di 75 grammi di mirtilli in questo gruppo a rischio. Ciò suggerisce che sono necessarie maggiori assunzioni per migliorare la salute del cuore delle persone obese a rischio, rispetto alla popolazione generale.

In risposta a questi risultati, i ricercatori concludono che i mirtilli e anche altre bacche dovrebbero essere inclusi nelle diete alimentari per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, specialmente tra i gruppi a rischiocome persone ricoverate negli ospedali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie cardiovascolari, che sono un gruppo di disturbi che colpiscono il cuore e i vasi sanguigni, sono la principale causa di morte nel mondo: ogni anno muoiono sempre più persone a causa di questi disturbi, circa  17,7 milioni di morti ovvero il 31% della mortalità globale totale.

Fonte:www.santemagazine.fr

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