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Mai più modelli anoressici nelle pubblicità italiane

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Mai più modelli anoressici nelle pubblicità italiane. C’è una nuova regola nel Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

NO anoressia (Fonte: Getty Images)

Non vedremo mai più modelli estetici anoressici nelle pubblicità italiane. Dal 9 Marzo 2019 è entrata in vigore una nuova regola nel Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. La regola è in realtà una modifica all’articolo 12 bis, e sancisce il “divieto di utilizzare, in pubblicità, immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare, nocivi per la salute”; è molto esplicito il richiamo alle “condizioni patologiche del comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia”.

La nuova regola, già in vigore, è stata annunciata dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria. L’articolo 12 bis del Codice IAP raccomanda “la comunicazione commerciale di prodotti o servizi suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente e, in generale, vieta il ricorso in pubblicità a rappresentazioni che possano indurre il pubblico a sottovalutare le regole di prudenza, o a ridurre il senso di vigilanza e responsabilità verso i pericoli”. Con le modifiche apportate il 9 Marzo, la norma include adesso anche le “rappresentazioni che richiamano palesemente condizioni patologiche del comportamento alimentare, come l’anoressia e la bulimia”.

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Modelle filippine (Fonte: Getty Images)

Modelli anoressici in pubblicità: parla lo I’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria

La decisione di modificare l’articolo, spiega l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, “nasce dalla consapevolezza degli operatori della comunicazione che i modelli estetici proposti dalla pubblicità possono in qualche misura condizionare soprattutto il pubblico dei più giovani nel perseguire determinati stili di vita e canoni estetici”. E’ stato infatti dimostrato che i modelli estetici pubblicizzati dai mass media, che spesso e volentieri esaltano l’importanza e bellezza di un fisico magro e asciutto, contribuiscono negativamente al diffondersi di disagi alimentari, sopratutto tra i componenti più giovani della popolazione italiana, fino a suggerire comportamenti pericolosi ai soggetti particolarmente predisposti a tali malattie. Da qui la decisione dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che ha dichiarato di assumersi “responsabilità da parte dell’Istituto, degli enti e degli operatori che ne fanno parte” e ha promesso che d’ora in poi darà “il proprio contributo a vigilare su questo nuovo fronte, attivando i propri meccanismi di sanzione laddove si riscontrino messaggi in contrasto con la nuova norma”.

Il segretario generale dello IAP, Vincenzo Guggino, ha definito la nuova regola pubblicitaria “un ulteriore passo avanti nella tutela del pubblico dei più giovani, obiettivo sempre perseguito dal codice IAP con norme specifiche, come l’articolo 11, che vieta tra l’altro di indurre ad adottare l’abitudine a comportamenti alimentari non equilibrati, o trascurare l’esigenza di seguire uno stile di vita sano. Impegno che ha portato, peraltro, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria a firmare già nel 2014, un protocollo con il Garante per l’infanzia e l’adolescenza”.

Anche Maria Rizzotti, vicepresidente dei senatori di Forza Italia, si è espressa in merito alla questione: “Trovo positiva la decisione dello IAP di dare lo stop a modelli e modelle estetici anoressici, ma non basta. Occorre che sia un medico ad attestare che le ragazze e i ragazzi siano in buona salute. Per questa ragione ho voluto arricchire il mio disegno di legge sui disturbi alimentari, in discussione in Commissione Sanità al Senato, recependo i suggerimenti arrivati nel corso delle numerose audizioni: le modelle e i modelli devono presentare il certificato medico attestante l’indice di massa corporea per lavorare nel campo della moda e della pubblicità. A decidere se una persona ha un disturbo della nutrizione può essere solo un medico e non un fotografo o un agente pubblicitari”.

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