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“Trucco e bellezza nell’antichità”, curiosità dal passato

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“Trucco e bellezza nell’antichità” è il nuovo libro del make-up artist Rossano De Cesaris. Un viaggio all’indietro nel tempo nel mondo della cosmesi, ecco cosa racconta e alcune curiosità.

(Fonte: www.sillabe.it/it/saggistica/731-trucco-e-bellezza-nellantichita)

Il mondo del make-up è in continuo progresso ed evoluzione, ma la cura per la bellezza e il benessere del proprio corpo è antichissima. Lo racconta Rossano De Cesaris nel suo nuovo libro “Trucco e bellezza nell’antichità”, uscito nelle librerie il 4 Aprile di quest’anno. La ricerca della perfezione, racconta De Cesaris, è sempre stata una costante in ogni epoca.

Rossano De Cesaris è make-up artist, docente di trucco professionale e truccatore privato di moltissime star.

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“Trucco e bellezza nell’antichità”

(Fonte: www.sillabe.it/it/saggistica/731-trucco-e-bellezza-nellantichita)

Attraverso le pagine del suo libro, Rossano propone un viaggio nel tempo: racconterà della scoperta del mondo della cosmesi, dell’evoluzione di tecniche e prodotti, e dei segreti beauty delle nostre antenate. In poco più di cento pagine sono raccolte curiosità sulle icone di bellezza passate, provenienti da sette civiltà diverse. Si scopre, per esempio, che Cleopatra oltre all’occhio perfettamente delineato (ormai iconico), indossava smalto color ruggine; sembra anche che Poppea, la figlia di Nerone, conservasse la sua pelle candida e vellutata facendo lunghi bagni nel latte d’asina. Ma in “Trucco e bellezza dell’antichità” non si parla solo di donne: infatti Rossano racconta anche della depilazione maschile, praticata già ai tempi della Roma Imperiale; pare che Cesare e Augusto siano stati tra i primi a praticarla, depilandosi le gambe con gusci di noce incandescenti. Altri paladini della depilazione sono stati gli antichi egizi, aggiunge De Cesaris: “Nell’antico Egitto gli uomini si radevano quotidianamente. La barba incolta era associata a uomini di bassa estrazione sociale oppure a condizioni di vita particolari, come il lutto o un forte disagio emotivo. Vi erano molti barbieri disponibili e peraltro i corredi personali includevano diversi tipi di rasoi, forbici e pinzette”.

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Curiosità dal libro di Rossano De Cesaris

(Fonte: www.sillabe.it/it/saggistica/731-trucco-e-bellezza-nellantichita)

Molte delle “ultime” tenenza beauty erano in realtà in voga già secoli fa. Lo racconta Rossano De Cesaris, all’interno dell’articolo riportato da ANSA.it

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Le labbra rosse erano un elemento fondamentale per il trucco di ogni donna cretese e micenea, ancora di più per le sacerdotesse. Aggiunge Rossano: “Erano in nuance con i capezzoli, anch’essi tinti di rosso ed esposti alla pubblica vista. Il pigmento veniva estratto da un mollusco, il “murice spinoso”, e mischiato al gesso per colorare le guance”.

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L’ideale di bellezza per la civiltà greca era la pelle candida: le donne greche ottenevano questo risultato spargendosi sul viso lo psimuthion, il bianco di biacca, uno dei prodotti cosmetici più diffusi nell’antica Grecia. “La polvere bianca della biacca, sebbene altamente tossica e che portava a un lento e progressivo avvelenamento del sangue, risultava molto coprente e conferiva all’incarnato un aspetto ceruleo, nascondendo gli inestetismi e uniformando la colorazione della pelle. Perfetta per ostentare un incarnato pallido, simbolo di virtù e di purezza”, sottolinea De Cesaris.

Anche a Roma le donne ricorrevano all’uso di un “fondotinta” per schiarire la pelle del proprio viso, colorando solo le guance applicando polvere di ematite, di fucus o di ocra rossa. Le sopracciglia delle donne romane venivano modellate utilizzando delle pinzette, fino a renderle arrotondate e vicine tra loro (questa consuetudine era di moda anche nel mondo greco). Racconta De Cesaris: “Per evidenziare le sopracciglia venivano marcate con un bastoncino di carbone o con lo stoppino di lucerna; potevano essere utilizzati anche l’antimonio polverizzato, la fuliggine o una mina di piombo, sfumati successivamente con una leggera quantità di cenere”. Dettagli non trascurabili nella cura delle matrone romane erano le unghie, sempre ben tagliate e tinte con l’henné: “Alcuni tra gli smalti più in voga fra le matrone erano composti verosimilmente da grasso e sangue di pecora”.


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