Coriandolo: usi e proprietà della pianta di Carnevale

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(Istock)
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Semi di coriandolo (Istock)

Dai semi di coriandolo ai coriandoli di carta: origine, usi e proprietà di una pianta da riscoprire

Appartenente alla famiglia delle Ombrelliferae, il coriandolo è originario del Mediterraneo, largamente utilizzato nella cucina orientale. Viene infatti detto prezzemolo cinese, per via della somiglianza delle foglie al prezzemolo e usato come ingrediente fondamentale per fare il curry e il garam masala, famosa miscela di spezie tipica della cucina indiano-pakistana.

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La pianta di coriandolo ha un effetto digestivo, carminativo, antispasmodico ed è un ottimo rimedio naturale contro le coliche gassose e il senso di gonfiore in generale. Può combattere anche l’inappetenza. Tra gli usi più frequenti del coriandolo rientra la preparazione di decotti e tisane depurative, ma è anche interessante sapere che il coriandolo è una delle erbe medicinali detox, responsabili dell’eliminazione dei metalli pesanti contenuti nei cibi. Per questo motivo, l’effetto chelante del coriandolo favorisce la depurazione dell’organismo, in particolar modo attraverso l’eliminazione del mercurio, ma è efficace anche contro cadmio, alluminio e piombo. Consigliata l’assunzione con l’alga clorella.

Perché il coriandolo è uno dei simboli del Carnevale?

Il coriandolo è una pianta ben nota nella tradizione culinaria orientale e occidentale. Tuttavia è interessante ricordare che proprio l’utilizzo dei semi di coriandolo dà il nome a ciò che risulta essere una delle pratiche più caratteristiche e peculiari della festa popolare del Carnevale: il lancio dei coriandoli. L’origine delle abitudini che scandiscono il nostro calendario è, infatti, antica. È nel periodo del Carnevale che durante il 1500, i semi di coriandolo venivano glassati e, ricoperti di zucchero, lanciati in aria tra i carri e le sfilate in maschera (curiosa e forse non casuale la descrizione della “manna celeste” ricordata nel passo biblico del libro dell’Esodo, che la accosta proprio ai semi di coriandolo). Successivamente questi “confetti” ottenuti dai semi di coriandolo vengono sostituiti da pezzettini di gesso colorati per poi essere definitivamente rimpiazzati da cerchietti di carta colorati.

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È a Milano, nella seconda metà del 1800, che l’ingegnere Enrico Mangili, avvia il commercio dei “coriandoli” attualmente conosciuti, attraverso l’impiego del materiale di scarto proveniente dall’allevamento dei bachi da seta. Eppure, secondo un’intervista RAI del 1957, l’origine dei coriandoli apparterrebbe all’ingegnere triestino Ettore Fenderl, il quale, all’inizio del 1900, avrebbe sostituito il gesso con la carta colorata.

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